31 maggio 2020
Aggiornato 18:30
Ecco l'origine del dualismo economico nazionale

Le due "economie italiane". Qual è la causa del divario tra Nord e Sud?

A causa della crisi economica, le differenze economiche tra le regioni settentrionali e quelle meridionali si sono aggravate ulteriormente. Ma queste differenze hanno un'origine lontana nel tempo...

ROMA – Dopo tre anni di recessione, l’economia italiana è tornata a crescere. Per il 2015 è prevista, infatti, una crescita complessiva pari a circa lo 0,7% del Pil, ed è un dato positivo se si pensa che dal 2001 al 2013 il Pil italiano è sceso dello 0,2%. Questa notizia, tuttavia, nasconde un problema profondo, che affligge il Belpaese fin dagli albori della sua storia. In Italia ci sono due economie distinte, diverse tra loro, che viaggiano a velocità molto differenti. Ci sono due «Italie». Il Nord e il Sud.  E negli ultimi anni, a causa della crisi, la forbice è aumentata in modo molto significativo.

La crisi ha aumentato drammaticamente le differenze
Dal 2011 al 2013, nel periodo della stagnazione economica, il nord e il centro sono cresciuti circa del 2%; mentre al sud il Pil è crollato circa del 7%. Già prima della crisi, naturalmente, il nord e il centro crescevano molto più rapidamente del Mezzogiorno, ma dal 2008 al 2013 l’economia del Sud si è contratta quasi del doppio rispetto alle regioni centro-settentrionali. Alcuni dati possono fotografare meglio di tante parole lo status quo: dei 943mila italiani che hanno perso il lavoro negli ultimi 8 anni, il 70% vive al Sud. L’occupazione femminile, nel centro-nord, è pari al 66%; ma scende al di sotto del 33% nel Mezzogiorno. Ancora: la percentuale delle famiglie che vive al di sotto della soglia di povertà è oggi pari al 12,6% al Sud e al 5,8% al Nord.

La causa del dualismo dell’economia italiana risale alla seconda metà dell’Ottocento
Ma qual è l’origine di queste differenze così allarmanti tra il Nord e il Sud del nostro paese? Nonostante i pregiudizi che gravano sulle popolazioni meridionali (spesso oggetto di slogan politici demagogici), è utile sapere che alla base di questo dualismo economico nazionale c’è stata una precisa strategia industriale, che ha favorito lo sviluppo economico settentrionale a discapito di quello meridionale. Per raccontare questi fatti bisogna fare un salto indietro nel tempo fino alla seconda metà dell’Ottocento. Subito dopo l’unificazione d’Italia, infatti, l’agricoltura meridionale visse un primo periodo di grande sviluppo economico, sostenuto dalle esportazioni dei prodotti tipici del Mezzogiorno, quali agrumi, vino e olio. Questo andamento favorevole, però, venne bruscamente interrotto nel 1888 con la svolta protezionista e l’entrata in vigore di nuove tariffe doganali.

Le ragioni dello sviluppo economico "bifronte" 
Questa decisione coincise con la scelta politica di imprimere una forte accelerazione all’industrializzazione del Nord, affinché potesse competere con le altre economie internazionali in via di sviluppo. La miseria delle campagne del Sud è stato il prezzo pagato, nella seconda metà dell’Ottocento, per consentire lo sviluppo dell’economia nazionale, che doveva essere trainata dalle industrie settentrionali. Era convinzione della classe dirigente di allora, infatti, che la lotta per la conquista dei mercati esteri dovesse essere combattuta in primo luogo dalle industrie del Nord, perciò vennero dirottate lì quasi tutte le risorse nazionali allo scopo di incrementare la loro competitività. In cambio, i grandi proprietari terrieri del Meridione ottennero un alto dazio sui cereali, che produsse un aumento considerevole delle rendite fondiarie, aumentando il loro potere locale. Questa operazione portò alla formazione del blocco industria-agricoltura, che rafforzò il ruolo degli industriali del Nord e il potere dei grandi proprietari del Sud, e sanzionò una condizione di subordinazione da parte della classe contadina meridionale. La politica economica italiana continuò, anche negli anni a venire, a favorire gli insediamenti del triangolo industriale settentrionale, e le politiche per il Mezzogiorno si limitarono così ad avere un contenuto più assistenziale che propulsivo. Nessuno vuol qui sottrarre alle popolazioni meridionali la loro parte di responsabilità nella crisi economica che stanno attraversando (responsabilità che troppo spesso coincidono con la corruzione e la criminalità organizzata), ma senz’altro conoscere la storia economica può aiutare ad avere le idee più chiare anche sul nostro presente.

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