17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31
Da Aa3 a A1

Moody's taglia il rating cinese: i debiti del Dragone sono troppi e fanno paura

L'agenzia di rating Moody's ha declassato il rating della Cina e si tratta del primo downground degli ultimi 25 anni. I rischi del debito pubblico crescente spaventano la finanza globale

Il presidente cinese Xi Jin Ping.
Il presidente cinese Xi Jin Ping. ANSA

PECHINO – Moody's ha tagliato il rating della Cina da Aa3 ad A1. E' il primo downgrade al ribasso degli ultimi 25 anni per il Dragone. E l'outlook è passato da stabile a negativo. E' la prima volta che una delle «Big Three» - le grandi agenzie di rating internazionali – cambia giudizio (al rialzo o al ribasso) sul gigante asiatico negli ultimi sette anni. La mossa di Moody's lascia intendere che qualcosa bolle in pentola in quel di Pechino. E, anche se il downgrade arriva in ritardo e si limita ad allinearsi alla realtà dei fatti più che prevedere il futuro, certifica che l'economia cinese ha più di qualche problema. Come noi del Diariodelweb avevamo già sottolineato diversi mesi or sono.

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La reazione di Pechino
La Cina reagisce male alla decisione di Moody's. Si tratta del primo declassamento del debito cinese dal 1989 da parte dell'agenzia di rating. Ma Pechino non ci sta, tanto che il Ministero della finanze, con una nota, definisce la metodologia di Moody's «inappropriata» basata su un «approccio prociclico» che analizza il paese da «prospettive sbagliate» assumendo «una rapida crescita del debito pubblico».Allo stesso tempo, sempre secondo il Ministero della finanza, l'agenzia di rating «sottostima le capacità del governo di promuovere politiche dell'offerta e riforme strutturali».

I rischi del debito pubblico crescente
Nella sua decisione Moody's ha esplicitamente sottolineato i rischi derivanti da «un debito pubblico crescente in presenza di un rallentamento della crescita economica».E non a torto, in verità. Perché se guardiamo alla somma del debito complessivo (pubblico, privato e aziende) della Cina, il rapporto è pari a circa il 300%-330% del Pil. Una cifra monstre che è solo lievemente inferiore al rapporto tra il debito complessivo della Grecia e il suo Pil – pari al 340% - che, come sappiamo, non se la passa affatto bene di questi tempi. Ecco allora che un paese considerato virtuoso come il Dragone può rivelarsi estremamente fragile.

Il tallone d'Achille del Dragone è il debito corporate
E se da un lato è vero che la Cina non potrà comunque mai andare in default - se non volontario – perché lo Stato detiene la sovranità sulla politica monetaria e quindi può stampare ed emettere moneta, al contrario dei Paesi europei, dall'altro lato vale la pena sottolineare che l'economia cinese soffre di molteplici fragilità e criticità. Nel 2016 il Pil è cresciuto solo del 6,7% contro il 6,9% dell'anno precedente. Il declino del prodotto interno lordo del Dragone è ormai un dato di fatto e l'economia continua ad allontanarsi dai valori a doppia cifra che l'avevano caratterizzata fino a qualche anno fa. Oltretutto l'allarme sul debito corporate cinese da anni preoccupa gli analisti economici internazionali. Fitch, in particolare, recentemente ha reso noto che i debiti cinesi (FATSF, Fitch-adjusted total social financing/GDP) potrebbero raggiungere il 258% del Pil entro il 2017 e il 274% alla fine del 2018.