20 settembre 2018
Aggiornato 01:00

Il monito di Moscovici: Italia punti alle riforme e rispetti le regole sui conti pubblici

Le parole del commissario europeo agli affari economici durante una audizione al Parlamento europeo
Il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici
Il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici (EPA/OLIVIER HOSLET)

ROMA - L’Italia deve puntare ad ottenere più crescita con le riforme e al tempo stesso a rispettare le regole sui conti pubblici che ha contribuito a creare, per riuscire a ridurre l’incidenza del debito pubblico che pesa sulle generazioni future. Lo ha affermato il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici durante una audizione al Parlamento europeo. «C’è un problema che sappiamo tutti che è la debolezza della produzione in Italia, che va affrontato e richiede riforme, sappiamo anche che il livello del debito è elevato e che per abbassarlo serve sia sostenere una crescita più forte, sia condurre politiche di bilancio che siano responsabili». Così il commissario ci ricorda, neanche tanto velatamente, che siamo sempre sotto il controllo di "mamma" Europa. «L’Italia – ha detto ancora – è un grade Paese e la terza economia dell’area euro, a breve di tutta l’Ue, un Paese fondatore dell’Ue e che quindi deve semplicemente applicare la regola comune che ha contribuito a forgiare, nella misura in cui consente di combattere il problema del debito che pesa sulle generazioni future».

Padoan parla di equità
A dargli ma forte anche il nostro ministro dell'Economia Pier Carlo padoan, che sottolinea invece il ruolo chiave dell'equità: «L’equità è un connotato essenziale per un buon sistema tributario», ha sottolineato intervenendo al consegno promosso dalla Guardia di Finanza sul nuovo manuale operativo per il contrasto all’evasione e alle frodi fiscali. Padoan ha indicato che non deve esserci tolleranza verso l’evasione e ha rilevato che «evasione ed elusione fiscale sono ugualmente rilevanti dal punto di vista economico» in quanto fanno salire «il carico fiscale e alterano la concorrenza».

Gennaio negativo per l’industria italiana 
Intanto, il nostro Paese ha registrato un brusco calo a gennaio nel comparto industria. Per il fatturato dell’industria si rileva, dopo tre mesi consecutivi di crescita, particolarmente marcata a dicembre, un calo congiunturale (-2,8%); nella media degli ultimi tre mesi, si registra, comunque, un incremento congiunturale del 2,1%. Anche per gli ordinativi, a gennaio si rileva una flessione congiunturale (-4,5%) che segue l’accelerazione registrata a dicembre 2017; la dinamica congiunturale degli ultimi tre mesi rimane tuttavia positiva (+1,7%). Lo ha reso noto l’Istat. La diminuzione congiunturale del fatturato a gennaio è pari a -2,8% sia sul mercato interno sia su quello estero. Anche gli ordinativi segnano decrementi su entrambi i mercati (-6,4% per il mercato interno e 1,9% per quello estero).

I numeri
Gli indici destagionalizzati del fatturato mostrano diminuzioni congiunturali diffuse in tutti i raggruppamenti principali di industrie, più rilevanti per i beni strumentali (-5,8%). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di gennaio 2017) il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 5,3%, con incrementi del 4,6% sul mercato interno e del 6,3% su quello estero. L’indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, dell’8,6%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi. Per il fatturato il settore che registra il maggiore incremento è quello della metallurgia (+13,2%); mentre l’unica variazione negativa nel comparto manifatturiero si rileva per i mezzi di trasporto (-1,9%). Nel confronto con il mese di gennaio 2017, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 9,6%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di macchinari (+16,6%).