Economia | Paradisi fiscali

17 paradisi fiscali nella black list dell'Ecofin: ecco quali sono

I ministri delle Finanze dell'Ue, riuniti nel Consiglio Ecofin a Bruxelles, hanno approvato una lista nera di 17 paesi terzi considerati come "paradisi fiscali"

L'Ecofin ha stilato una black list contenente l'elenco dei 17 paradisi fiscali
L'Ecofin ha stilato una black list contenente l'elenco dei 17 paradisi fiscali (ANSA)

BRUXELLES - I ministri delle Finanze dell'Ue, riuniti nel Consiglio Ecofin oggi a Bruxelles, hanno approvato una lista nera di 17 paesi terzi considerati come "paradisi fiscali" (il nome ufficiale è "giurisdizioni non cooperative in materia fiscale"), verso i quali gli Stati membri potranno prendere misure amministrative (controlli e audit) e legislative (in particolare, trattenute alla fonte per i pagamenti a loro destinati); i ministri, tuttavia, non sono riusciti a mettersi d'accordo su sanzioni finanziarie da prendere a livello comunitario, a causa dell'unanimità necessaria per le decisioni Ue di carattere fiscale.

Anche una lista grigia
Oltre alla lista nera, altri 47 paesi potenzialmente "non cooperativi" sono stati inseriti in una "lista grigia" dopo aver preso (alcuni di essi nelle ultime ore) l'impegno di mettere la propria legislazione in linea con i requisiti chiesti dall'Ue, e questo entro il 2018 per i paesi sviluppati ed entro il 2019 per quelli in via di sviluppo. Nella lista grigia ci sono, fra l'altro, i paesi europei Svizzera, San Marino, Liechtenstein, Andorra, Serbia, Bosnia, Macedonia, Albania e Montenegro, e poi, fuori dall'Europa, Hongkong, Taiwan, Tailandia, Uruguay, Perù, Marocco, Maldive, Giamaica, Giordania e Vietnam. Da notare che nella lista grigia non c'è alcun paese Ue, nonostante le perplessità sui regimi fiscali di Lussemburgo, Malta, Olanda e Irlanda (come aveva denunciato in un recente rapporto l'Ong Oxfam), mentre ci sono molte isole dipendenti dalla Corona britannica, che sarebbero ricadute nella lista nera se non si fossero impegnate a rispettare i requisiti Ue: Jersey e Guernsey nella Manica, l'Isola di Man, l caraibiche Bermuda, Vergini Britanniche, e Kayman.

I criteri usati
I 17 paesi della Lista nera (Samoa Americane, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Sud Korea, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Santa Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti) sono stati individuati in base a tre criteri oggettivi: 1) trasparenza (con scambio automatico delle informazioni con le amministrazioni fiscali dei paesi Ue e Ocse); 2) equa concorrenza fiscale (con applicazione del Codice di condotta dell'Ocse contro le pratiche fiscali dannose, e senza aliquota zero per le tasse societarie, o, in alternativa, misure che scoraggino strutture artificiali offshore senza reale attività economica nal paese); 3) impegno ad attuare gli standard minimi dell'Ocse contro l'erosione della base fiscale e il trasferimento dei profitti (Beps). Le decisioni sulla lista nera e sulla lista grigia, per quanto limitate nel campo di applicazione e nelle conseguenze (la mancanza di sanzioni comuni), sono state estremamente complicate, a partire dall'inizio, nel febbraio scorso, dello "screening" di 92 amministrazioni fiscali da parte del Consiglio Ue. All'origine dell'iniziativa, le pressioni dell'opinione pubblica dopo gli scandali Luxleaks e Panama Papers, che però sembrava si stessero arenando senza una decisione quando è arrivata l'ultima, forte spinta, con il nuovo scandalo dei "Paradise Papers".