1 febbraio 2023
Aggiornato 10:31
Fari puntati su Stanley Fischer

Jackson Hole senza Yellen e Draghi

La numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen, non si presenterà al consueto incontro annuale tra i vertici delle banche centrali, lasciando intendere che non verranno date indicazioni sui tassi di interesse americani.

NEW YORK (askanews) - Fari puntati su Jackson Hole, il summit annuale del gotha della finanza che si svolgerà da domani a sabato 29 agosto dopo due settimane di forti tensioni sui mercati innescate da continui timori su un rallentamento dell'economia della Cina. Ma chi si aspetta grandi sorprese alla Ben Bernanke, resterà deluso. Sebbene i dettagli del programma saranno diffusi soltanto domani alle sei orario locale (le 14 in Italia) già si sa che i grandi assenti di questa edizione saranno la donna che tiene in mano le sorti dell'economia americana (Janet Yellen, governatore della Fed) e l'uomo da cui dipende quella del Vecchio Continente (Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea).

Da sempre il simposio è monitorato attentamente perché da là potrebbero emergere indicazioni sulle future mosse della banca centrale americana. Proprio dalla località di montagna del Wyoming, il predecessore di Yellen nel 2010 e 2012 aveva preannunciato azioni imminenti: il secondo round di quantitative easing nel novembre 2010, l'Operation Twist nel settembre 2011 e il terzo round di QE nel settembre 2012. In assenza di Yellen, la parola passerà a Stanley Fischer, il vicepresidente della Fed. E' lui, secondo Citigroup, «il jolly chiave». Fischer parlerà sabato in un panel insieme al governatore della Bank of England Mark Carney, al vicepresidente dell'Eurotower Vitor Constancio e al numero uno della banca centrale indiana Raghuram Rajan.

«Se darà segnali di preoccupazione per pressioni transitorie al ribasso (materie prime e prezzi energetici e dollaro in apprezzamento) che si stanno facendo avanti condizionando sempre più i salari e i prezzi interni, QUELLO (scritto a caratteri cubitali, ndr) sarebbe un evento notevole», ha spiegato in un rapporto William Lee, economista di Citigroup, che per ora continua ad aspettarsi un rialzo dei tassi il mese prossimo. Una tale indicazione, «suggerirebbe una riduzione della fiducia da parte della Fed nel raggiungere il target sull'inflazione nel medio termine».

Organizzato ogni anno dal 1978 dalla Federal Reserve Bank di Kansas City, l'Economic Symposium Conference Proceedings - è questo il nome ufficiale del summit - ruoterà attorno a un tema che sembra essere stato scelto di proposito: "Dimaniche inflative e politiche monetarie». Oggi William Dudley, presidente della Federal Reserve di New York, ha spiegato di non essere sorpreso dell'andamento debole dell'inflazione (dall'aprile 2012 al di sotto del target del 2% fissato dalla banca centrale statunitense). Ma tra gli investitori il timore è che un continuo calo dei prezzi del greggio porti a un abbassamento delle aspettative inflative e dunque al ritorno dello spettro della deflazione. Fischer dovrà dunque spiegare perché prezzi al consumo e salari in Usa non stanno crescendo allo stesso passo con cui invece il tasso di disoccupazione, a luglio pari al 5,3%, si è quasi dimezzato in meno di sei anni avvicinandosi alla piena occupazione.

«L'inflazione sarà al centro dell'evento», ha dichiarato Michael Feroli, capo economista di JP Morgan. Si tratta di una fonte di preoccupazione «non solo qui in Usa ma anche nell'Eurozona e in alcune economie asiatiche».

Per Mark Zandi, capo economista di Moody's Analytics, «tutto dipende da dove porrà enfasi». Citato da Bloomberg, Zandi chiarisce che «se dirà che [l'andamento di] petrolio e dollaro è transitorio e che dovremmo focalizzarci sulla forza del mercato del lavoro, allora quello potrebbe essere un segnale che la Fed è a suo agio nell'alzare i tassi».

Oltre agli sviluppi esteri, Cina in primis, è la dinamica dei prezzi in Usa a complicare le scelte della Fed. Da mesi l'istituto centrale ha segnalato l'intenzione di iniziare a normalizzare la sua politica monetaria (estremamente accomodante dal dicembre 2008) per la prima volta dal 2006. Anche perché la congiuntura è decisamente migliore rispetto al dicembre 2008, quando il costo del denaro fu portato sui minimi storici pari allo 0-0,25%. Ma allo stesso tempo la Fed ha spiegato che i tassi saliranno solo quando sarà «ragionevolmente fiduciosa» che l'inflazione tornerà a puntare verso il 2% nel medio termine. In un'intervista del 10 agosto, Fischer aveva anticipato di aspettarsi un rialzo graduale dell'inflazione riconoscendo però l'effetto frenante di venti contrari temporanei, che sono ancora una fonte di preoccupazione.