19 luglio 2019
Aggiornato 03:00
Telecomunicazioni

Tim, è scontro aperto Vivendi-Elliott: ecco cosa vogliono i francesi

Si riaccende lo scontro sul futuro di Tim tra i francesi di Vivendi e il fondo americano Elliott

Tim, è scontro aperto Vivendi-Elliott: assemblea anticipata al 29 marzo
Tim, è scontro aperto Vivendi-Elliott: assemblea anticipata al 29 marzo ANSA

ROMA - Si riaccende lo scontro sul futuro di Tim tra i francesi di Vivendi e il fondo americano Elliott. E sarà destinato a durare almeno fino alla prossima assemblea che si terrà il 29 marzo. Il cda ha deciso infatti di anticipare di 12 giorni, rispetto alla data prevista dell'11 aprile, l'incontro degli azionisti sul bilancio. Una scelta approvata dal board con il voto contrario dei consiglieri in quota Vivendi, che invece chiedevano un'assemblea ad hoc il 15 febbraio sulla revoca di cinque consiglieri. La soluzione del cda è arrivata in una giornata di forti tensioni tra i soci del gruppo di tlc. Tanto da far dire ai francesi di Vivendi che questa scelta è il risultato di «tattiche per far perdere tempo» messe in campo dai consiglieri in quota Elliott, il fondo attivista americano che con una quota di poco superiore all'8% controlla il board contando su 10 membri. Accuse cui Elliott ha subito replicato parlando di un nuovo tentativo di Vivendi di «voler controllare Tim nel suo solo interesse individuale».

La revoca di 5 consiglieri

La nuova battaglia della guerra tra Vivendi ed Elliott si consumerà dunque alla prossima assemblea di fine marzo, chiamata a questo punto a votare non solo sul bilancio ma anche sulla richiesta del socio francese (che ha il 23,9% del capitale) e che è lo snodo fondamentale: la revoca di cinque consiglieri in quota Elliott (Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini, Paola Giannotti de Ponti) per nominare al loro posto Franco Bernabé, Rob van der Valk, Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri e Francesco Vatalaro.

La richiesta di Vivendi

I francesi nei giorni scorsi avevano chiesto che l'assemblea con i punti all'ordine del giorno da loro proposti si tenesse «il prima possibile», entro il 15 febbraio, 30 giorni dopo il cda del 14 gennaio. Una richiesta che il resto del board ha respinto al mittente per fare gli «interessi di tutti gli azionisti», come aveva detto nei giorni scorsi il presidente Fulvio Conti in una dura nota nei confronti di Vivendi. Si è optato per una trattazione unitaria di tutte le materie. Il cda ha assicurato infatti che alla prossima assemblea del 29 marzo il «confronto sostanziale che si prospetta è quello sul futuro industriale della società e sulle persone alle quali affidarne la gestione».

Il nuovo piano industriale

Un confronto che dovrà tenere conto anche del nuovo piano industriale che l'ad Luigi Gubitosi sta mettendo a punto - e che sarà presentato al cda del 21 febbraio, anticipato rispetto a quello previsto del 26 febbraio - nonché anche «del connesso impairment test dell'avviamento e, quindi, del bilancio». Sul tavolo quindi ulteriori svalutazioni che il cda potrebbe approvare con il bilancio 2018 per dimostrare come la gestione Vivendi sia stata molto negativa. Elliott punta dunque sul fatto che un'unica assemblea, dove si voterà con il voto di lista, garantirà una più ampia affluenza anche per i fondi. Gli stessi che a maggio scorso gli hanno permesso di prendere la maggioranza del board sconfiggendo Vivendi con il voto cruciale della Cdp, che in questa nuova situazione non si è ancora espressa. Oggi Elliott, come nelle settimane precedenti all'assemblea di maggio 2018, ha invitato a non «riconsegnare la società in mano a Vivendi».

Elliott: cda rispondeva a un solo azionista

«Prima del voto della scorsa primavera a favore di un cambiamento - scrive Elliott - Tim risentiva delle conseguenze di un consiglio di amministrazione che rispondeva a un solo azionista, anziché a tutti gli azionisti. Qualora si dovesse votare nuovamente, Elliott ritiene che gli azionisti di Tim non dovrebbero riconsegnare la società in mano a Vivendi, ma piuttosto dovrebbero concedere al nuovo, e indipendente, consiglio di amministrazione e al nuovo amministratore delegato il tempo sufficiente per mettere in atto la loro strategia e creare valore duraturo a beneficio di tutti gli azionisti».