15 novembre 2019
Aggiornato 19:00
la proposta dell'esecutivo

Pensioni, ecco come funziona l'anticipo. E cosa rischiano i lavoratori

Nessuna penalizzazione, ma un prestito bancario. Niente interessi né debiti per gli eredi. Ma vi spieghiamo cosa rischiano i pensionati

ROMA – Il governo sta definendo le regole dell'anticipo pensionistico. Dall'incontro che si è svolto ieri pomeriggio tra l'Esecutivo e i sindacati sono emerse alcune novità rilevanti e l'Ape verrà inserito già nella prossima legge di Stabilità.

Nessuna penalizzazione, ma un prestito bancario
Non ci saranno penalizzazioni, ma al loro posto verrà aperto un «prestito pensionistico» con un piano di ammortamento fino a vent'anni. Questa è la proposta messa sul piatto dal governo Renzi, che ieri è stata discussa con i sindacati. Il prestito sarà ripagato dai pensionandi con una decurtazione sull'assegno previdenziale che potrà andare dall'1-2% ad un massimo del 15%, a seconda del periodo di anticipo, del reddito e della situazione lavorativa dell'interessato.

Il meccanismo dell'Ape
L'operazione che l'Esecutivo sta cercando di mettere in atto è di tipo squisitamente finanziario: imprescindibile sarà la partecipazione delle banche. Il meccanismo dell'Ape, infatti, prevede che il pensionando sottoscriva attraverso l'Inps un prestito con la banca, che si assumerà l'onere di anticipargli una somma pari al suo reddito per gli anni necessari al lavoratore per arrivare a conseguire la pensione di vecchiaia.

Niente interessi sul prestito né debiti per gli eredi
Per restituire il prestito aperto con l'istituto di credito, il pensionato dovrà quindi versare una rata pari a una certa percentuale della sua pensione, che perciò si ridurrà di conseguenza. A quanto risulta dalle informazioni rivelate dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e dal sottosegretario alla presidenza, Tommaso Nannicini, dovrebbero essere a carico dello Stato gli interessi del prestito e anche il rischio di premorienza dei pensionati: in caso di decesso prima del termine della restituzione del debito, gli istituti di credito non potranno rifarsi sugli eredi.

Cosa rischiano i pensionati
Con l'Ape, quindi, i lavoratori potranno andare in pensione a partire da 63 anni, invece che a 66 anni e 7 mesi come prevede attualmente la legge Fornero, ma a patto di restituire la somma anticipata per loro dalla banca. Sembra facile e vantaggioso per i lavoratori. Ma è davvero così? Una volta raggiunta l'età pensionabile a tutti gli effetti, e quindi maturato il diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia, il lavoratore sarà obbligato a restituire le somme prese a prestito dalla banca attraverso una trattenuta sul suo assegno pensionistico. Come avevamo già avuto modo di sottolineare, questa triangolazione tra Inps, Stato e banche non è però priva di rischi: il pensionando potrà lasciare il lavoro in anticipo, ma il prezzo da pagare è un indebitamento a tutti gli effetti, procrastinato nel tempo. Per giunta , il debito in questione viene contratto in una fascia d'età tra le più soggette al rischio povertà. Per le pensioni più basse questo potrebbe essere un prezzo troppo alto da pagare.