7 dicembre 2021
Aggiornato 04:00
Dall'approccio liberale al riconoscimento del peso della geopolitica

Energia, Ue e Russia: tutti gli errori di Bruxelles

Più l'Unione europea guarda e presenta la politica energetica russa come una minaccia, più il potere contrattuale di Mosca aumenta, potendosi presentare al mondo come una superpotenza che trae la sua forza dal possedere grandi quantità di risorse energetiche. Questo in estrema sintesi il contenuto di un'interessante analisi di Caroline Kuzemko, pubblicata sul Journal of European Public Policy

LONDRA – Più l'Unione europea guarda e parla della politica energetica russa come una minaccia, più il potere contrattuale di Mosca aumenta, potendosi presentare al mondo come una superpotenza che trae la sua forza dal possedere grandi quantità di risorse energetiche. Inoltre questa narrazione portata avanti da Bruxelles, dove la Russia viene presentata come un Paese ostile che può e vuole minare la sicurezza energetica europea, indebolisce l'Ue anche dal punto di vista ideologico, perché riconosce il fallimento della concezione liberale secondo cui l'energia è un bene come tutti gli altri, non importa da dove viene e quanto ce ne sia sarà il mercato a garantirne la sua distribuzione. Presentare i rapporti energetici Ue-Russia in questo modo rinforza la visione di Mosca che da oltre un decennio si è liberata di questo schema impostogli dall'Occidente, preferendo un approccio geopolitico dove l'energia è vista come un asset nazionale strategico, che se ben gestito può fornire un importante stimolo alla ripresa economica e aumenta la capacità del Paese di influenzare la politica internazionale. Questo in estrema sintesi è il contenuto di un'interessante analisi di Caroline Kuzemko, pubblicata sul Journal of European Public Policy nel 2014.

L'IMPORTANZA DELLA GEOPOLITICA PER LA RUSSIA - L'autrice ha ricostruito le relazioni energetiche bilaterali fra Vecchio continente e Russia a partire dagli anni '90, periodo nel quale è stata l'Europa a gestire il rapporto impostandolo su assunti liberali. Finita la Guerra fredda si è voluto normalizzare le relazioni, anche energetiche fra i due blocchi, facendole rientrare nell'alveo dell'economia di mercato libero da interferenze politiche. Inizialmente l'ex Urss ha accettato questa imposizione esterna, aderendo al modello liberale e privatizzando il proprio settore energetico, ma nei primi anni del nuovo millennio qualcosa è cambiato. Mosca ha incominciato a rivedere la propria politica energetica, ponendo l'accento sull'importanza socio-economica del suo ruolo, di come questa debba essere governata e come non mettere troppo potere nelle mani degli oligarchi, che in quel momento gestivano le risorse energetiche del Paese. La Russia ha smesso di guardare alle risorse naturali come mere merci rimpiazzabili ma come un asset nazionale strategico. Per questo la Russia ha ripreso un certo controllo statale sulle risorse energetiche, ponendo restrizioni sull'ingresso di capitali stranieri nel settore. Questo nuovo approccio all'energia si è sviluppato in un periodo in cui larga parte dell'opinione pubblica russa ha guardato all'ideologia occidentale come poco adatta alla Russia, facendo nascere degli attriti con l'Ue su come gestire la politica energetica nazionale. I critici hanno bollato questo nuovo approccio russo all'energia come revanscismo nazionalista non riconoscendo il fatto che si trattava semplicemente di guardare all'energia da un punto di vista geopolitico.

LA PERDITA DI APPEAL DEL LIBERISMO - La Russia non è stato l'unico Paese a contestare l'approccio liberale all'energia, ponendo l'accento sul controllo statale: questa strada è stata seguita da Cina, India, Argentina e Venezuela. In questi paesi è stato favorito il controllo del governo sulle grandi compagnie energetiche generando una situazione in cui a oggi circa l'80% delle riserve mondiali provate di petrolio siano sotto controllo statale. Questo ha portato a un isolamento della politica energetica Ue che non ha più potuto far propendere le negoziazioni energetiche verso la direzione del libero mercato. Con il tempo però anche l'Ue ha aderito a una nuova visione energetica dove è stato accettato il peso della geopolitica, e nei recenti documenti europei in materia di energia gli asset energetici non sono più stati presentati come meri beni da gestire in un contesto di libero mercato, ma come fattori importanti di potenza per le economie moderne. L'Ue quindi ha incominciato, soprattutto dal 2010, a guardare all'energia con gli stessi occhi della Russia quelli della geopolitica.

LA SVOLTA SECURITARIA DELL'UE - Da questo punto di vista la posizione dell'Ue come importatore di energia dalla Russia, soprattutto per quanto riguarda il gas, è diventata sempre più precaria. L'Ue si è vista sempre più dipendente daMosca e dalla regione del Golfo Persico, ha abbandonato l'idea che la sicurezza energetica derivi dal libero mercato e ha iniziato a portare avanti una politica interventista per assicurarsi l'approvvigionamento energetico. La svolta è stata evidente con il progetto di gasdotto Nabucco, dove è stato lampante l'impegno diretto sia politico che finanziario dell'Ue per far prendere alle tubature un percorso che bypassasse il territorio russo. Ciò nonostante l'Ue ha continuato a incoraggiare l'affermarsi del libero mercato nel settore energetico russo, mentre ha alimentato una retorica securitaria sul tema della sicurezza energetica. In Europa si è premuto perché si integrassero maggiormente i mercati di gas ed elettricità, ponendo l'accento sulla necessità di una sempre maggiore unione fra europei per ribilanciare le relazioni con la Russia. I russi sono stati dipinti come inaffidabili nazionalisti intenzionati a minacciare la sicurezza energetica comunitaria. Questa narrazione è stata sfruttata per richiamare gli europei all'unità, ma ironicamente ha indebolito la capacità contrattuale dell'Ue, rinforzando la posizione russa. Più si diceva che la Russia stava utilizzando l'energia per imporsi sullo scacchiere internazionale, più la Russia poteva presentarsi al mondo come una superpotenza energetica.

IL TEMA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI - Kuzemko ha anche fatto accenno al fatto che l'Ue abbia riconosciuto il fallimento del libero mercato davanti alla tematica dei cambiamenti climatici, imponendo delle norme per raggiungere obiettivi comuni per la riduzione delle emissioni, e che questa narrazione sia stata utilizzata dagli europei anche in chiave anti-russa. Guardando ai cambiamenti climatici in chiave geopolitica, è stata presentata l'opportunità per l'Ue di rendersi indipendente da fonti fossili esterne, grazie allo sviluppo interno delle rinnovabili. L'obiettivo però, fa notare l'autrice, è di lungo termine e se nel lontano futuro l'Ue ha spiegato di potersi garantire da sola al proprio fabbisogno energetico, nel breve e medio termine non ha un'idea chiara su come impostare il rapporto con la Russia dalla quale continua a dipendere.