9 dicembre 2021
Aggiornato 08:30
Manovra finanziaria

La manovra dello «Stato teatro»: così il Governo regala mance pre-elettorali

Strangolate dai debiti, dalla Legge Madia e dai patti di bilancio, le istituzioni locali vendono tutto quello che hanno per salvare se stesse, stipendi dei politici compresi. Il Governo invece fa lo splendido, regalando bonus e mancette

ROMA - Un manovra squisitamente pre-elettorale, che non si può considerare espansiva ma non è nemmeno regressiva. Come già accennato sulle pagine del DiariodelWeb, lo spauracchio delle prossime elezioni politiche ha contenuto la voracità governativa per quanto concerne tasse, tagli e privatizzazioni. Al punto che la stessa Unione Europea ha fatto sapere, per voce di uno dei suoi innumerevoli burocrati, che il governo italiano dovrà «chiarire sui conti entro martedì». In realtà non c’è nulla da chiarire, perché tra Unione Europea, ovvero la Bce, e il nostro governo c’è pieno accordo per tenere laschi i cordoni della borsa in questo autunno, mentre nel prossimo si faranno i conti veri. Sono dialoghi truccati, sgridate senza senso del ridicolo, teatro dell'assurdo. Chiunque vincerà le prossime elezioni non avrà, in ogni caso, nessuna facoltà di governo. Se sarà il Partito Democratico avanzerà come un carro armato, entusiasta dell’ideologia dell’austerità, delle privatizzazioni, del vendiamo tutto a chiunque subito. Se vinceranno gli altri, dovranno scegliere tra la fine di Berlusconi nel 2011 o la svendita dei propri valori.

Bonus per tutti
Vince la figura del bonus, mancetta per tenere buoni i cittadini: il peggior populismo che si possa immaginare. Su centoventi articoli della manovra-omnibus da oggi in discussione al Senato ce ne sono ben venti per ogni gusto o esigenza: per le imprese, per le famiglie, i pendolari, la cyber-security e i big data, e per chi porta al macello bovini e suini, pure per i costruttori delle stufe a pellet. Da non dimenticare il bonus alle imprese che realizzano coperture a verde e giardini pensili. Lo sconto ad hoc è del 36% fino a 5 mila euro. E continuerà di un anno il bonus energia e quello per le ristrutturazioni energetiche o per l’acquisto di mobili. Bonus fino a 14 mila euro per chi lascia la cassa integrazione e trova un lavoro. Bonus per le fondazioni bancarie che investono sul «welfare di comunità», fino al 65%. Bonus per i maggiorenni e detrazioni per i pendolari fino a 250 euro per le spese d’abbonamento ai trasporti pubblici locali, regionali e interregionali. Tutte soluzioni encomiabili se rapportate alle passate manovre lacrime e sangue: in fondo è sempre meglio un bonus qualsiasi che una tassa o un plotone d'esecuzione.

Un modo per tenere buoni gli italiani
Rimane inesorabile l’impostazione ideologica degli ultimi anni, quella della carità: dieci miliardi di euro all’anno per gli 80 euro, sostituiscono – si fa per dire - la riduzione permanente della pressione fiscale. Tutti i bonus elargiti sono ovviamente congiunturali: quest’anno ci sono, il prossimo chissà. Dipende da quanto gli Italiani stanno buoni e calmi, se continueranno a pagare le tasse senza fiatare – piccole imprese e lavoratori che non possono portare i soldi nei paradisi fiscali, si intende – oppure a cedere quote di aziende strategiche, pubbliche, a privati assatanati. Come nel caso di Iren, che perderà il controllo pubblico a causa delle vendita di una quota, il 5%, delle quote azionarie detenute dai Comuni azionisti di Torino e Genova. Si torna al 1906: un piccolo passo per Genova e Torino, un grande balzo per gli italiani. All'indietro. Ci torneremo nei prossimi giorni.

Governo splendido, mentre le istituzioni locali fanno il lavoro sporco
La sincronia tra questi due eventi, locale e nazionale, dà un’idea del quadro culturale in cui ci troviamo: il governo nazionale elargisce mance per rimanere in piedi e continuare a godere di soldi e privilegi, altro non fa. Mentre le istituzioni locali – strangolate dal debito, dalla nuova santa inquisizione della Corte dei Conti, dalla legge Madia e da tagli strutturali – svendono il patrimonio pubblico che gli italiani hanno costruito, conservato e curato per circa un secolo senza fiatare. Siamo al cospetto di una partita di giro, quindi. Per altro temporanea, perché nel 2018 qualunque governo dovrà rimangiarsi i bonus, anche perché basterà non riconfermarli, e mantenere il livello di tassazione in essere per recuperare la finta generosità di questi giorni. Le manovre lacrime da parte delle istituzioni locali sono strutturali, dureranno fino a quando ci sarà qualcuno disposto a vendere il patrimonio pubblico per salvare se stesso. Una lunga traversata nel deserto ci attende. Sarebbero necessarie quindi ben altre manovre per ridare fiato alla società italiana e in generale al concetto di Stato. Ma oggi siamo di fronte allo «Stato teatro», ovvero la rappresentazione delle democrazia, ad ogni livello: dal piccolo comune al governo nazionale. Solo che si tratta appunto di una commedia: pardon, di una farsa dove chi "governa" fa il lavoro del commissario liquidatore.