17 novembre 2019
Aggiornato 17:30
La rabbia dei risparmiatori

Banche, quel brutto pasticciaccio della Banca Popolare di Bari

I risparmiatori della Banca Popolare di Bari stanno vivendo un dramma: da oltre 15 mesi i loro risparmi sono bloccati nell'istituto e le azioni in loro possesso hanno perso il 21% in poco tempo. Ecco cosa sta succedendo e cosa c'entra Bankitalia

BARI – Un'altra brutta storia coinvolge una delle banche più importanti del paese. Da oltre 15 mesi gli azionisti della Banca popolare di Bari non possono entrare in possesso dei loro risparmi. C'è chi ha investito 100mila euro, chi arriva a 250mila. Tutti rischiano di perdere tutto. Ecco quello che sta succedendo tra le mura del più grande istituto di credito del Mezzogiorno.

Il dramma dei risparmiatori della Banca Popolare di Bari
I risparmi di una vita bloccati in banca. Il rischio di perdere tutto. Da oltre 15 mesi gli azionisti della Banca Popolare di Bari vivono in un limbo e aspettano di tornare in possesso del loro denaro. Ma non sanno se ci riusciranno. Giovedì 20 ottobre alcune decine di manifestanti e rappresentanti degli azionisti hanno protestato in piazza con striscioni e altoparlanti. La parola più urlata è stata «ladri». Alcuni di loro hanno investito 100mila euro nelle azioni dell'istituto. Altri 250mila. Di recente, però, le azioni della BpB hanno perso circa il 21% del loro valore e gli azionisti lamentano pratiche di «ostruzionismo» da parte degli impiegati della banca per vendere le azioni e riavere indietro almeno una parte del denaro investito.

Le azioni dell'istituto hanno perso il 21% del loro valore
Un film già visto, in Italia, tante altre volte. Come riporta La Repubblica, i manifestanti accusano i vertici della banca di essere stati indotti all'acquisto «con la promessa che le azioni non avrebbero perso valore» e che, in ogni caso, avrebbero potuto «riavere indietro i soldi in qualsiasi momento». Le cose, però, sono andate molte diversamente. La banca naviga in pessime acque, le azioni sono vittime di una perdurante svalutazione e il bilancio del 2015 si è chiuso con 297 milioni di perdite. Gli investitori lamentano di essere stati «truffati» perché i dipendenti della banca non avrebbero rispettato il profilo di rischio collegato a quel prodotto finanziario. Cambia il nome della banca, ma la musica sembra sempre la stessa dopo i recenti scandali che hanno travolto alcuni istituti del credito nostrano.

La vicenda inizia nel 2013 con un'ispezione di Bankitalia
Anche stavolta la storia della Banca Popolare di Bari parte da lontano. In particolare, dall'ottobre del 2013, quando la Banca d'Italia rilevò delle significative «criticità» nella gestione dell'istituto pugliese. Agli occhi della Vigilanza di Bankitalia qualcosa non quadrava del tutto. Tuttavia, non seguì alcun provvedimento nei confronti della Popolare di Bari. Nello stesso periodo, però, come riporta Vittorio Malagutti su l'Espresso, la stessa Bankitalia sollecitò la BpB affinché si facesse carico dell'acquisto di Tercas, la vecchia Cassa di Risparmio di Teramo, che era sul punto di fallire. Per salvare l'istituto abruzzese servivano circa 600 milioni di euro, ma nessun compratore s'intravedeva all'orizzonte. Un do ut des? Fatto sta che la Banca Popolare di Bari l'anno seguente acquistò Tercas e tutti i suoi debiti incagliati.

L'acquisto di Tercas e delle sue sofferenze
Londa lunga di quel pessimo affare è arrivata fino ai giorni nostri e si è scaricata anche sul bilancio del 2015. E' necessario sottolineare che la BpB non fece tutto da sola. Il conto venne pagato per metà anche dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, finanziato da tutti gli istituti di credito nazionali. Ma l'aiuto di Fidt non bastava per portar a buon fine l'operazione. Così la Popolare di Bari dovette ricorrere anche ai suoi soci, invitandoli ad acquistare azioni per un valore di circa 300 milioni di euro. Alla fine del 2013 la banca contava circa 60mila soci, che lievitano a 70mila nel 2015. Gli investitori accusano i dipendenti della banca di essere stati indotti all'acquisto. Fatto sta che nel giro di pochi mesi le azioni perdono oltre il 20%. Nel silenzio di Bankitalia. Dejà vu. E ora che succederà?