Finanza

Creval crolla in Borsa e fa tremare i mercati, ecco perché Piazza Affari ha paura e la crisi non è finita

Ci avevano detto che il peggio era passato, e invece in Borsa è tornato il panico. Ecco cosa sta succedendo a Piazza Affari

Creval è crollata in Borsa e ha fatto tremare i mercati
Creval è crollata in Borsa e ha fatto tremare i mercati (ANSA/ EPA/OLIVIER HOSLET)

MILANO – Ci avevano detto che il peggio era passato, e invece ieri in Borsa è tornato il panico. E' bastata la paura dopo l'annuncio dell'aumento di capitale del Credito Valtellinese per scatenare la valanga che ha travolto quasi tutti gli altri titoli bancari nazionali. Il Creval, martedì scorso, dopo la chiusura dei mercati, ha diffuso la notizia di essere sul punto di varare un aumento di capitale da 700 milioni di euro e di mettere in atto un nuovo piano industriale molto aggressivo per far fronte alla stretta normativa comunitaria sui crediti deteriorati. Il piano, battezzato Restart Under New-Normality, prevede infatti la cessione di Npl per 1,6 miliardi di euro lordi. Ma all'indomani dell'annuncio il titolo del Credito Valtellinese è letteralmente crollato lasciando su Piazza Affari il 29% del suo valore: pari a 100 milioni di euro. E, come se non bastasse, si è portato dietro anche gli altri titoli bancari più fragili. La slavina ha affossato Banco Bpm, che ha lasciato sul terreno il 7,5%, Bper che ha perso il 4,3% e anche Ubi Banca, che ha ceduto circa il 3%. Monte Paschi Siena ha perso il 4,7%. Solo i colossi nazionali, Unicredit e Intesa San Paolo, non hanno tremato di fronte alla paura di un effetto domino per la crisi del Creval.

Cosa succede al Credito Valtellinese
Il Credito valtellinese, dati alla mano, non se la passa affatto bene. L'istituto di Sondrio ha in pancia circa 2 miliardi di crediti a rischio e conta oltre 400 milioni di perdite. Il presidente Miro Fiordi ha annunciato che l'aumento di capitale sarà l'occasione per ripulire l'istituto «voltare pagine e chiudere i conti col passato per dare aria nuova e archiviare la parentesi di 10 anni di crisi». Ma tiene a precisare che il male affligge la sua banca è lo stesso che permea tutto il sistema bancario italiano perché «la quasi totalità dei nostri Npl è legata a Pmi andate male nel corso della crisi, non da soldi dati al primo che passa per strada o agli amici degli amici». Il tessuto imprenditoriale italiano, infatti, ha sofferto molto la crisi economica degli ultimi anni e in molti casi non è riuscito a far fronte ai debiti contratti con le banche.

Le fragilità del sistema bancario italiano
«Quando nei convegni si racconta che l' Italia ha perso il 25% della sua capacità manifatturiera e 10 punti di Pil vuol dire questo», spiega Fiordi che squarcia il velo di ipocrisia con cui finora sono stati rassicurati i mercati finanziari, gli investitori e i risparmiatori. La favola delle banche italiane solide, a prova di crisi e in grado di resistere senza traumi a shock improvvisi rischia di trasformarsi in un'amara verità se anche gli altri istituti di credito – com'è logico pensare - sono afflitti dai problemi del Credito valtellinese. Evidentemente non è un caso se è bastato l'annuncio della piccola Creval a far tremare l'intero listino di Piazza Affari. Nonostante le continue rassicurazioni del ministro dell'Economia del governo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, infatti il sistema bancario italiano è ancora tremendamente fragile.

Perché Piazza Affari potrebbe tremare ancora
E a puntare il dito contro la zavorra dei crediti deteriorati nella pancia delle banche del Belpaese è stato recentemente anche il banchiere centrale, Mario Draghi, che ha sottolineato come il problema degli alti livelli di Npl in Italia non sia stato ancora risolto. Secondo la Banca centrale europea lo Stivale deve smaltire infatti la cifra monstre pari a 240 miliardi di euro di crediti deteriorati. La sola Carige, nonostante lo smaltimento delle sofferenze stia procedendo a passo spedito, ha nel suo portafoglio circa 3 miliardi di Npl. E sta per varare un aumento di capitale da 500 milioni di euro per far fronte alle nuove regole di Bruxelles. Ma la lista degli istituti di credito che dovrebbero ricorrere a cure da cavallo per combattere la febbre degli Npl è ancora lunga e Piazza Affari potrebbe tremare ancora.