10 dicembre 2018
Aggiornato 03:00

Banche, il nuovo piano Ue per ridurre i crediti deteriorati (e le due condizioni di Weidmann)

La Commissione europea annuncia un pacchetto di proposte per la prossima primavera
Il vicepresidente dell'esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis
Il vicepresidente dell'esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis (EPA/STEPHANIE LECOCQ)

BRUXELLES - La Commissione europea riporta nuovi cali dei crediti deteriorati nelle banche e annuncia un pacchetto di proposte per la prossima primavera, allo scopo di ridurli ulteriormente e impedirne nuovi accumuli. Ma soprattutto su quest'ultimo versante le proposte riguarderanno unicamente "i prestiti di nuova emissione", ha precisato il vicepresidente dell'esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis, durante una conferenza stampa di presentazione. Una puntualizzazione fornita anche alla luce dell'iniziativa che, in parallelo, sta portando avanti la Vigilanza Bce sullo stesso tema, che in Italia ha suscitato non poche polemiche. "Qui va fatta una netta distinzione - ha detto Dombrovskis - noi facciamo regole a carattere generale, il cosiddetto Pillar 1, quello che invece fa il Meccanismo unico di Vigilanza della Bce sono misure specifiche sulle singole banche, il Pillar 2, di recente hanno concluso una consultazione con le parti e ne stanno valutando i risultati".

Pillar 1 e PIllar 2
In realtà proprio questo aspetto dell'iniziativa della Vigilanza Bce è controverso. Sia il Consiglio che il Parlamento europeo, tramite i rispettivi servizi giuridici, hanno infatti contestato che l'addendum alle linee guida dell'istituzione sui Non performing loans finisce per configurare uno spingersi oltre il mandato, sconfinano appunto nelle regole a carattere generale (Pillar 1). Su questa polemica la Commissione non ha ancora preso posizione. Peraltro le misure ipotizzate dalla Bce riguarderebbero anche i prestiti già accesi che dovessero diventare "crediti deteriorati", e non unicamente i crediti di nuova emissione come nel pacchetto annunciato dalla Commissione.

4 settori
Nella sua prima relazione sui progressi compiuti nella riduzione dei crediti deteriorati, l'Ue riporta come la quota totale di questi ultimi sia scesa al 4,6% (secondo trimestre 2017), con una riduzione di circa un punto percentuale rispetto all'anno precedente e di un terzo dal quarto trimestre 2014. "I dati - si legge - dimostrano che la riduzione dei rischi si sta consolidando nel sistema bancario europeo e che sosterrà i progressi necessari per il completamento dell'Unione bancaria, che dovrebbero derivare, in parallelo, sia dalla riduzione che dalla condivisione dei rischi». Il pacchetto di proposte in primavera si concentrerà su quattro settori. Primo, le azioni di vigilanza; secondo, le riforme della disciplina in materia di ristrutturazione, di insolvenza e di recupero dei crediti; terzo, sviluppo di mercati secondari delle attività deteriorate; e, ultimo punto, promozione della ristrutturazione del sistema bancario. "Le azioni in questi settori dovrebbero essere a livello nazionale e a livello dell'Unione, ove opportuno".

Insolvenza delle imprese
La Commissione invita infine gli Stati membri e il Parlamento europeo a giungere rapidamente a un accordo sulla proposta della Commissione sull'insolvenza delle imprese. Presentata nel novembre 2016, questa misura aiuterebbe le imprese in difficoltà finanziarie a procedere precocemente a una ristrutturazione in modo da evitare il fallimento, rendendo così più efficienti le procedure in materia di insolvenza nell'Unione europea.

Le due condizioni di Weidmann
Intanto, si fa sentire anche il presidente della Bundesbank che pone due precondizioni alla garanzia europea sui depositi bancari, il passo che manca per completare l'Unione bancaria. La prima è che venga stabilito un limite ai possedimenti di titoli di Stato da parte delle banche. "In Europa - ha affermato Jens Weidmann aprendo una conferenza congiunta con il Fondo monetario internazionale a Francoforte - va eliminato il trattamento privilegiato dei titoli di Stato nei bilanci delle banche, in modo da evitare che sia un modo per far rientrare dalla finestra la mutualizzazione dei rischi sui debiti pubblici». Secondo il banchiere centrale tedesco "i crediti verso gli Stati non vanno trattati diversamente da quelli verso le imprese o i singoli». Dato che "come ci ha chiaramente ricordato la crisi dei debiti, il credito verso gli Stati non è privo di rischi".

Dubbi sulla garanzia sui depositi
L'idea di imporre dei limiti ai possedimenti di titoli di Stato da parte delle banche è stata da poco oggetto di un mancato accordo in sede di Comitato di Basilea, la costola della banca dei regolamenti internazionali dove vengono concordate queste norme. A più riprese diversi Paesi Ue e osservatori hanno avvertito che se l'Europa si autoimponesse da sola limitazioni più stringenti su questo versante finirebbe per creare uno svantaggio competitivo a carico delle sue banche rispetto alle altre. Weidmann non si è peraltro mostrato entusiasta dell'utilità stessa della garanzia europea sui depositi. Ha unicamente riconosciuto che "in teoria potrebbe" aumentare ulteriormente la fiducia che è stata rafforzata dai primi passi dell'Unione bancaria: la vigilanza unica e le regole armonizzate sulle risoluzioni delle crisi. E qui c'è la seconda precondizione: il sistema di assicurazione comune dei depositi non deve estendersi a problemi che già esistono. "Qualunque schema - ha detto - dovrebbe assicurare che non si vada a coprire perdite che si sono già prodotte, come sui crediti deteriorati nei bilanci delle banche. E che non incoraggi comportamenti imprudenti in futuro".