17 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Inchiesta Banca Popolare di Bari

Banca Popolare di Bari sotto inchiesta, i risparmiatori rischiano di perdere tutto (e Bankitalia tace)

La Banca Popolare di Bari è sotto inchiesta. I finanzieri hanno fatto irruzione nella sua sede legale questa mattina all'alba in cerca di documenti. E gli azionisti dell'istituto rischiano di perdere tutto

BARI – I nodi, prima o poi, vengono al pettine. La Banca Popolare di Bari ora è ufficialmente sotto inchiesta per «apparenti irregolarità nella gestione poste in essere negli ultimi anni». All'alba i finanzieri hanno fatto irruzione nella sede legale dell'istituto a caccia di documenti. Da oltre 15 mesi, infatti, gli azionisti della banca lamentano di non poter aver accesso ai loro risparmi e denunciano i dipendenti dell'istituto per pratiche di «ostruzionismo». Ma la storia parte da lontano e comincia con l'acquisto di Tercas, la Cassa di Risparmio di Teramo. Ecco cosa sta succedendo tra le mura del più grande istituto di credito del Mezzogiorno.

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La Banca Popolare di Bari è sotto inchiesta
E' la volta della Banca Popolare di Bari. Ma questo è un film già visto e le vittime della sceneggiatura sono sempre i risparmiatori, che rischiano di perdere tutti i loro averi. Questa mattina all'alba i finanzieri hanno fatto irruzione nella sede legale dell'istituto di credito più grande del Mezzogiorno in cerca di documenti. La Banca Popolare di Bari è sotto inchiesta per «apparenti irregolarità nella gestione poste in essere negli ultimi anni». Il reato ipotizzato dalla magistratura barese è «ostacolo alle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza». Sta di fatto che da oltre 15 mesi gli azionisti della Popolare di Bari non possono entrare in possesso dei loro risparmi. C'è chi ha investito 100mila euro, chi arriva a 250mila. E tutti rischiano di perdere tutto.

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Gli azionisti di BpB rischiano di perdere i loro risparmi
Noi del Diariodelweb avevamo già avuto modo di raccontarvi quanto stava accadendo in quel di Bari e avevamo seguito con attenzione le denunce degli azionisti dell'istituto. Giovedì 20 ottobre diverse decine di manifestanti e rappresentanti degli azionisti avevano protestato davanti la sede della banca con striscioni e altoparlanti. E la parola più urlata era stata «ladri». Negli ultimi mesi le azioni della BpB avevano perso circa il 21% del loro valore e gli azionisti lamentavano pratiche di «ostruzionismo» da parte degli impiegati della banca per poter vendere le azioni e riavere indietro almeno una parte del denaro investito.

Gli investitori lamentano di essere stati «truffati»
I manifestanti accusavano i vertici della banca di essere stati indotti all'acquisto «con la promessa che le azioni non avrebbero perso valore» e che, in ogni caso, avrebbero potuto «riavere indietro i soldi in qualsiasi momento». Le cose, però, sono andate molte diversamente. Cambia il nome della banca, ma la musica sembra sempre la stessa dopo i recenti scandali che hanno travolto alcuni istituti del credito nostrano. La Banca Popolare di Bari oggi naviga in pessime acque, le azioni sono vittime di una perdurante svalutazione e il bilancio del 2015 si è chiuso con 297 milioni di perdite. Gli investitori lamentano di essere stati «truffati» perché i dipendenti della banca non avrebbero rispettato il profilo di rischio collegato a quel prodotto finanziario tenendoli all'oscuro delle sue criticità.

Il silenzio di Bankitalia sulle criticità dell'istituto
Ma la storia parte da lontano e comincia nell'ottobre del 2013, quando la Banca d'Italia rilevò delle significative «criticità» nella gestione dell'istituto pugliese. La Vigilanza si era accorta che qualcosa non andava, tuttavia non seguì alcun provvedimento nei confronti della Popolare di Bari. Nello stesso periodo, però, come riporta Vittorio Malagutti su l'Espresso, la stessa Bankitalia sollecitò la BpB affinché si facesse carico dell'acquisto di Tercas, la vecchia Cassa di Risparmio di Teramo, che navigava in pessime acque ed era sul punto di fallire. Per salvare l'istituto abruzzese servivano circa 600 milioni di euro, ma nessun compratore era disposto a scommettere sulla sua sopravvivenza. Un do ut des? Sta di fatto che la Banca Popolare di Bari l'anno seguente acquistò Tercas e tutti i suoi debiti incagliati, evitandole di finire in un precipizio. Si rivelò un pessimo affare per l'istituto più grande del Mezzogiorno. Ma la Vigilanza sembrò dimenticarsi della sua cattiva condotta.

Le conseguenze dell'acquisto di Tercas e delle sue sofferenze
L'onda lunga di questo pessimo affare è arrivata fino ai giorni nostri e la Banca Popolare ne paga ancora il prezzo, che si è scaricato sul bilancio del 2015. E' necessario sottolineare, tuttavia, che la BpB non fece tutto da sola per quanto riguarda l'acquisto di Tercas. Il conto venne pagato per metà anche dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, finanziato da tutti gli istituti di credito nazionali. Ma l'aiuto di Fidt non bastava per condurre a termine l'operazione. Così la Popolare di Bari dovette ricorrere anche al portafoglio dei suoi soci, invitandoli ad acquistare azioni per un valore di circa 300 milioni di euro. Alla fine del 2013 la banca contava circa 60mila soci, che lievitano a 70mila nel 2015. E qui entrano in gioco i risparmiatori. Gli investitori, infatti, accusano i dipendenti della banca pugliese di essere stati indotti all'acquisto perché la banca aveva urgente bisogno di liquidità. Ma nel giro di pochi mesi quelle stesse azioni hanno perso oltre il 20% del loro valore sublimando i risparmi di una vita di migliaia di famiglie. Il tutto (ancora una volta) nel silenzio di Bankitalia. Dejà vu.