20 novembre 2019
Aggiornato 20:00
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Pensioni, tutte le novità che riguardano gli assegni previdenziali del 2017

Le novità sul fronte pensioni per il 2017 non sono poche: dall'eliminazione del contributo di solidarietà all'aumento dei percettori della quattordicesima. E forse dal 2019 si potrà andare in pensione con 5 mesi di anticipo

Tutte le novità che riguardano gli assegni previdenziali del 2017.
Tutte le novità che riguardano gli assegni previdenziali del 2017. Shutterstock

ROMA – Buone notizie per i pensionati. L'anno venturo dovrebbe portarne almeno un paio: l'eliminazione del contributo di solidarietà e l'allargamento della platea di chi ha diritto alla quattordicesima. Ma forse si potrà anche andare in pensione cinque mesi prima del previsto. Ecco tutte le novità in vista per il 2017.

Le novità sul fronte pensioni per il 2017
Il 29 luglio prossimo è in programma il tavolo politico su pensioni e lavoro tra il Governo Renzi e i sindacati. Sul piatto c'è anche l'anticipo pensionistico, ma i conti non tornano. L'Esecutivo sta pensando di stanziare circa 700 milioni di euro, mentre per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ne servirebbero più del triplo: circa 2,5 miliardi. Mentre il confronto tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e i rappresentanti delle tre sigle sindacali nazionali prosegue, all'orizzonte si profilano novità importanti, relative all'anno venturo, per i pensionati. A cominciare dall'eliminazione del contributo di solidarietà.

L'eliminazione del contributo di solidarietà
Il provvedimento era stato introdotto con la Legge di Stabilità del 2014, durante il governo Letta, e aveva durata triennale perciò si esaurirà a fine anno. Le pensioni superiori ai 91mila euro, perciò, non saranno più soggette a questo prelievo forzoso, compreso tra un minimo pari al 6% della pensione per gli importi da 91.344 a 130.491,40 e un massimo del 18% per quelle superiori a 195 euro. Senza il contributo di solidarietà le pensioni d'oro brilleranno ancora di più. Ammesso che il Governo non decida all'ultimo momento di prorogare il provvedimento. Tanto più che la Corte Costituzionale l'ha dichiarato legittimo.

Aumentano i percettori della quattordicesima
Buone notizie anche per quel che riguarda la quattordicesima. Potrebbe essere ampliata la platea di persone che hanno diritto a percepirla, coinvolgendo fino a un milione e mezzo di pensionati. Secondo il sottosegretario di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, che si occupa di far quadrare i conti del Governo Renzi sul fronte pensioni, la quattordicesima è uno strumento potente che «ha il vantaggio di essere semplice ed è disegnato su una fascia di persone che ha davvero bisogno di aiuto». Oggi spetta solo a chi non supera i 10mila euro lordi all'anno, ma la soglia sarebbe alzata a 13mila. Ma la misura peserebbe sulle tasche dello Stato per 600 milioni di euro.

Nel 2019 in pensione con 5 mesi di anticipo
Inoltre, nel 2019 potrebbe ridursi di 5 mesi il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia. In pratica, invece dei 67 anni previsti oggi dalla Riforma Fornero per gli uomini, potrebbero essere sufficienti «soltanto» 66 anni e 7 mesi per lasciare il posto di lavoro. Non si tratterebbe di un regalo del Governo Renzi, ma di un adeguamento automatico che avviene in funzione dei dati relativi all'aspettativa di vita della popolazione che vengono calcolati ogni anno dall'Istat: i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, infatti, devono essere calibrati periodicamente in funzione della speranza di vita.

Tassi di inflazione azzerati: nessun aumento negli assegni
E nel documento relativo al mese di febbraio, l'Istituto nazionale di statistica ha registrato una (triste) inversione di tendenza: nel 2015 è diminuita rispetto al 2014, passando a 80,1 anni per gli uomini (era 80,4) e 84,7 per le donne (era 85). Tuttavia, è doveroso sottolineare che, come riporta il Sole 24 Ore, al momento nelle norme previdenziali non c'è traccia di un adeguamento automatico per i requisiti in diminuzione, ma solo per quelli in crescita. Perciò bisognerà attendere la conferma della riduzione del requisito anagrafico da parte della Ragioneria generale dello Stato per fare i salti di gioia. C'è, infine, la questione del tasso d'inflazione. Ed è qui che la congiuntura economica internazionale negativa inizia a far sentire le sue conseguenze sugli assegni previdenziali. Ogni anno, infatti, questi vengono adeguati al costo della vita. E la brutta notizia è che il tasso di inflazione provvisorio calcolato per il 2016 è pari a zero e quello effettivo è stato addirittura negativo, perciò nel periodo 2015-2017 gli importi resteranno stabili e non c'è nessun aumento in vista.