8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Torna la battaglia delle pensioni

Sindacati uniti contro la legge Fornero

Cambiare la legge Fornero sulle pensioni per introdurre una flessibilità in uscita con cui liberare posti di lavoro e fare largo ai giovani. A richiederlo, ancora una volta, sono Cgil, Cisl e Uil che per questo hanno convocato, a Torino, Firenze e Bari, gli attivi dei quadri e dei delegati dei lavoratori.

ROMA - La legge Monti-Fornero sulle pensioni è stata «la più gigantesca operazione di cassa» fatta sul sistema previdenziale. Nel periodo 2013-2020 saranno prelevati circa 80 miliardi di euro con una manovra economica «fatta a danno di lavoratori e pensionati». Il giudizio è contenuto nel documento unitario che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato ieri nelle tre assemblee di Torino, Firenze e Bari cui hanno partecipato i segretari generali Susanna Camusso (Firenze), Annamaria Furlan (Torino) e Carmelo Barbagallo (Bari) insieme con delegati e quadri di tutte le regioni.

L'iniziativa ha lo scopo di aprire una vera e propria vertenza con il Governo, che non si è conclusa giovedì. Le tre confederazioni sono intenzionate ad andare avanti con la mobilitazione «con le modalità e i tempi che si decideranno» di volta in volta, ha detto Camusso a margine di un convegno sul Mezzogiorno.

Per i sindacati, la riforma Fornero ha introdotto elementi di «eccessiva rigidità» nell'accesso alla pensione generando «iniquità» e «problematiche» che ancora oggi aspettano una soluzione definitiva. Una «controriforma» è dunque «urgente» anche per sbloccare il mercato del lavoro e offrire occupazione ai giovani.

La richiesta dei sindacati è esplicita: è indispensabile ripristinare meccanismi di flessibilità nell'accesso alla pensione, a partire dall'età minima di 62 anni oppure attraverso la possibilità di combinare età e contributi, per venire incontro alle esigenze di vita delle persone e ai cambiamenti dell'organizzazione del lavoro e dei sistemi produttivi. Gli oneri relativi alle misure di flessibilità non possono essere scaricati sui lavoratori, sostengono i sindacati.

Ciò implica anche l'assoluta «indisponibilità» di Cgil, Cisl e Uil all'introduzione di misure che condizionino l'accesso anticipato al pensionamento al ricalcolo della pensione con il metodo contributivo. Accanto alla reintroduzione della flessibilità nell'accesso al pensionamento di vecchiaia, per le tre confederazioni occorre poi prevedere la pensione anticipata con 41 anni di contributi per tutti i lavoratori, senza penalizzazioni e senza collegamento con l'attesa di vita.

Devono inoltre essere inseriti anche elementi correttivi sul funzionamento del sistema contributivo in grado di assicurare un trattamento pensionistico adeguato e dignitoso anche a chi svolge e ha svolto lavori saltuari, discontinui, con retribuzioni basse o è entrato tardi nel mercato del lavoro. Forme d'integrazione ai trattamenti bassi devono essere riaffermate anche per le pensioni future, calcolate con il metodo contributivo.

I sindacati chiedono di modificare la gestione separata Inps che, a fronte di un progressivo aumento della contribuzione, accorda tutele diverse e minori agli iscritti, rispetto alla generalità dei lavoratori. E' anche utile, propongono le tre confederazioni, promuovere schemi di solidarietà intergenerazionale attraverso il ricorso alla contribuzione figurativa per incentivare l'utilizzo volontario del part time tra i lavoratori anziani negli ultimi anni della carriera lavorativa, collegandolo all'assunzione dei giovani, secondo le modalità previste dagli accordi collettivi.

E' «urgente» completare le salvaguardie per i lavoratori esodati con una soluzione di carattere strutturale che garantisca a tutti gli interessati il diritto alla pensione; risolvere i problemi della cosiddetta «quota 96» per il personale della scuola e i requisiti pensionistici del personale ferroviario; trovare una soluzione definitiva che consenta la ricongiunzione non onerosa dei contributi previdenziali maturati in gestioni diverse; estendere e potenziare presso tutte le gestioni previdenziali il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi di congedo parentale e per i periodi in cui le donne e gli uomini si dedicano al lavoro di cura e di assistenza di familiari disabili gravi; riconoscere la diversità dei lavori.

«La normativa attuale sui lavori usuranti - dicono - non risponde all'esigenza di riconoscere che i lavori non sono tutti uguali. Definisce poche tipologie, esclude interi settori e applica regole che impediscono alla quasi totalità degli interessati di usufruirne». Per tutelare le pensioni in essere, i sindacati propongono di tornare alla normativa sulla rivalutazione annuale in vigore prima del blocco imposto dalla legge Monti-Fornero con un taglio delle tasse attraverso una diversa politica fiscale che sostenga i redditi dei pensionati e realizzando la completa equiparazione della «no tax area» dei pensionati al livello di quella dei lavoratori dipendenti.

Infine, riconfermano l'importanza del ruolo svolto dalla previdenza complementare nel concorrere ad assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale. «Anche a tale riguardo è necessario che il Governo valorizzi la peculiarità del risparmio gestito dai fondi pensione negoziali, riconoscendone la finalità sociale anche sul piano fiscale, riportando all'11% l'imposta sostitutiva innalzata al 20% per una malintesa idea di equiparazione alle rendite finanziarie», conclude il documento unitario.

(con fonte Askanews)

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