13 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Svolta all'Ecofin

Prima intesa sulla Tobin tax europea

Sembrava destinata all’ennesimo rinvio e invece la tassa europea sulle transazioni finanziarie compie un passo in avanti. Piccolo e di facciata per i detrattori, importante e incoraggiante per i dieci Paesi - Italia compresa - che hanno deciso di andare avanti nonostante la Gran Bretagna prometta un ricorso alla Corte di Giustizia.

BRUXELLES - Accordo «intermedio», durante la riunione del Consiglio Ecofin oggi a Bruxelles, fra 10 Stati membri dell'Ue sul progetto di Tassa sulle transazioni finanziarie (Ftt), meglio nota come «Tobin Tax».
Il pre-accordo, una pagina scarsa, è un riassunto molto succinto delle caratteristiche e dei parametri (ma senza le aliquote) della Ftt su cui i Dieci si sono accordati in linea di principio; in particolare, il primo paragrafo concerne il trattamento delle transazioni relative alle azioni, e il secondo quelle riguardanti i derivati. Un terzo breve paragrafo del testo contiene la richiesta di approfondire l'analisi del possibile impatto della tassa sull'economia reale e sui sistemi pensionistici; un impatto che, si sottolinea, dovrebbe essere «minimizzato».

Il gruppo di paesi membri partecipanti alla «Tobin tax» (che oggi ha perso un pezzo, l'Estonia, ritiratasi con un annuncio del suo ministro delle Finanze durante l'Ecofin) comprende Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

Il testo giuridico definitivo sulla «cooperazione rafforzata» fra i Dieci sarà proposto prossimamente dalla Commissione europea sulla base di questo pre-accordo, e potrebbe essere adottato a giugno, secondo l'auspicio espresso dall'attuale presidenza di turno lussemburghese del Consiglio Ue e dal commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici.

La futura presidenza di turno olandese, rappresentata dal ministro delle Finanze e presidente dell'Eurogruppo Jeroem Dijsselborn, si è impegnata a portare avanti le discussioni, nonostante il fatto che il governo dell'Aja non abbia aderito alla cooperazione rafforzata, temendo conseguenze negative per i fondi pensione stabiliti sul proprio territorio.

Moscovici, apparso molto soddisfatto dall'accordo in un incontro con i giornalisti, ha affermato che «è un momento importante», che è stato fatto «un passo avanti decisivo», anche se «non siamo alla fine della vicenda». «Oggi - ha spiegato - c'è un accordo dei Dieci sulle caratteristiche e i parametri principali, che ora la Commissione convertirà in un testo legale, con tutti gli elementi giuridici, entro i prossimi sei mesi». Questo, ha osservato, «mostra la volontà e capacità dei Dieci di stabilire la Tassa sulle transazioni finanziarie».

Secondo il commissario, «il segnale che è stato dato oggi è chiaro: c'è un accordo intermedio e alla fine ci sarà un accordo» sulla Ftt, sulla quale si negoziava ormai da tre anni senza grandi risultati. La svolta è venuta, ha sottolineato Moscovici, quando il ministro austriaco delle Finanze, Hans Joerg Schelling, ha preso la guida del gruppo di lavoro in cui si svolgono i negoziati, riuscendo a far emergere il consenso di tutti (salvo gli Estoni) sul testo prodotto oggi.

Secondo il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è «un buon risultato e un passo avanti», visto che «si partiva da posizioni molto distanti». La base comune d'intesa, ha concluso, dimostra che ora «il compromesso è possibile».