27 giugno 2019
Aggiornato 05:30
Manovra finanziaria

Renzi fa il grilloleghista, ma è minacciato dal potere finanziario. Boeri ricorda a tutti che non siamo in democrazia

Non passa inosservata la campagna elettorale smaccatamente anti-establishment del Partito Democratico. Ora è il turno degli automatismi della riforma Fornero, che il segretario Pd vorrebbe far saltare

ROMA - Puntuale giunge dall’euroburocrazia, e dai suoi sodali, la "minaccia" di una nuova crisi finanziaria nel caso in cui venga abbandonata la linea dell’austerità. Oggi il quotidiano La Stampa di Torino spara a caratteri cubitali due cifre esorbitanti: 141.000.000.000 e 25.000.000.000. Ovvero quanto costerebbe allo Stato l’eventuale non riconoscimento da parte del Governo dell’automatismo inerente l’età pensionabile - da aumentare a oltre 67 anni in virtù dell’aumento dell’aspettativa media di vita - per quanto concerne i centoquarantuno miliardi di euro. Mentre per i restanti venticinque ci si deve rifare al rallentamento del Quantitative Easing che Mario Draghi potrebbe imporre nelle prossime settimane. In prima pagina un accorato editoriale mette in guardia sul debito pubblico che starebbe rialzando la testa, minando così la stabilità finanziaria dell’intero paese. Storia già sentita sei anni fa. Sullo sfondo ecco l'anantema: se non si conterrà la spesa pubblica, a suon di tagli dei servizi, privatizzazioni e svendite, lo spread tornerà a salire e qualsiasi governo prossimo venturo sarà commissariato dalla sinistramente nota «troika».

Boeri chiarisce cos'è la democrazia oggi
Secondo Tito Boeri, uomo che coraggiosamente viene associato alla sinistra, senza per altro che lui smentisca, il blocco dell’automatismo sulla riforma Fornero sarebbe addirittura «sciagurato». Sostiene che «il blocco dell’età pensionabile è qualcosa che va a interferire con gli automatismi che abbiamo introdotto nel nostro sistema». Le sue parole sono però particolarmente interessanti quando dice che il principio finale di questi meccanismi è togliere qualsiasi possibilità di intervento da parte dei politici, in virtù del meccanismo di rappresentanza. Si deve, secondo Boeri, «sottrarlo all’arbitrio della politica che, abbiamo visto, interviene sempre tardi e mira ad accontentare qualcuno in vista delle prossime elezioni». Il presidente dell'Inps manco se ne accorge, e nessuno glielo fa notare, ma sta parlando della democrazia. «Accontentare qualcuno», in questo caso la stragrande maggioranza degli italiani che la Fornero vorrebbe semplicemente abrogarla, in linea teorica è la legittima aspirazione che muove le persone ad andare in cabina elettorale. La stravagante idea che quel voto possa rappresentarli: roba vecchia, superata, novecentesca, fuori moda. Oggi il bello del voto è che non serve a nulla, tanto ci pensano i meccanismi statistico-matematici.

Fase elettorale espansiva
La minaccia arriva in fase pre-elettorale, e scaturisce da una manovra economica chiaramente propagandistica. Dopo molti anni un governo si discosta dal principio del pareggio di bilancio e disegna un Def (Documento di programmazione economica e finanziaria in deficit) espansivo. Non solo, negli ultimi giorni, sotto la pressante spinta dell’opinione pubblica, il cuore dell’autoritarismo finanziario dell’Unione Europea viene messo in discussione: la riforma Fornero. La vicenda è nota: il governo potrebbe far saltare l’automatismo secondo cui ad ogni aumento dell’aspettativa di vita, rilevato dall’Istat, viene allungato il tempo da passare al lavoro. Un modello perverso, sadico, basato su rilevazioni statistiche contestate e contraddittorie. Il Partito Democratico, e in particolare Matteo Renzi, sta tentando di fare pressione sul capo del governo Paolo Gentiloni affinché posticipi l’attuazione di questo meccanismo.

Lo fa perché ci crede? Ovviamente no
Lo fa perché ci crede? Ovviamente no: semplicemente tenta di cavalcare l’onda di contestazione a un sistema che lui per primo ha creato, perpetrato e propagandato. Nel caso della riforma Fornero non direttamente, come noto: ma il suo partito ne fu pieno incubatore e sviluppatore durante il governo Monti, ormai riconosciuto da tutti come un colpo di stato perpetrato ai danni dell’Italia da parte della comunità finanziaria. Ma a pochi mesi dalle elezioni nessuno può sostenere manovre così antipopolari, che decreterebbero la fine politica di chiunque. A maggior ragione Matteo Renzi, che faticosamente sta tentando di liberarsi dell’immagine di uomo vicino agli interessi del settore bancario, ovvero coloro che dettano la linea ideologica dell'Unione Europea. Anche perché l’opposizione non indietreggia di un millimetro, in particolare il M5s e la Lega, gli avversari più temibili.