9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
gli usa perdono il braccio destro

Perché la Brexit potrebbe salvare l'Europa dal TTIP

L'uscita del Regno Unito dall'Ue mette a rischio l'accordo di libero scambio con gli Usa. E sul continente la voce contraria dei francesi ribadisce un "no, grazie" agli americani anche dopo il voto inglese

ROMA – La Brexit potrebbe salvare l'Europa dal Ttip. Gli Stati Uniti stanno perdendo, infatti, il loro alleato più importante nella lunga trattativa per la firma dell'accordo di libero scambio con l'Unione Europea. Il risultato del referendum inglese ha rapidamente cambiato le priorità europee e l'intesa potrebbe saltare.

Il futuro complicato dell'Ue e del Regno Unito
Dopo il voto sulla Brexit, un'ondata di panico ha travolto le borse europee nella giornata del black friday, ma le conseguenze del referendum inglese non si fermeranno ai confini dei mercati finanziari. Il futuro economico e politico del Regno Unito e dell'Ue appare complicato e nebuloso. In Gran Bretagna, da un lato i conservatori hanno rinviato di una settimana, al 9 settembre, il termine per la scelta di un nuovo premier, dall'altro il leader dei laburisti è stato sfiduciato (per un voto) dal partito. Sul continente, invece, oggi si svolgerà la seconda giornata del Consiglio europeo senza la presenza inglese e all'ordine del giorno c'è anche il piano anti-crisi delle banche centrali.

Il TTIP rischia di saltare
Ma non solo. Si parlerà anche del destino del TTIP. La Brexit, infatti, rischia di mandare all'aria circa tre anni di trattative tra Usa e Bruxelles poiché gli inglesi erano i sostenitori più importanti dell'accordo di libero scambio: senza la «longa manus» degli americani sul continente europeo (così Charles De Gaulles definiva il Regno Unito in tempi non sospetti), il TTIP potrebbe saltare. E' l'ex economista della Banca mondiale, Chad Bown, a sottolineare il fatto che nella partita tra Usa e Ue sono cambiate drasticamente le carte in tavola: «Gli americani stanno perdendo uno dei paesi più favorevoli all'accordo», ha evidenziato Bown nelle scorse ore.

La voce contraria (e isolata) dei francesi
E quel finale che sembrava scontato ora è tutto da riscrivere. Sul continente, intanto, sono i francesi a far sentire maggiormente la loro voce contro la stipula dell'accordo tra i popoli dei paesi membri. Il veto del primo ministro Manuel Valls era giunto forte e chiaro alle orecchie di Washington e Bruxelles ben prima del voto inglese: «Nessun accordo di libero scambio dovrebbe essere concluso se non rispetta gli interessi dell'Ue. L'Europa deve essere ferma e la Francia vigilerà su questo». E anche dopo la Brexit la posizione del ministro non è mutata.

Un "grazie" agli inglesi
«Non ci può essere un accordo sul trattato transatlantico, non siamo sulla buona strada», perché l'accordo Ttip non solo «significa imporre un punto di vista che potrebbe essere terreno fertile per il populismo», ma anche, più semplicemente, rappresenterebbe «un male per la nostra economia», ha ribadito Valls. Alle luce degli ultimi sconvolgenti avvenimenti che hanno investito l'Unione Europea, la firma del TTIP sembra altamente improbabile prima del 2018. E non è detto che avvenga, senza la presenza del Regno Unito. In entrambi i casi, stavolta, dovremo dire "grazie" proprio agli inglesi.