Banca Etruria e le altre good bank

Good banks, ecco la «black list» dei grandi debitori insolventi

Mentre il Tesoro si appresta a fornire una garanzia sulle emissioni delle good banks, si allunga la lista dei grandi debitori insolventi delle banche italiane in crisi e spunta anche il «conto salato» dello Yacht Etruria

Maria Elena Boschi.
Maria Elena Boschi. (Eric Piermont | Afp.com)

AREZZO – Il paracadute dello Stato si apre anche Banca Etruria, Banca Marche e CariFerrara. I soldi pubblici messi a disposizione del sistema bancario italiano con il decreto salva-risparmi non saranno utilizzati solo per mettere in sicurezza Monte Paschi e i conti delle due banche venete, ma serviranno anche rimpinguare le risorse delle tre good banks. Quelle che alcuni grandi debitori italiani hanno prosciugato.

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Il Tesoro fornirà una garanzia sulle emissioni delle good banks
Ubi Banca ha firmato il contratto per l'acquisto delle tre good banks salvate a fine 2015: Nuova Banca dell'Etruria, Nuova Banca delle Marche e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti. E Bper sta cercando di accelerare per l'acquisto di Carife, che sembra a portata di mano. Il closing della prima operazione dovrebbe arrivare entro la prima metà del 2017, previo smaltimento di 2,2 miliardi di sofferenze tuttora in pancia ai tre istituti. Ma ci sarà bisogno di ricorrere all'aiuto dello Stato, che fornirà una garanzia sulle emissioni delle banche. Si allarga così l'ombrello del Tesoro sugli istituti di credito in difficoltà. I 20 miliardi di euro che il governo ha messo a disposizione del sistema bancario nazionale con il decreto salva-risparmi serviranno anche ad assicurare il lieto fine alla cessione delle good banks.

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I grandi debitori insolventi delle banche italiane
Soldi pubblici saranno impiegati ancora una volta per salvare le banche in crisi. Ma, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, secondo i dati della Cgia di Mestre i crediti in sofferenza degli istituti di credito italiani sono per oltre l'80% ascrivibili alle grandi imprese nazionali che hanno preso ingenti finanziamenti dalle banche trasformandoli in debiti insoluti. E ora iniziano a trapelare i nomi di coloro che hanno contribuito a spingere questi istituti di credito sull'orlo del precipizio. Gli elenchi dei debitori insolventi sono parziali, ma è possibile individuare qualche personaggio famoso. Nella black list di Banca Etruria spicca il nome di Francesco Bellavista Caltagirone che tra Acqua Marcia e Acquamare ha accumulato 45 milioni di sofferenze. Poi è la volta del leader del cemento Sacci, che ha lasciato un buco nel bilancio di Etruria da 60 milioni di euro.

Il «conto salato» dello Yacht Etruria
Infine vale la pena ricordare il «conto» salato (mai pagato) dello Yacht Etruria, la mega-nave della Privilege Yard che dopo il fallimento della società è stata praticamente abbandonata nel Porto di Civitavecchia. E fin qui si tratta «soltanto» di debitori insolventi. Nel caso di Carife, invece, la faccenda si complica perché secondo Francesco De Domicis che scrive su Libero Quotidiano dietro gli investimenti della banca in due progetti immobiliari (Milano Santa Monica e MiLuce) ci sarebbe stata una vera e propria «truffa» che avrebbe causato sofferenze all'istituto di Ferrara per 240 milioni di euro. Accertare le responsabilità di chi ha contribuito alle crisi delle banche italiane ottenendo ingenti prestiti senza restituire il denaro e aprendo voragini nei bilanci degli istituti, di chi quei soldi li ha prestati senza alcuna garanzia con un massiccio ricorso al credito relazionale e di una vigilanza evidentemente non all'altezza è fondamentale per restituire credibilità alle istituzioni finanziarie del paese. Soprattutto se i soldi dei cittadini devono essere utilizzati per trarle in salvo.