11 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Padoan all'ECOFIN

Ue, Padoan e l'affondo contro la Germania: «Predica riforme, ma non ne fa da 10 anni»

Il ministro dell'Economia è intervenuto al termine del Consiglio Ecofin e ha puntato il dito contro il governo tedesco e le sue liberalizzazioni mancate che potrebbero attrarre investimenti privati

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ANSA

BRUXELLES – Padoan torna ad attaccare la Germania. Il ministro dell'Economia del governo Gentiloni è intervenuto durante la sua conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin che si è svolto ieri a Bruxelles. «L'agenda di riforme, che viene ripetuta a ogni piè sospinto, vale per tutti, a cominciare dalla Germania, che da 10 anni di riforme non ne fa», ha sottolineato il numero uno del Mef. Poi ha aggiunto: «Ha fatto quelle giuste a suo tempo e ne sta ancora beneficiando». L'esempio tedesco è stato evocato dal ministro nel contesto di un ragionamento più ampio sulla necessità di tenere conto dei tempi lunghi, e di politiche di sostegno a livello macroeconomico, di cui hanno bisogno le riforme strutturali per provare che sono riuscite e funzionano.

Padoan torna ad attaccare la Germania
La Germania è stato uno dei pochi paesi comunitari che durante la recessione ha continuato, almeno inizialmente, a creare posti di lavoro, e «non c'è dubbio che la sua economia oggi vada meglio di altre». Perché? «Perché ha fatto le riforme del mercato del lavoro, e le ha fatte più di dieci anni fa. Non ne ha più fatte dopo quel periodo, però adesso sta godendo dei benefici di quelle riforme», ha ricordato Padoan, osservando poi che l'assenza di riforme da parte di Berlino si sente, in particolare nel settore dei servizi. La Germania viene spesso accusata di avere un saldo di partite correnti in surplus, e le si chiede di aumentare la domanda pubblica.

Le liberalizzazioni mancate del governo tedesco
«La risposta tedesca è che non serve, e io sono d'accordo. Perché invece quello che serve - ha sottolineato il ministro - è avere più investimenti, e investimenti privati, che non ci sono per esempio nei settori dei servizi tedeschi, molto poco liberalizzati». Se la Germania facesse riforme di liberalizzazione nei suoi servizi avrebbe più investimenti: «crescerebbe di più e ne beneficerebbe - ha concluso il ministro con un affondo contro il governo di Angela Merkel - anche il resto dell'Europa». Le raccomandazioni specifiche per paese relative all'Italia, invece, pubblicate a Bruxelles dalla Commissione europea, riguardano 11 aree di politica economica, in cui sono richiesti ulteriori sforzi da parte del governo.

Le raccomandazioni di Bruxelles
L'Esecutivo Ue non ha ritenuto di dover passare alla fase successiva nella procedura per squilibri macroeconomici eccessivi, «a condizione che vi sia una rapida e piena attuazione delle riforme indicate nelle Raccomandazioni».La Commissione, che a febbraio aveva annunciato una verifica dei progressi fatti dall'Italia e da altri due paesi (Cipro e Portogallo)in procedura per squilibri macroeconomici eccessivi, ha riscontrato che gli impegni presi nei Piani nazionali di riforme in tutti e tre i casi «appaiono sufficientemente ambiziosi», tuttavia, aggiunge, «l'assenza di dettagli sul calendario di adozione e di attuazione ne limita la credibilità».

Le riforme che l'Ue chiede all'Italia
Le aree di politica economica indicate nella Raccomandazioni specifiche per l'Italia in cui è necessario attuare le riforme riguardano la governance e la politica di bilancio, la riduzione del carico fiscale sul lavoro, l'ampliamento della base fiscale, la lotta all'evasione fiscale, i servizi finanziari, una politica attiva del mercato del lavoro, incentivi al lavoro, all'occupazione e alla partecipazione al mercato del lavoro, i salari e gli accordi salariali, la riduzione della povertà e l'inclusione sociale, la concorrenza e il quadro regolatorio, il quadro di regole relativo all'insolvenza, la Pubblica Amministrazione, la giustizia civile.