20 ottobre 2018
Aggiornato 04:30

Draghi dipinge l'Europa dei sogni che non c'è (ma ammette 4 rischi)

Un quadro fortemente positivo quello dipinto dal presidente della Bce nella sua relazione sull’economia europea
Il presidente della Bce Mario Draghi
Il presidente della Bce Mario Draghi (Arne Dedert/dpa)

BRUXELLES - «La spinta della ripresa continua senza modifiche, basata sui consumi», mentre «gli investimenti sono superiori del 7% ai livelli pre-crisi e persino quelli nel settore dell’edilizia residenziale stanno finalmente riprendendo; non abbiamo visto questi tassi di crescita e livelli di investimenti da 10-15 anni». Comincia così, con questo quadro fortemente positivo, la relazione sull’economia europea che ha fatto il presidente della Bce Mario Draghi, secondo fonti Ue, davanti ai capi di Stato e di governo durante il Consiglio europeo a Bruxelles. Draghi ha aggiunto che nell’Ue ci sono oggi «7,8 milioni di posti di lavoro in più rispetto alla metà del 2013, nonostante un aumento del 2% nella forza lavoro, con la partecipazione di più donne e anziani». E tutto questo avviene «in una situazione in cui i debiti del settore privato stanno calando e i coefficienti di capitale delle banche in salute sono quasi del 50% più elevati che all’inizio della crisi», mentre i crediti deteriorati Npl «si sono ridotti di più del 30%».

Protezionismo e deregolamentazione finanzaria
Tuttavia, ha avvertito il presidente della Bce, ci sono «quattro rischi di medio termine, in gran parte esterni» all’Ue. Il primo è «il protezionismo commerciale», l’affidamento minore che si potrà fare sul multilateralismo, che è «il rischio oggi più grande, perché ha conseguenze dirette, comporta il rischio di rappresaglie e alla fine una perdita di fiducia» sui mercati. Il secondo è la «deregolamentazione finanziaria. Non vogliamo vedere di nuovo la combinazione di politica monetaria poco rigorosa e di ‘deregulation’ che abbiamo osservato prima della crisi», ha detto Draghi secondo le fonti.

Repricing e politiche di bilancio
Il terzo è il «repricing» degli asset, ovvero la caduta di valore degli attivi. «La turbolenza sui mercati negli Stati Uniti all’inizio dell’anno ha interessato solo le azioni ed è stata mitigata dall’economia forte», ha ricordato Draghi secondo le fonti, ma il rischio rimane, ha fatto capire, aggiungendo che «la nostra esposizione agli Stati Uniti è piuttosto alta: non siamo un’isola». Il quarto rischio, ha concluso Draghi, è quello delle politiche di bilancio, che «sono pro-cicliche negli Usa, ma anche nell’Ue, dove gli Stati membri stanno pianificando un’espansione della spesa».