Economia | Politica monetaria

BCE, tra 3 mesi conosceremo il futuro del «quantitative easing»

Il programma di acquisti sta proseguendo al ritmo di 30 miliardi di euro al mese e onde evitare reazioni scomposte dei mercati l'istituzione tende a fornire con ampio anticipo i suoi orientamenti

Il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi
Il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi (ANSA)

FRANCOFORTE - Niente annunci dal Consiglio Bce di giugno sulla exit strategy dal programma di acquisti netti di titoli: secondo Bloomberg, che cita due fonti anonime dell'area euro, il direttorio si starebbe orientando ad attendere la riunione di luglio per rivelare cosa intenda fare dopo la scadenza del quantitative easing, attualmente prevista a fine settembre.
Il programma di acquisti sta proseguendo al ritmo di 30 miliardi di euro al mese e onde evitare reazioni scomposte dei mercati l'istituzione tende a fornire con ampio anticipo i suoi orientamenti sulle fasi successive.

I banchieri centrali vogliono avere un quadro chiaro
Il Consiglio direttivo previsto il 13 e 14 giugno, che si svolgerà in trasferta a Riga, in Lettonia, potrebbe rappresentare l'occasione appropriata visto che coinciderà con la pubblicazione delle nuove previsioni su economia e inflazione dei tecnici della Bce.
Ma secondo le fonti citate dall'agenzia finanziaria Usa, i banchieri centrali vogliono avere un quadro chiaro sulla congiuntura economica prima di annunciare decisioni. In particolare voglio appurare se l'apparente rallentamento dell'espansione del primo trimestre sia stato un fattore temporaneo e superato oppure no e il direttorio di giugno cadrebbe troppo presto per una valutazione di questo tipo. Quindi la partita sui sposterebbe alla riunione del 25 e 26 luglio, stavolta nella sede istituzionale di Francoforte.

Divergenze tra Draghi e Weidmann
Queste speculazioni, su cui la Bce non ha voluto commentare, potrebbero essere oggetto di domande nella conferenza stampa del presidente Mario Draghi la prossima settimana, giovedì, al termine del Consiglio del 25 e 26 aprile. Il banchiere centrale è stato presente in questi giorni a Washington, per partecipare alle assemblee primaverili di Fmi e Banca mondiale.
Eventi in cui si è potuta nuovamente evidenziare la divergenza di vedute tra lo stesso Draghi e il capofila della componente più intransigente del direttorio Bce, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann.

La crescita nell'area euro ha toccato il picco ciclico?
Nelle ultime settimane sono giunte indicazioni contrastanti dall'economia dell'area euro: positive dal mercato del lavoro, meno dalle indagini sulle imprese e dalla produzione dell'industria. Peraltro le ipotesi di guerra globale sui dazi potrebbero aver zavorrato il generale clima di fiducia. A Washington Draghi ha sollevato l'ipotesi che la crescita dell'area euro possa aver toccato ormai il picco ciclico. Ipotesi che rafforzerebbe l'idea di procedere una una uscita molto prudente e graduale dagli stimoli. Weidmann invece ha sminuito i segnali di rallentamento. L'euro ha chiuso la settimana in calo a 1,2286 dollari, dopo esser sceso ai minimi da circa 15 giorni.