Economia

L'Italia spreca il suo capitale umano: importa braccia ed esporta talenti

Lo Human Capital Report 2017 del World Economic Forum è impietoso con l'Italia perché fotografa uno status quo che concorre all'immobilismo economico del Paese

Il rapporto del World Economic Forum evidenzia l'incapacità dell'Italia di valorizzare il suo capitale umano.
Il rapporto del World Economic Forum evidenzia l'incapacità dell'Italia di valorizzare il suo capitale umano. (ANSA)

ROMA – Nel Belpaese il capitale umano è sprecato. L'Italia è una vera e propria fabbrica di talenti, ma poiché non offre loro le opportunità giuste la maggior parte lascia lo Stivale e si trasferisce all'estero. Lo sapevamo già, tuttavia vederlo scritto nero su bianco nell'Human Capital Report 2017 del World Economic Forum fa un altro effetto. Il Wef prende in considerazione 130 paesi nel mondo e l'Italia si piazza solo al 35esimo posto della graduatoria, preceduta – tra gli altri – anche da Cina, Malaysia, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Estonia, Russia, Repubblica Ceca, Ucraina e Lituania. In cima alla classifica, invece, ci sono Norvegia, Finlandia, Svizzera, Usa e Germania. L'Italia sviluppa solo il 67% del suo capitale umano, mentre i paesi top arrivano al 77%. Un divario che aumenta se si prende in considerazione il dato del «dispiegamento dei talenti».

L'Italia spreca il suo capitale umano
Il Belpaese importa braccia ed esporta cervelli. La Penisola si distingue quanto a know-how, dove figura 23esima, ma si piazza solo al 107esimo posto - su una classifica formata da 130 paesi - per quanto riguarda il «dispiegamento dei talenti». Significa che investiamo molto nella formazione dei nostri giovani, ma questi poi prendono la via dell'estero perché in Italia non trovano spazio. Su questo umiliante 107esimo posto in classifica pesano alcune evidenti criticità del sistema paese e del mercato del lavoro. Innanzitutto il basso tasso di partecipazione della forza lavoro.

Cause e conseguenze del mancato sviluppo dei talenti
Lo Human Capital Report 2017 del World Economic Forum evidenzia che «la partecipazione attiva alla forza lavoro è molto bassa per un Paese avanzato e nella fascia di età 25-54 e per questo si merita solo un 103esimo posto». Poi c'è il divario malsano tra donne e uomini nell'occupazione, che «non aiuta a migliorare le prospettive degli Italiani per realizzare il potenziale di crescita». Il divario di genere, infatti, incide moltissimo sul mancato sviluppo economico e sociale di un paese e in questo senso l'Italia è molto indietro rispetto ai paesi del Nord Europa. Inoltre, il report evidenzia come il mancato sviluppo dei talenti sia una delle cause dell'aumento delle disuguaglianze economiche e sociali: se gli investimenti in istruzione e formazione non si traducono in un reale dispiegamento del capitale umano si blocca non solo la crescita, ma anche l'inclusione sociale ed aumentano le disparità di reddito.