18 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Spesa pubblica

Spending review, Corte dei conti e Ragioneria dello Stato avvertono: «Resta poco da tagliare»

Sulla spesa pubblica non resta molto da tagliare e i margini di manovra sono sempre più stretti. Le imposte comunali sono aumentate del 60-70% rispetto agli anni 2000

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ANSA

ROMA - Sulla spesa pubblica oramai non resta molto da tagliare e i margini della spending review sono sempre più stretti. E' questo l'orientamento della Corte dei Conti e della Ragioneria generale dello Stato che, segnalando i grandi progressi compiuti dall'Italia su questo versante aggiungono che la sfida oramai passa per la qualità della spesa pubblica. Il quadro è emerso con chiarezza nel convegno organizzato dalla Guardia di Finanza presso la Scuola di Polizia Tributaria di Ostia con i principali attori della spending review, a partire dal commissario alla revisione della spesa pubblica, Yoram Gutgeld che ha riportato le cifre ufficiali di tale progresso: «Abbiamo tagliato, ridotto, dal 2014, ossia negli ultimi tre anni, capitoli di spesa per 30 miliardi di euro. Dal 2013, considerando gli ultimi quattro anni, la spesa pubblica corrente è rimasta complessivamente costante, la spesa della macchina pubblica si è ridotta leggermente. Nessun paese avanzato ha fatto quello che abbiamo fatto noi, tranne la Grecia per i motivi che conosciamo, e compresi i paesi che hanno avuto sostanziali aiuti dall'Europa».

Margini sempre più stretti
Ulteriori tagli alla spesa, dunque saranno sempre più complessi. «Il contributo atteso dalla riduzione della spesa pubblica resterà elevato ma i margini saranno sempre più stretti», ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi. Il numero uno della magistratura contabile ha ricordato che i risultati raggiunti dalla crisi economica hanno portato ad «un robusto contenimento dei livelli di spesa sia statale che locale». Tuttavia «l'urgenza della crisi non ha sempre permesso di essere selettivi negli interventi di razionalizzazione della spesa». In sostanza, secondo Martucci, si è avuta una riduzione delle risorse destinate alle attività produttive, investimenti in primis, e «salvaguardia di quelle destinate al l'invecchiamento della popolazione».

Tagli dal livello macro al livello micro
Dello stesso avviso la Ragioneria Generale dello Stato che, per bocca del suo numero uno Daniele Franco ha ribadito la necessità della collaborazione con Gutgeld. «Di aree di spesa aggredibili non c'è rimasto molto. Le spese comprimibili ci sono ma sono sempre meno", ha detto l'ispettore generale capo dell'Ispettorato generale di Bilancio (Rgs), Biagio Mazzotta, nel corso del convegno. Con la spending review «abbiamo tagliato talmente tanto a livello macro che ora dovremo tagliare a livello micro», ha aggiunto spiegando che «per i primi anni ha dato di più l'amministrazione centrale, dal 2014 in poi le amministrazioni locali».

Le imposte comunali sono aumentate del 60-70%
Dati alla mano, Mazzotta ha ricordato che «le imposte a livello di amministrazioni comunali sono aumentate di oltre il 60-70% rispetto agli anni 2000». In generale «la spesa primaria dello Stato, al netto delle pensioni e delle prestazioni sociali la stiamo contenendo", ha spiegato. Sul fronte della spesa primaria corrente «dal 200 al 2016 siamo nell'Unione europea i più virtuosi e se la consideriamo al netto delle prestazioni sociali, superiamo la Germania». Sul fronte della qualità della spesa circa la metà va alle prestazioni sociali, in un arco di tempo compreso tra il 2009 e il 2019, mentre il 16% va alla sanità e poi ci sono gli interventi per l'attività economica e per l'istruzione.

La spesa sanitaria è calata dello 0,8%
«Spendiamo soprattutto - ha detto Mazzotta - per la protezione sociale». Guardando la stima della spesa rispetto al Pil, sempre nel periodo 2009-2019, quella per la protezione sociale aumenta dell'1,3%, mentre quella destinata all'istruzione cala del'1% «soprattutto per effetto di manovre che hanno inciso tra il 2008 e il 2009 come la riforma Gelmini che ha ridotto il numero dei docenti», ha detto l'ispettore generale dell'Ispettorato generale di bilancio. È calata poi dello 0,8% la spesa sanitaria rispetto al Pil.

Prosegue la lotta all'evasione fiscale
Proprio sulla qualità della spesa e dei controlli ha posto enfasi il comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, padrone di casa del convegno, secondo il quale «è necessaria un'azione di vigilanza e contrasto a quelle dinamiche che possono inquinare il processo di contenimento della spesa pubblica». Il numero uno delle Fiamme Gialle si è poi detto convinto della necessità di dedicare «sempre maggiori sforzi per la tutela della spesa pubblica destinando risorse pari a quelle destinate alla lotta all'evasione fiscale». Sul fronte della spending review, secondo Toschi, «l'ottimizzazione delle risorse rappresenta un ineludibile stimolo per migliorare le performance dell'ente percettore». Dati alla mano, poi, ha ricordato che la Gdf, dal 2011 al 2016, con l'operazione di razionalizzazione della spesa ha registrato «un risparmio di oltre 76 milioni di euro».