20 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Non solo Mps e Deutsche Bank

Credit Suisse, utile in picchiata dopo lo scandalo della maxi frode fiscale

Utile in picchiata nel terzo trimestre per Credit Suisse, fermo a quota 41 milioni di franchi svizzeri. Nel 2016 il titolo dell'istituto elevetico ha perso il 40% del suo valore, anche a causa dello scandalo della presunta maxi frode fiscale

Credit Suisse, utile in picchiata dopo lo scandalo della maxi frode fiscale.
Credit Suisse, utile in picchiata dopo lo scandalo della maxi frode fiscale. Shutterstock

ROMA – Credit Suisse ha chiuso il terzo trimestre con un utile in picchiata del 95%, pari a 41 milioni di franchi svizzeri (37 milioni di euro). La cifra è comunque superiore alle stime degli analisti, che avevano previsto un rosso da 150 milioni di euro. Con Deutsche Bank, l'istituto elvetico è quello che in Europa ha subito il calo di valore più significativo. Dopo gli scandali che l'hanno coinvolta e le sanzioni penali, il titolo di Credit Suisse ha perso il 40% nel 2016.

Utile in picchiata nel terzo trimestre per Credit Suisse
In Europa si sta lavorando per salvare Deutsche Bank e il Monte Paschi. Ma anche Credit Suisse non se la passa affatto bene e recentemente è stata coinvolta in più di uno scandalo finanziario. Il secondo istituto bancario svizzero ha chiuso il terzo trimestre con un utile in picchiata del 95%, corrispondente a circa 41 milioni di franchi svizzeri (37 milioni di euro). La cifra è comunque superiore alle stime degli analisti, che avevano previsto un «rosso» da 150 milioni di euro. Il trimestre, dunque, è andato meno peggio del previsto, ma vale la pena ricordare che nel 2016 Credit Suisse ha perso il 40% del suo valore.

La presunta maxi frode fiscale e le «finte» polizze assicurative
E a poco è servito l'aumento di capitale da 6 miliardi di dollari varato solo l'anno scorso. Sui conti dell'istituto pesano quei 109 milioni di euro pagati appena qualche giorno fa per chiudere l'inchiesta penale e il contenzioso fiscale che la vedevano coinvolta in una presunta maxi frode perpetrata con delle false polizze assicurative. Per cancellare con un colpo di spugna la spinosa vicenda, l'istituto elvetico ha versato 101 milioni di euro per imposte, interessi di mora e sanzioni all'Agenzia delle Entrate e altri 8,5 milioni di euro per sanzioni pecuniarie e denaro confiscato. L'indagine era stata aperta dalla Procura di Milano nel 2015.

L'indagine della Procura di Milano e quei 4mila italiani coinvolti
Il colosso bancario svizzero è stato indagato per riciclaggio e circa 13mila presunti evasori fiscali italiani finirono nel mirino della Guardia di Finanza: 14 miliardi di euro sarebbero stati portati all'estero grazie a finte polizze assicurative – definite dagli investigatori di «copertura» - realizzate proprio da Credit Suisse. Come riporta Angelo Mincuzzi su Il Sole 24 ore, circa 8 miliardi di euro sarebbero risultati investiti da 4mila italiani in polizze unit linked del Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp) e avrebbero permesso di trasferire i soldi all'estero con un vero e proprio stratagemma fiscale.

Il patteggiamento e l'obolo da 109 milioni di euro
Secondo le indagini, Credit Suisse faceva sottoscrivere ai clienti le polizze, che venivano vendute da due società con sede in Liechtenstein e alle Bermuda. Queste ultime, poi, si occupavano di retrocedere le ingenti somme di denaro alla stessa banca svizzera che – sempre secondo le indagini – avrebbe gestito i soldi dei clienti italiani. In pratica, le polizze fantasma avrebbero permesso all'istituto elvetico di riciclare il denaro facendo rientrare i soldi non dichiarati dall'estero. Nella vicenda è risultata coinvolta solo la casa madre svizzera, e non la sua controllata Credit Suisse Italy Spa, né le altre società italiane del gruppo. Ma l'indagine della procura di Milano si è chiusa con il patteggiamento di Credit Suisse, che ha preferito pagare per mettere l'accaduto in modalità silenzioso.