7 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
Le perdite delle banche le pagheranno i correntisti

Il bail-in è legge e i nostri risparmi sono a rischio. Perché c'é da preoccuparsi

Da qualche giorno la direttiva comunitaria è stata recepita anche nel nostro paese, e avrà delle conseguenze importanti per tutti i correntisti

ROMA – Il 2 luglio scorso Montecitorio ha recepito nell’ordinamento nazionale la normativa europea sul bail-in, approvando la nuova legge con 270 voti favorevoli, 113 contrari e 22 astenuti. La notizia non è finita sulle prime pagine dei giornali, passando in sordina tra i fatti del giorno, e non a caso. Si tratta, infatti, di una piccola-grande rivoluzione, che tutelerà da qui in avanti gli istituti di credito grazie alla partecipazione dei correntisti alle perdite delle banche…

Che cosa cambia con il bail-in
Il 1 gennaio del 2015 è entrata in vigore la nuova normativa europea Bank Resolution Recovery Directive sul salvataggio dei grandi istituti di credito europei. Da qualche giorno la direttiva è stata recepita anche nel nostro paese, e avrà delle conseguenze importanti per tutti i correntisti. Cerchiamo di capire cosa cambierà per tutti coloro che detengono un conto in banca. L’applicazione del principio del bail-in, ovvero della responsabilità patrimoniale, consiste nell’utilizzo dei capitali privati per far fronte al fallimento/salvataggio delle banche in difficoltà, secondo una precisa gerarchia: in caso di crisi dell’istituto i primi a pagare di tasca propria, partecipando alle perdite, saranno gli azionisti; poi sarà la volta dei detentori di obbligazioni e infine toccherà anche ai clienti che possiedono un banale conto corrente (dovrebbero comunque essere esclusi coloro che detengono un deposito inferiore ai 100.000 euro).  

Guerra all’azzardo morale
Come ci spiegano Dario Guarascio e Leopoldo Nascia nell’articolo pubblicato sul sito di sbilanciamoci.info, il bail-in ha l’obiettivo di limitare l’intervento del bilancio pubblico nel salvataggio delle banche. Troppi gli stati europei che, soprattutto dal 2009, sono ricorsi al bail out per salvare con soldi pubblici gli istituti in difficoltà: il governo tedesco, per esempio, ha sborsato ben 418 miliardi di euro per evitare il crac finanziario delle sue banche. Con il bail-in si cerca perciò di responsabilizzare coloro che gestiscono il capitale degli istituti di credito, al fine di evitare gli investimenti più rischiosi e speculativi: poiché viene limitato di fatto l’intervento dello stato – possibile solo in ultima istanza, dopo che azionisti e clienti hanno già partecipato alle perdite – si dichiara guerra all’azzardo morale.

Il problema dell’asimmetria informativa
Tuttavia, non è detto che la nuova normativa sortisca gli effetti sperati. Innanzitutto, emergono delle perplessità circa l’ipotesi che siano gli azionisti i primi ad assumersi la responsabilità delle perdite. Infatti, i grandi azionisti (parliamo dei pesci grossi, non delle sardine) spesso coincidono con il management delle banche e sono ben informati sulla natura e l’andamento di tutti gli investimenti in essere: significa, perciò, che si avvantaggiano dell’asimmetria informativa (che invece danneggia gli investitori più piccoli e soprattutto i semplici clienti che detengono un deposito presso l’istituto) e sono perfettamente in grado di «salvarsi» disinvestendo al momento opportuno. Se la banca in questione rischia di affondare come il Titanic, i correntisti farebbero la fine dei topi: pagando di tasca propria, con prelievi forzosi, quanto gli azionisti sono riusciti a non sborsare.

A chi fa comodo davvero questa normativa?
Perciò, sebbene la normativa del bail-in vada nella giusta direzione se si tratta di limitare l’intervento dello Stato nel salvataggio delle banche e combattere l’azzardo morale, probabilmente non sarà sufficiente. Serve ben altro. Un intervento a monte, e non a valle, innanzitutto. Sì perché la normativa, de facto, ci dice come saranno ripartite le perdite, ma non si propone affatto di evitare che si accumulino. Le lobby finanziarie, evidentemente, continuano ad avere l’aspettativa – mai veramente tradita in questo paese - di poter privatizzare gli utili e socializzare le perdite; e anche la normativa del bail-in sembra essere una auto-assicurazione in tal senso. Perché non migliorare, invece, controlli ed interventi normativi ex ante, invece che a posteriori, al fine di disciplinare e monitorare gli investimenti delle banche prima che sia troppo tardi?