Banche centrali senza speranza

Con Amazon Lending, Amazon si è sostituita alle banche (e allo Stato)

Mentre le banche tradizionali impiegano molto tempo per decidere chi finanziare e come, grazie alla peer to peer lending di Amazon, il prestito è immediato. Ma i tassi sono usurai

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, durante la conferenza 'Il futuro dei giornali' con i principali protagonisti mondiali del settore dell'informazione, in occasione dei 150 anni de La Stampa
Jeff Bezos, fondatore di Amazon, durante la conferenza 'Il futuro dei giornali' con i principali protagonisti mondiali del settore dell'informazione, in occasione dei 150 anni de La Stampa (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - L’esempio supremo è quello dei Medici di Firenze, che si trasformarono da mercanti a banchieri, e poi, in poco tempo, da banchieri a signori di Firenze. Oggi si dovrebbe dire «despoti», seppur illuminati, ma i tempi sono cambiati. La storia oggi torna indietro, corre: come gli sciuscià che tornano a popolare le nostre strade – nel tripudio generale – oppure i pedalatori sul risciò, o a piedi: anche il credito non è esente dalla magnetica attrazione verso secoli remoti. magari involontariamente magari no: chissà. Modelli sociali che il linea teorica avrebbero dovuto insegnarci qualcosa, ma la storia come noto «non ha scolari». Nel caso di Amazon e della sua "nuova" banca, che poi non è un banca, si torna appunto al XV secolo, e ancor prima: ai Fugger, Pardi e Peruzzi. Ma è la grande novità di un futuro che guarda alla struttura sociale antica, e lo fa con compiacimento, nel conformismo generale degli intellettuali mai così silenti. E quindi va bene così: la dittatura della realtà è implacabile, e quindi opporsi è un puro esercizio di stile. La notizia, "rivoluzionaria" è stata definita da molti entusiasti commentatori, è piuttosto semplice: Amazon, e quindi il suo padrone Jeff Bezos, ha talmente tanti soldi in cassa che non sa più dove metterli. E dato che, appunto, è dal tempo dei Medici che ci si è accorti che la ricchezza prodotta col denaro si tramuta da colpa in occasione di mobilità sociale, Bezos ha deciso di investire nel settore creditizio.

Jeff Bezos è il nuovo Cosimo de' Medici
Mobilità sociale, ovviamente, significa potere. Il denaro generato dal denaro, genera idolatria e quindi potere. Dunque Bezos è il nuovo Cosimo deè Medici, o pensa solo di esserlo? Amazon quindi ha preso un decisione, politica, non finanziaria: mangiarsi il sistema finanziario attraverso Amazon Lending, nato nel 2011. Un servizio che concede l’erogazione di prestiti alle Pmi già iscritte come fornitori sulla piattaforma. E’ la stessa Amazon che invita le imprese a fruire del servizio, dato che possiede un algoritmo che analizza i loro dati. Amazon fornisce quindi la somma richiesta, in un giorno, prelevandola direttamente dal proprio bilancio. Poi detrae i pagamenti sul prestito automaticamente ogni due settimane dal conto dell’impresa. Si tratta di prestiti a breve termine, della durata massima di un anno, con tassi d’interesse da 6 al 17 per cento. Nel caso l’impresa non sia in grado di restituire la somma, Amazon si riserva la possibilità di bloccare la merce del venditore nel magazzino, fino all’avvenuto pagamento. Il pignoramento quindi è immediato, anche perché come noto Amazon funge sempre più spesso da magazzino.

Tassi usurai, ma che fanno gola a tutti
Il servizio è operativo in Giappone, Stati Uniti e Inghilterra, ma entro breve tempo deborderà in tutto il mondo: Italia in primis ovviamente. E così gli sforzi per salvare tre banche bollite, a danno della comunità, sembrano sempre più ridicoli e senza prospettiva. Jeff Bezos ha infatti annunciato che al momento l’ammontare prestato, ad un tasso elevato, molto elevato, è pari a 3 miliardi di euro. Poco, in realtà, ma gli sviluppi potrebbero essere tempestosi. Sergio Luciano, intervistato de Tempi.it, giornalista economico, è tuttavia convinto che Amazon Lending potrà avere difficoltà ad affermarsi nel nostro paese: «Innanzitutto il problema riguarda i loro tassi d’interesse, che risultano usurari in base alle nostre normative (in Italia il tetto dei tassi bancari è del 12 per cento). Dobbiamo quindi aspettare di vedere quale proposta faranno per entrare nel nostro mercato». I vantaggi ovviamente risiedono nella velocità di erogazione del prestito, caratteristica che ingolosisce coloro che hanno necessità di soldi immediati, anche se pochi maledetti.

Il ruolo dello stato
Ovviamente l’avanzare del colosso della distribuzione finanziaria condivisa - "sharing" - è imposto dalla rivoluzione tecnologica in corso. Mentre le banche tradizionali impiegano molto tempo per decidere chi finanziare e come, grazie alla peer to peer lending, ovvero il prestito tra privati in anti lingua, sulle piattaforme informatiche tale tempo viene azzerato. Questo espone il privato, in linea teorica, al rischio di insolvenza. Amazon, o chi per esso, può rispondere che grazie ai dati in suo possesso è in grado di calibrare il prezzo meglio di quanto faccia il sistema bancario tradizionale: ma soprattutto può, a ragion veduta, sostenere che la sua solidità finanziaria è un sogno inarrivabile per la maggior parte delle banche del mondo. La banca quindi è morta, e con lui gli stati. Gli stati dovrebbero, come sta facendo il privato, guardare anch'essi al passato, ma non remoto, se vogliono resistere: cioè pensare alla ricostituzione di enormi banche pubbliche, banche centrali democratiche, che possano competere con questi nuovi colossi immateriali. Sogni. Si torna indietro a quando i prestiti erano una faccenda tra privati, poco regolamentata. Si torna indietro a tempi dove dilagava l'usura: e lo chiamano anche progresso. E’ un salto nel passato gigantesco che in un sol colpo potrebbe abbattere l’architettura globale del sistema finanziario e trascinare con sé il concetto di banca centrale e, quindi di Stato. E’ una della tante micro rivoluzioni della sharing economy.