27 novembre 2021
Aggiornato 13:00
allo studio 3 tipologie di intervento

Pensioni, ecco il piano del governo Renzi per la flessibilità in uscita

Il piano dell'Esecutivo per combattere la disoccupazione giovanile verte sulla flessibilità in uscita e ad anticiparne le dimaniche è il sottosegretario di Palazzo Chigi, che annuncia anche la volontà del governo di sostenere le pensioni minime. I costi dell'operazione sono molto alti, ma sono allo studio tre possibili tipologie di intervento

ROMA - Il governo scopre le sue carte e procede verso la flessibilità in uscita. L'Esecutivo sta studiando un piano per garantire a chi è vicino alla pensione la possibilità di lasciare il proprio impiego anticipatamente così da favorire il turn over generazionale. Il sottosegretario di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, ne ha anticipato le dinamiche.

Verso la flessibilità in uscita
Flessibilità in uscita è la parola d'ordine. Dopo le incalzanti proposte dei sindacati e del presidente dell'Inps, sembra averlo capito anche il governo Renzi, che sta studiando un piano ad hoc per garantire a chi è vicino alla pensione la possibilità di lasciare anticipatamente il proprio impiego per sbloccare il turn over generazionale. A maggio sarà pronto un position paper sulle pensioni che conterrà maggiori informazioni sulle proposte dell'Esecutivo, che comunque - stando alle prime indiscrezioni - prevedono una spesa inferiore al miliardo di euro per realizzare la manovra.

Il piano del governo Renzi
Le esigenze di bilancio, infatti, non permettono di assecondare i desideri di Tito Boeri, la cui proposta avrebbe invece un costo di circa 5-7 miliardi di euro. La domanda, quindi, sorge spontanea: come potrà il governo promuovere la flessibilità in uscita con una spesa così contenuta? E' il sottosegretario di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini, ad anticipare in un'intervista al Messaggero i progetti del governo. Per le pensioni anticipate «è possibile un piano di interventi calibrati su tre tipologie» che coinvolgerebbe non solo il governo, ma anche le banche, le assicurazioni e l'Inps.

Il governo sosterrà le pensioni minime
Nannicini precisa che per il momento «è solo una delle ipotesi allo studio, ma potrebbe far quadrare il cerchio tra flessibilità e sostenibilità della finanza pubblica». Inoltre il sottosegretario ha annunciato che «da qui alla fine della legislatura, entro il 2018, il Governo interverrà per sostenere le pensioni più basse», anche se è ancora presto per indicare la formulazione tecnica che l'Esecutivo adotterà. Sulla flessibilità in uscita «non è facile far quadrare i conti pubblici - ha concluso Nannicini - e stiamo ragionando su come procedere».

I costi dell'operazione
Il cuore del problema è che un intervento di questo tipo ha costi di cassa elevati, pari a circa 5-7 miliardi: lo Stato infatti deve anticipare la pensione a chi lascia anticipatamente il lavoro, poi recupera una parte di questi soldi con una penalizzazione, ma per la finanza pubblica il costo di cassa per i primi 10-15 anni è molto, molto elevato. L'unico modo per scendere sotto queste cifre è quello di trovare una soluzione tecnica che non cambi nulla per il pensionato che chiede l'anticipo all'Inps, ma in forza della quale una parte dell'anticipo verrà intermediata dal sistema finanziario. Ci auguriamo che questa possa essere la strada giusta.