20 agosto 2019
Aggiornato 05:00
Addio fusione con General Motors

Fca, i segreti dello scandalo che tutti conoscevano

Scende il titolo e ci rimettono i piccoli investitori. Volkswagen, attraverso il governo tedesco e la Commissione europea, è sempre più aggressiva

DETROIT - Correzione pesante ma non drammatica. Fca perde circa il 4% in Borsa, ma non si è manifestato il tracollo che molti temevano. Nonostante il silenzio della dirigenza, e l'assedio che giunge dalla Germania, la situazione non si è ancora avvitata. Cosa potrà succedere da ora al comparto manifatturiero più importante d'Italia? A pagare il prezzo maggiore sono i piccoli azionisti che hanno puntato sui vistosi rialzi degli ultimi tempi; nonché i lavoratori del gruppo, che guardano con estremo timore all'evolvere della vicenda.

Scandalo noto ma silenziato
Nel novembre del 2016 un corrispondente francese a Roma per conto di un importante quotidiano economico riceve una soffiata: tenere d’occhio Marchionne, gli Elkann e a Fca. Motivo: da un giorno all’altro potrebbe vedere la luce uno «scandalo» simile a quello che ha causato 30.000 licenziamenti alla Volkswagen. Inspiegabilmente, da quel giorno di novembre, il titolo Fca inizia a guadagnare in Borsa senza sosta. E dello scandalo rimane solo più il continuo brusio di sottofondo, che in molti ascoltavano. Non succede nulla fino q quando non si inizia a parlare di nozze con GM.

Questo matrimonio non s'ha da fare
Sono molti gli aspetti oscuri, ed enigmatici, della vicenda che investe Fiat Chrysler Automobilies, finita dentro un’inchiesta in cui si trovava da mesi, di cui tutti sapevano, ma esplosa con un tempismo sospetto. Fca, dopo un’impennata dei valori di Borsa strategica, stava cercando un socio in cui confluire. Le mega fusione, da anni, sono viste come l'unico strumento di sopravvivenza per i gruppi automobilistici. Date le dimensioni produttive e il debito consolidato, Fca può fare tale operazione con pochi partner: il migliore tra tutti è General Motors. GM ha il «vantaggio» di essere una public company (socio di maggioranza relativa è il sindacato Uaw con il 9%), le cui piattaforme produttive sono»simili» a quelle di Fca. Questo significa un risparmio comune pari a miliardi di dollari. Nel caso in cui fosse finita invece tra le braccia di Volkswagen, che ha dovuto accantonare le ambizioni di conquista a causa della multa miliardiaria che l'ha dissanguata, Fca sarebbe stata semplicemente diluita fino alla semi scomparsa.

Elkann fuori da tutto
Come scritto dal Sole 24 ore, «quasi ogni altra intesa con un costruttore automobilistico sarebbe una vendita in cui Exor uscirebbe di fatto immediatamente di scena o conserverebbe una partecipazione puramente finanziaria». In ogni caso a uscire fortemente ridimensionati sarebbe stata la Exor, società cassaforte degli Elkann, che ormai si occupa prettamente di gestione di pacchetti finanziari. La cui sede fiscale, per altro, è stata spostata in Olanda «per omogeneizzare la fiscalità del gruppo», fanno sapere gli Elkann quando si fa notare che si tratta di una delocalizzazione fiscale in sub-paradiso. Tutto legale, in ogni caso.

Il diesel inquina
Lo scandalo «dieselgate» afferente alla Fca, giorno dopo giorno diventa viepiù pericoloso per l’Italia. E’ ormai chiaro che nel mirino c’è l’intero gruppo sorto dalla fusione tra Fiat e Chrysler. Il ministro tedesco Alexander Dobrindt, noto per le sue posizioni polemiche verso l’Italia, ha affermato che «le autorità italiane sapevano da mesi che Fca, nell'opinione dei nostri esperti, usava dispositivi di spegnimento illegali, che l'azienda di Sergio Marchionne si è rifiutata di chiarire e che quindi la commissione Ue deve conseguentemente garantire il richiamo di alcuni modelli». Tra cui 500, Doblò e Renegade. Un’ingerenza che ha fatto innervosire i ministri Calenda e Del Rio. La Commissione europea ha però speso parole molto più vicine alle intemerate tedesche che alle difese italiane: «L’Italia – si legge in una nota – deve chiarire al più presto o potrebbe scattare la procedura di infrazione». La richiesta tedesca ha come obbiettivo quello di affossare l’industria italiana per rilanciare il comparto manifatturiero Volkswagen, recuperando così il terreno perduto.

Chi sta dalla parte di chi
I vertici della multinazionale, Sergio Marchionne e John Elkann, hanno incontrato il sindaco di Torino presso gli stabilimento di Mirafiori, Chiara Appendino, e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Un simbolico gesto di sostegno politico delle istituzioni territoriali. Questo perché a finire nel mirino di eventuali ridimensionamenti potrebbe essere lo storico stabilimento torinese. Che negli ultimi anni ha visto arrivare nuovi modelli, ma risulta ancora tra i più deboli di quelli italiani.

Il governo tedesco e la Commissione europea fanno paura per la loro aggressività
Ricapitolando: Fca avrebbe compiuto una infrazione amministrativa seria. Dalla sua parte ci sono il governo e le istituzioni piemontesi. Pesi leggeri. Potrebbe esserci la nuova amministrazione Usa, a cui Marchionne ha promesso, appena due giorni prima dell’esplosione dello scandalo, duemila posti di lavoro. Ma Donald Trump parte azzoppato per le mille controversie aperte, e difficilmente potrà difendere Fca a oltranza. Si spera nella nuova dirigenza di Epa, culturalmente meno rigida per quanto riguarda le normative ambientali: anche in questo caso però non potranno avvenire miracolose assoluzioni. Gli avversari di Fca appaiono molto più strutturati e potenti: il governo tedesco e la Commissione Europea fanno paura per la loro aggressività. Così come la speculazione finanziaria, interessata ad affossare il titolo per lungo tempo, situazione che creerebbe terreno fertile per una scalata a prezzo di saldo. Ulteriore fattore negativo è il tempo: per quanto la polemica infuri sui media, i tempi decisionali per eventuali sanzioni sono pari a anni.