28 giugno 2022
Aggiornato 14:30
Da Eurostat dati negativi

Costruzioni, ripresa lontana in Europa

Un settore che in Europa conta 3 milioni di imprese con un fatturato complessivo di 1.600 miliardi di euro, offre lavoro a 13 milioni di persone e contribuisce al 10% del Pil dell'Unione europea. A sorpendere maggiormente è il paradosso della Gran Bretagna: mancano lavoratori qualificati

ROMA (askanews) - «Quand le batiment va, tout va!». Un vecchio adagio francese per sottolineare l'importanza del settore delle costruzioni come elemento trainante dell'economia.

I dati di Eurostat sono molto negativi
Un settore che in Europa conta 3 milioni di imprese con un fatturato complessivo di 1.600 miliardi di euro, offre lavoro a 13 milioni di persone e contribuisce al 10% del Pil dell'Unione europea. Sono i numeri della European Builders Confederation (Confederazione europea dei costruttori) che raggruppa le piccole e medie imprese del settore. In Europa circa il 99,9% delle imprese di costruzioni hanno un numero di dipendenti inferiori a 250, la dimensione media è di 4 addetti, ma valgono l'80% dell'intera produzione del settore. Purtroppo dopo i numeri diffusi oggi da Eurostat, il vecchio adagio transalpino sulle costruzioni si potrebbe aggiornare dicendo che "y a rien qui va", non c'è niente che va.

Il settore delle costruzioni torna sottozero
A giugno, solo nell'Eurozona, la produzione del settore ha registrato una contrazione pari a -1,9% rispetto a maggio, si tratta del maggiore calo di questa prima metà del 2015. Così il secondo trimestre si chiude con una flessione dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Si torna sottozero, dopo la crescita zero dell'ultimo trimestre dello scorso anno e il fugace anelito di ripresa del primo trimestre di quest'anno (+0,4%).Stessa musica, ma con toni meno gravi, se si guarda all'Unione Europea che comprende 28 paesi. Anche qui bilancio a tinte rosse: -1,1% a giugno rispetto a maggio e -0,3% nel primo trimestre, dopo il rimbalzino del primo trimestre (+0,7%) e la crescita zero nell'ultimo quarto del 2014.

La distruzione creativa della recessione si è mangiata la produzione
Numeri che non vanno sottovalutati. Il calo dei tassi di interesse sui minimi storici, elemento importante per un settore che opera spesso a debito, non sembra ancora aver dato la spinta decisiva per ritrovare il sentiero della crescita. Per capirlo basta guardare alcune tendenze di lungo periodo. A dicembre 2006, quindi in pieno boom del settore, l'indice europeo della produzione del settore delle costruzioni viaggiava a quota 125, poi una rapida discesa all'inferno fino al minimo di 85 toccato nel marzo del 2012. In seguito sono arrivati i primi segnali di miglioramento che hanno fatto risalire l'indice intorno a 92 punti nei primi mesi del 2014, ora di nuovo la discesa fino a quota 88,8. Insomma rispetto ai picchi del 2006, la "distruzione creativa della recessione" si è mangiata circa il 30% della base produttiva settore.

In cerca di apprendisti
Dai numeri alle aspettative, anche qui la strada appare lunga. A luglio l'indice di fiducia delle imprese europee di costruzioni ha segnato -19,2, ben lontano dal massimo di +3,8% del 2006, sebbene in risalita rispetto ai -40 toccati nel 2009. In Europa la situazione resta a macchia di leopardo. In Italia, dall'inizio della crisi, secondo i dati Ance, il settore delle costruzioni ha perso 529.000 posti di lavoro (-26,7%), che raggiungono circa 800.000 unità considerando anche i settori collegati. Nel Regno Unito, dove il settore è ripartito, invece il 66% delle piccole imprese di costruzioni ha dovuto rifiutare nuovi lavori a causa delle mancanza qualificata: dai carpentieri, agli idraulici passando per gli elettricisti. Si stima che il settore abbia bisogno di circa 35mila nuovi apprendisti per coprire la crescente domanda, ma appena 7mila hanno completato il percorso di formazione professionale.

Anche l'edilizia in forte contrazione
«Siamo consapevoli che c'è un disperato bisogno di nuovi apprendisti da introdurre nel settore. Le costruzioni oggi offrono una fantastica possibilità di guadagno e di carriera», dichiara Hayley Ellis, Direttore del settore formazione della Fmb, l'associazione delle piccole e medie imprese britanniche di costruzioni. Una associazione che raggruppa ben 8.500 operatori del settore e aderisce all'Ebc. Scomponendo i dati, l'ingegneria civile europea, legata alla infrastrutture, segna il passo, a giugno ha accusato una contrazione pari a -1,7%, ma qui si sa manca un vero piano di investimenti infrastrutturali e, soprattutto, chi sgancia il denaro in un clima di pervasiva austerità. L'edilizia ha anch'essa registrato delle flessioni superiori al punto percentuale.

La ripresa del settore è ancora lontana
In particolare, l'edilizia residenziale è legata a doppio filo alle decisioni di spesa delle famiglie: sia per le ristrutturazioni e sia per i mutui legati all'acquisto dell'abitazione. Anche qui meglio andare con i piedi di piombo, non siamo mica negli Usa dove i numeri sono molto dettagliati. Un esempio su tutti, l'andamento dei mutui in Italia. A giugno le domande per i mutui sono cresciute dell'81% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A prima vista una corsa al mattone. A guardar bene, però, non si è ancora capito quante di queste richieste rappresentino dei mutui del tutto nuovi e quante di esse semplicemente dei nuovi mutui con i quali sostituire quelli vecchi attraverso surroghe che sostituiscono il tasso fisso, oramai troppo oneroso, con il tasso variabile, ben più a buon mercato. Insomma, la ripresa del settore resta in sala d'attesa.