9 dicembre 2022
Aggiornato 03:30
La ricerca

Il Superbonus porta davvero lavoro e crescita del PIL? Tutti i numeri del Cresme

I 55 miliardi investiti dallo Stato fino a oggi per il Superecobonus hanno attivato un valore della produzione totale pari ad almeno 115 miliardi di euro, coinvolgendo 900mila unità di lavoro tra comparto dell'edilizia e settori collegati

Cantiere edile
Cantiere edile Foto: Pixabay

MILANO - Una ricerca svolta dal Centro di ricerche economiche, sociologiche e di mercato per l'edilizia (Cresme) evidenzia che più di un quinto della crescita del Pil di quest'anno è da attribuire al Superbonus, i cui investimenti hanno dato un contributo del 22% all'intera crescita del Pil nel 2022, generando molteplici benefici economico-sociali.

Il Rapporto sulle entrate tributarie e contributive della Ragioneria Generale dello Stato del settembre 2022, infatti, che tiene conto dell'andamento del gettito fiscale nei primi 9 mesi dell'anno, certifica che le entrate tributarie fino al 30 settembre 2022 sono aumentate di 41,8 miliardi di euro (+12,1%) rispetto allo stesso periodo del 2021. Il totale, pari a 378,8 miliardi di euro (+37,08 miliardi di euro, pari a +10,9%) registra in riferimento al gettito Irpef entrate pari a 150,9 miliardi principalmente per effetto dell'aumento del gettito delle ritenute Irpef, dei versamenti in autoliquidazione e delle ritenute a titolo di acconto relative ai bonifici relativi alle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico: +848 milioni di euro, pari a un aumento del 48,3%. Nuovi studi e nuove analisi confermano quindi la bontà degli investimenti e l'estrema convenienza per lo Stato, ben lontana dai costi stimati in maniera superficiale e approssimativa, senza tener conto di tutti gli effetti prodotti dalla misura.

I 55 miliardi investiti dallo Stato fino a oggi per il Superecobonus hanno attivato un valore della produzione totale - le stime sono in questo caso del Censis - pari ad almeno 115 miliardi di euro, coinvolgendo 900mila unità di lavoro tra comparto dell'edilizia e settori collegati.

La produzione aggiuntiva ha creato un gettito fiscale che ripaga circa il 70% dei costi a carico dello Stato. Gli interventi realizzati fino a oggi contribuiscono inoltre al 40% del risparmio di gas che il Governo intende realizzare attraverso le misure varate per far fronte all'inverno 2022-2023. La medesima ricerca del Censis stima che i 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall'Enea per il periodo compreso tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati all'utilizzo del Superbonus per l'efficientamento energetico degli edifici hanno attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi di euro (effetto diretto), cui si sommano 36 miliardi di euro di produzione attivata in altri settori del sistema economico connesso alle componenti dell'indotto (effetto indiretto), per un totale di almeno 115 miliardi di euro.Secondo il Censis il gettito fiscale derivante da tale produzione è in grado di ripagare il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici.

«Le recenti indagini di Cresme, Mef e Censis confermano che il Superbonus 110% funzionava prima che qualcuno decidesse che la misura dovesse essere abbattuta, continuando a cambiare il quadro in corsa emanando 31 provvedimenti di modifica in 30 mesi, rivelatesi poi controproducenti. Un'assurdità che solo in Italia si può realizzare», afferma il presidente di Federcepicostruzioni Antonio Lombardi.

«L'abbassamento dell'aliquota di credito fiscale sul Superbonus 110 % prevista con il Decreto Aiuti-quater, dal 110% al 90% per l'anno 2023, causerà sicuramente una contrazione del PIL e delle entrate fiscali con conseguente riduzione del numero di fabbricati che saranno oggetto di efficientamento energetico e di adeguamento sismico», prosegue Lombardi.

La spesa di 55 miliardi di euro - aggiunge ancora il Censis - genera un risparmio di 11.700 Gwh/anno, che corrispondono a 1,1 miliardi di metri cubi di gas, pari al 40% del risparmio energetico che il Piano emergenziale di riduzione dei consumi del settore domestico si prefigge di realizzare nell'autunno-inverno 2022-2023 (2,7 miliardi di metri cubi di gas).

Considerando gli interventi finanziati dagli ecobonus ordinari fino al 2020 insieme a quelli finanziati attraverso il Superbonus, aggiunge il Censis, si arriverebbe a un risparmio stimabile in circa 2 miliardi di metri cubi di gas, pari a oltre due terzi di tutti i risparmi di gas previsti in Italia dalle ultime misure di riduzione dei consumi per il settore domestico. Infine, altro aspetto non trascurabile, il Censis stima che il Superbonus abbia ridotto le emissioni di CO2 di 1,4 miliardi di tonnellate.

«Il Superbonus - conclude quindi Lombardi - rappresenta ad oggi l'unica misura che, se mantenuta però al 110%, avrebbe contribuito anche nel 2023 all'aumento del PIL (grazie agli effetti positivi generati nell'intero sistema economico), compensando il 70% della spesa e generando valore aggiunto in termini di benefici economico-sociali. Va inoltre risolto immediatamente il problema della cessione dei crediti fiscali che rischia di trasformarsi in un dramma, gettando sul lastrico 40.000 imprese edili e tutta la filiera collegata».