26 maggio 2020
Aggiornato 15:30
COP21 Parigi

Conferenza sul clima, cosa è successo oggi (10/12/2015)

Delegazioni al lavoro a pieni giri alla COP21, la conferenza mondiale sul clima chiamata a siglare un accordo globale che rallenti la crescita della febbre della Terra causata delle emissioni di gas serra.

PARIGI - Delegazioni al lavoro a pieni giri alla COP21, la conferenza mondiale sul clima chiamata a siglare un accordo globale che rallenti la crescita della febbre della Terra causata delle emissioni di gas serra. Oggi alle 21 (sempre che l'orario sarà rispettato) Laurent Fabius dovrebbe presentare l'ultima bozza su cui poi si andrà alla discussione in plenaria delle delegazioni, probabilmente per tutta la notte.

La strada non è semplice
La strada non è semplice, come ha riconosciuto oggi lo stesso presidente francese Hollande, ma la collaborazione tra le parti resiste anche alle difficoltà di un negoziato chiamato comunque a produrre un testo di reale salvaguardia del pianeta, uno spirito reale di condivisione della responsabilità tra 195 Paesi, confermato dallo stesso sottosegretario di Stato Usa John Kerry, che deve avere necessariamente anche profonde radici etiche e morali, oltre il semplice conteggio di chi deve dare e di quanto si debba ricevere per dire di sì.

Galletti chiede spinta etica e morale
Spirito richiamato a ridosso del round finale di negoziazione anche dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti: «La discussione sta dimostrando grande disponibilità da tutti i Paesi, sicuramente c'è da parte dell'Europa e da parte dell'Italia, ma anche per la prima volta da parte di Paesi che fino ad oggi non si volevano impegnare in campo ambientale, penso agli Stati Uniti. Non è solo questione di numeri», ha detto Galletti. Per il ministro «si potrà parlare di successo se oltre i numeri noi ci mettiamo lo spirito, la responsabilità, l'etica e la morale». «Se noi pensiamo di risolvere tutto con la contabilizzazione possiamo anche trovare un accordo, ma non so poi se l'accordo avrà traduzione nei fatti - aggiunge Galletti -. Parigi sarà attuabile intanto se ci sarà una vera spinta etica e morale, cioè se ognuno vive Parigi con la responsabilità di dover salvare il pianeta per un debito ecologico che l'uomo ha verso il pianeta e verso soprattutto certi paesi, ma riuscirà anche se tutta l'economia riconosce l'importanza del dopo Parigi. Quando tutti i Paesi del mondo si impegnano ad una politica economica ed ambientale, allora questo diventa un grande business economico».

Temi aperti
Tecnicamente i temi aperti per la costruzione di una piattaforma finale soddisfacente per i Paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici e accettata dai Paesi sviluppati non sono pochi e certamente non secondari: innanzitutto c'è la negoziazione proprio sul livello di temperatura limite da accettare, inclusa l'opzione del grado e mezzo, più ambiziosa rispetto all'obiettivo iniziale dei 2 gradi. Poi il traguardo di lungo termine di riduzione delle emissioni ed il meccanismo di controllo, monitoraggio ed efficacia dei contributi volontari, oltre agli aspetti finanziari, cioè la dimensione dei finanziamenti che i Paesi industrializzati devono mettere a disposizione dei Paesi piu poveri per limitare il cambiamento climatico. Infine per quanto riguarda l'adattamento, si discute se bisogna considerare a parte, in maniera specifica, i cosiddetti «loss and damage» causati dalle catastrofi naturali legate ai cambiamenti climatici con una compensazione economica da parte dei Paesi industrializzati che hanno una responsabilità storica e dell'eventuale status di rifugiato climatico.

Un punto risolto
L'ultima bozza di accordo presentata dal presidente del comitato di Parigi ha comunque «un punto molto positivo», secondo Natale Massimo Caminiti, esperto Enea della delegazione italiana alla COP21. Nello scopo, quindi all'articolo 2 dell'accordo, si fa riferimento infatti a un rilancio della Convenzione quadro dei cambiamenti climatici e al suo obiettivo: «Il fatto che nell'accordo di Parigi come scopo si faccia riferimento a questo obiettivo e alla Convenzione si traduce in un grande vantaggio», in quanto la Convenzione è stata già ratificata da tutti i Paesi della Terra. Quindi facendo riferimento alla Convenzione «ïn molti Paesi, e fra questi gli Stati Uniti, non sarà necessario passare da un'ulteriore ratifica» e questo significa per l'amministrazione di Barack Obama non dover passare per le forche caudine del Congresso, e l'accordo potrebbe dunque entrare in vigore da subito.

E un altro passo in avanti
E intanto Gli Stati Uniti si sono uniti all'Unione europea e a un altro gruppo di Paesi presenti alla COP21 nella cosiddetta «High ambition coalition», una coalizione che ora comprende un centinaio di Paesi del mondo sviluppato e dei paesi emergenti. L'Ue si era gia' unita al gruppo APC, Africa, Paesi dei Caraibi e Pacifico, per spingere verso un accordo «ambizioso, duraturo e legalmente vincolante» che preveda il limite massimo del riscaldamento a 1,5 gradi e una revisione quinquennale degli impegni per ridurre le emissioni.

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