27 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Telecomunicazioni

Vivendi al Governo: «Non controlliamo TIM»

Linea non cambia, per Parigi non c'era nessun obbligo di notifica. Calenda ai vertici Telecom: «Rispettare le regole». Gasparri: «Evitare sprechi costituendo una società della reti»

Per i francesi di Vivendi il controllo di Tim non è mutato, tantomeno quello dei suoi asset strategici.
Per i francesi di Vivendi il controllo di Tim non è mutato, tantomeno quello dei suoi asset strategici. ( ANSA )

MILANO - Come da attese, alla scadenza del termine, Vivendi e Tim hanno presentato memorie e documenti al comitato tecnico sulla golden power istituito dalla Presidenza del Consiglio, che sta valutando se c'era un obbligo di notifica a Palazzo Chigi dell'inizio dell'attività di direzione e coordinamento da parte dei francesi, e più in generale, se debba scattare la cosiddetta golden power, in applicazione al dl del 2012 sui poteri speciali in settori strategici, come è quello in cui opera Tim.

NESSUN OBBLIGO - La linea di Vivendi, primo azionista di Tim, non cambia. Obblighi di notifica non ce ne erano, sostengono i francesi, il controllo del gruppo di tlc non è cambiato, così come quello dei suoi asset strategici. La direzione e il coordinamento, si legge nel parere pro-veritate dei giuristi Sabino Cassese e Andrea Zoppini nella documentazione inoltrata un paio di settimane fa a Palazzo Chigi, «non sottende un mutamento della titolarità del controllo nè un'alterazione degli assetti proprietari». Vivendi, a inizio agosto su richiesta della Consob, aveva già confermato di «non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom ai sensi dell'art. 93 del Tuf e dell'art. 2359 del codice civile».

CALENDA E TELECOM - «Il Comitato sul golden power che sta facendo tutte le verifiche». Intanto il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, a margine di un incontro al Meeting di Cl, ha detto di non avere un incontro a breve con i vertici di Telecom: «noi vogliamo solamente che siano rispettate le regole».
«No, non incontrerò i vertici di Telecom a breve - ha detto Calenda -. Per il momento la palla al Comitato sul golden power che sta facendo tutte le verifiche. Telecom avrà ovviamente tutto lo spazio per fare le sue contro-deduzioni».
«Noi vogliamo solamente che siano rispettate le regole - ha aggiunto - e da questo punto di vista noi riteniamo che Telecom avrebbe dovuto notificare il suo controllo e coordinamento, quindi era mio dovere segnalare questa cosa al Comitato competente».

GASPARRI - «In materia di rete di telecomunicazioni sta scoppiando una nuova polemica all'insegna della confusione. Il riacquisto da parte dello Stato della rete tlc Telecom sarebbe una follia. Del resto, non si può nemmeno lasciare questo strumento indispensabile non solo per le comunicazioni ma anche per la sicurezza nazionale in balia degli andamenti alterni del mercato». Lo ha dichiarato il senatore Maurizio Gasparri (FI).
«Nessuno Stato rinuncia al controllo di una struttura così fondamentale, ma allo stesso tempo è uno spreco creare una rete bis con spese a carico dell'Enel, cioè dei cittadini-utenti, in base al progetto Open Fiber varato a suo tempo per volontà di Renzi in una assurda guerra che rischia di registrare lo sperpero di miliardi di euro - ha aggiunto -. Ma una soluzione c'è. Si può promuovere la costituzione di una società della rete in cui tutti i soggetti conferiscano le strutture esistenti. Ciò vale per tutti gli operatori esistenti, da Telecom alla nascente Open Fiber. Inizialmente ciascuno avrà una quota della società pari al valore delle strutture conferite. È evidente che TIM oggi sarebbe prevalente, ma il futuro sarebbe legato agli investimenti, alle partecipazioni e all'intervento di soggetti pubblici o privati che potrebbero contribuire all'incremento e alla modernizzazione della rete diventando azionisti sempre più rilevanti in base alle quote sottoscritte e agli investimenti fatti. Proposi questa strada molti anni fa ma i tempi non erano maturi per una scelta di questo tipo. Una società della rete eviterebbe sprechi, duplicazioni, la distruzione di ingenti risorse in una rincorsa priva di senso. E determinerebbe, con le apposite garanzie, anche un controllo da parte delle autorità preposte che non possono ignorare anche gli aspetti della sovranità e della sicurezza nazionale. Su questo tema della società della rete proporrò nei prossimi giorni una pubblica riflessione».