9 dicembre 2022
Aggiornato 02:30
L'analisi di Carlo Vedani, AD di Alicanto Capital

Italia finalmente in crescita

Il prodotto interno lordo del nostro paese si è incrementato più delle previsioni e il rapporto deficit-pil chiuderà il 2022 in calo rispetto all'anno precedente.

Banconote in Euro
Banconote in Euro Foto: Pixabay

Nel corso di ottobre, i mercati hanno registrato il rimbalzo che tutti auspicavamo. Certo, siamo ancora lontani da un recupero netto (l'azionario è ancora a -20%), ma la svolta ci autorizza a conservare timide speranze sulla prosecuzione della tendenza. Particolarmente positivo l'obbligazionario, che sembra finalmente in rialzo, almeno sulla parte lunga della curva, sia in Europa, sia negli Stati Uniti.

Pil, Italia in maglia rosa

A ciò si aggiunge una notizia positiva per l'Italia: il pil è cresciuto più delle previsioni, rendendo lo spread, sceso a 215, minore rispetto a molti altri differenziali. Inaspettatamente, il nostro paese farà registrare la crescita più solida all'interno dell'Ue: grazie anche all'inflazione, il rapporto deficit-pil si rivelerà decisamente più basso rispetto all'anno scorso.

In cifre, si prevede che questo valore a dicembre scenda a quota 150, mentre la crescita – influenzata dal «combinato disposto» fra l'aumento del prodotto interno lordo e l'inflazione – dovrebbe superare l'11%.

Grano, nuovi problemi all'orizzonte

Se ottobre può essere archiviato come un mese positivo per i mercati, l'ultima seduta del mese ha però visto un'impennata del prezzo di grano e mais, causata dallo stop russo all'accordo. Finora, questo rialzo ha avuto impatti sugli indici, influenzati positivamente dal calo del prezzo del gas, ma pone un'incognita sul futuro. Soprattutto perché è parte di un circolo vizioso di azioni e reazioni sul campo di battaglia russo-ucraino che rischia di coinvolgere l'Occidente in maniera più diretta.

Europa e Stati Uniti, dal canto loro, non hanno ancora compreso pienamente che le sanzioni non stanno più di tanto danneggiando la Russia: Mosca commercia tranquillamente con gli altri paesi non allineati e vende le proprie materie prime in Asia, continente da cui poi si approvvigiona.

Lula e il sogno della moneta unica sudamericana

Tra i paesi che commerciano senza restrizioni con la Russia c'è anche il Brasile, i cui scambi con Mosca sono aumentati di oltre il 100%. Il ritorno di Lula alla presidenza, sancito domenica scorsa dalle urne, non cambierà la situazione. Anzi: il suo mandato potrebbe ulteriormente raffreddare i rapporti con gli Stati Uniti. Soprattutto nel caso in cui il presidente brasiliano tornasse a parlare di un progetto che, se realizzato, rappresenterebbe un duro colpo a secoli di strategie politiche monroviane: la creazione di una moneta unica sudamericana. Dal punto di vista politico non ci sarebbero ostacoli, dato che per la prima volta nella storia tutti i paesi latini del Sudamerica sono governati da esponenti di sinistra o centro-sinistra.

Realizzare un «euro sudamericano» sarebbe però molto difficile dal punto di vista economico per la presenza di paesi molto instabili, come Venezuela e Argentina, che non rientrerebbero nei parametri di ammissione. Mentre non sarebbe scontata l'adesione dell'Ecuador «dollarizzato».

Inoltre, non si sa quanto un simile piano possa giovare al Brasile, vera locomotiva del Sudamerica: per il paese sarebbe più conveniente guardare all'esempio europeo (il cui pieno progetto è ancora in fase di realizzazione) e tenersi stretto il real.

Per il resto, la sfida di Lula appare molto impegnativa. In primo luogo, dovrà gestire il potere in maniera diametralmente opposta rispetto ai mandati precedenti, impegnandosi in una lotta senza quartiere alla corruzione.

In secondo luogo, il presidente non potrà scontentare le parti produttive del paese, che hanno votato in gran parte per Bolsonaro, né il parlamento, ancora dominato da una maggioranza di destra. Anche per questo motivo, Lula ha scelto come vicepresidente Geraldo Alckmin, iscritto al Partito Socialista ma proveniente da un movimento centrista e decisamente pro-mercato.

Tassi, niente di nuovo a Francoforte e Washington

Qualsiasi risultato delle presidenziali non avrebbe comunque messo in discussione la crescita economica brasiliana, dovuta anche al rincaro delle materie prime di cui il paese è esportatore. Tutto questo mentre l'inflazione è scesa in misura tale da bloccare ulteriori aumenti dei tassi.

Aumenti ancora in agenda per Bce e Fed, che alternativamente ritoccano il livello verso l'alto (domani sarà il turno della Federal Reserve, con un probabile rialzo di 75 basis point). Allo stato attuale molti analisti prevedono che i tassi americani non siano destinati a superare il picco massimo del 5%; poi, inevitabilmente, si andrà verso una discesa.

Una certa influenza potranno averla le elezioni di mid term, previste per martedì prossimo: se i democratici dovessero perdere anche il senato, la situazione economica potrebbe avere riflessi positivi, generati da politiche di bilancio meno espansive e un approccio diverso sul fronte ucraino.

Il cinguettio di Elon Musk

Sempre oltre oceano, si conclude la telenovela-Twitter: dopo un tira e molla estenuante, Elon Musk  ha infatti comprato il social network dei cinguettii.

Nel commentare questa operazione, i giornali si sono concentrati sul drastico cambio di linee guida che fonderanno il nuovo Twitter, più aperto a una molteplicità di opinioni e posizioni, sia dal punto di vista politico, sia etico, e meno tollerante nei confronti dei bot.

La vera sfida, però, risiede nella sostenibilità finanziaria dell'azienda: economicamente Twitter ha seri problemi ed è stato pagato troppo rispetto al suo valore corrente. Un problema che affligge anche Facebook, il cui sbarco sul metaverso si è rivelato poco fruttuoso, e che ha perso oltre il 70% della sua capitalizzazione da inizio anno. Musk sarà dunque chiamato a rendere redditizio Twitter in un periodo in cui il modello economico dei social network è entrato un po’ in crisi.

Se, comunque, il closing dell'operazione Twitter ha conquistato spazio sui giornali, anche per la popolarità della piattaforma, il vero «colpaccio» di Musk è un altro: l'acquisizione del 20% di Glencore, prima società al mondo per commercio di materie prime. L'operazione porta Tesla ad un miglior controllo della propria catena di approvvigionamento e, di conseguenza, a coprire la filiera a monte. Ricordiamolo: Tesla, nonostante la perdita del 43% da inizio anno, può vantare una capitalizzazione di 720 miliardi di dollari – cifra che è maggiore rispetto a tutti gli altri produttori di auto del mondo messi insieme.

Periodo buono per i bancari

Infine, un focus su Unicredit, il cui utile è salito a 4 miliardi (Russia esclusa), raggiungendo con due anni di anticipo il traguardo previsto dal suo piano strategico.

Il dato, in gran parte inatteso, dipende anche dai buoni risultati delle continue operazioni di buy back, oltre che dai conti solidi del gruppo e dall'aumento dei tassi, che favorisce l'intero sistema bancario.

Attendiamo ora gli utili di Intesa Sanpaolo, che si preannunciano, come quelli di Unicredit, superiori alle aspettative.