21 novembre 2019
Aggiornato 14:00
Lotta all'evasione fiscale

Fisco, dall'UE arriva la black list dei paradisi fiscali. Ma servirà?

Dopo lo scandalo dei Panama Papers, la Commissione europea ha annunciato l'arrivo di una black list per individuare quei «paesi a rischio» che possono agevolare l'evasione e l'elusione fiscale. Ma siamo sicuri che risolverà il problema?

L'UE ha annunciato la nascita di una black list con i paesi a rischio.
L'UE ha annunciato la nascita di una black list con i paesi a rischio. Shutterstock

MILANO – La Commissione europea ha annunciato che entro la fine del 2017 sarà pronta una black list per individuare i paesi che adottano «giurisdizioni fiscali non cooperative» e favoriscono l'evasione fiscale.

Arriva la black list
Dopo lo scandalo dei Panama Papers l'Unione Europea corre ai ripari. La black list dei paesi a rischio sarà pronta entro la fine del 2017. La Commissione europea, infatti, ha reso noto l'obiettivo di stilare un elenco di quei paesi che favoriscono l'evasione e l'elusione adottando «giurisdizioni fiscali non cooperative». Il Commissario per gli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, ha annunciato che «l'elenco dell'Ue sarà il nostro strumento per trattare con i paesi terzi che rifiutano di adeguarsi alle norme».

Uno strumento anti-evasione
La valutazione preliminare è stata già presentata lo scorso 14 settembre, ma l'esame vero e proprio dei paesi terzi dovrebbe partire a gennaio. L'obiettivo dell'Unione Europea è quello di superare l'attuale frammentazione delle singole black list nazionali allo scopo di colmare quelle asimmetrie dei sistemi informativi che favoriscono l'evasione e l'elusione fiscale. Inoltre, un elenco comune a tutti i paesi dell'Ue servirà per trattare con i paesi terzi che non rispettano i principi della buona governance fiscale da una posizione rafforzata.

Paradisi fiscali dentro e fuori l'UE
Tuttavia, non è la prima volta che l'UE annuncia la creazione di una black list. Ne aveva già pubblicata una l'anno scorso, nella quale figuravano 30 stati considerati a tutti gli effetti dei «paradisi fiscali». Molti di questi erano nei Caraibi (come le Bahamans e le Isole vergini britanniche) o in Asia (come il sultanato di Brunei, Hong Kong e le Maldive). Ma, come sottolinea Angelo Mincuzzi dal suo blog su Il Sole 24 ore, il problema dei paradisi fiscali non è del tutto esterno ai confini dell'Unione Europea.

Una stangata per Apple
Alcuni di essi, infatti, fanno parte integrante dell'UE oppure sono ad essa legati da vincoli e trattati economico-politici. Basti pensare al Lussemburgo, all'Irlanda e all'Olanda. Come pure alla Svizzera, al Liechtenstein e al Principato di Montecarlo. Proprio recentemente la Apple è stata condannata dalla Commissione europea a pagare le tasse arretrate al governo irlandese, per aver usufruito di un trattamento fiscale particolarmente vantaggioso. Siamo sicuri, perciò, che la black list in questione possa risolvere il problema dei paradisi fiscali?