31 maggio 2020
Aggiornato 07:00
Scuola e lavoro

Lavoro, giovani sempre più disoccupati, crescono i «Neet»

Dati OCSE: in Italia solo il 52,8% ha un lavoro, un under 30 su quattro è “inattivo”. Bassa anche la scolarizzazione, siamo tra i peggiori per competenze in lettura, scrittura e matematica

ROMA - Li chiamano «NEET» – Not (engaged) in Education, Employment or Training – sono quei giovani che non hanno un lavoro ma non sono neppure inseriti in un percorso di studio o formazione. E in Italia sono un autentico esercito. Lo dice l'ultimo prospetto di OCSE su giovani ed occupazione. Secondo l'»OECD skills outlooks 2015» i giovani «inattivi» in Italia nel 2013 (anno di riferimento dello studio) hanno toccato quota 26,09% degli under 30. Insomma, un giovane su quattro nel Belpaese è fuori dai radar del mondo del lavoro e della scuola. Nei 34 stati monitorati fanno peggio solo Turchia, Grecia e Spagna, tutti ben al di sopra della media totale del 15%. Un fenomeno preoccupante, che alla lunga può portare parte di un'intera generazione verso una deriva economica ed umana.ù

Allarme e motivazioni
È la stessa relazione OCSE a lanciare l'allarme con un numero su tutti: 39 milioni. Sono i giovani in età tra i 16 e i 29 anni che nei Paesi censiti non hanno un'attività e non studiano, 5 milioni in più rispetto al 2008, anno che fa da spartiacque all'inizio della crisi. Ma non solo: circa la metà di questi, oltre a non essere parte del mondo del lavoro o della scuola non cerca neppure di inserirsi. Il rischio è che circa 20 milioni di giovani diventino dei «dimenticati», estromessi dal sistema lavorativo, formativo e sociale del proprio Paese. «Queste cifre non sono solo un disastro a livello individuale per le persone interessate - dice il rapporto - ma rappresentano anche uno spreco finanziario poiché le competenze acquisite nei percorsi educativi non utilizzate a fini produttivi costituiscono anche un potenziale carico per i loro Paesi». Tra le cause riconosciute spicca l'abbandono scolastico: sono ancora troppi i giovani che lasciano la scuola prima di aver conseguito  competenze adeguate, il che si ripercuote anche sul mantenimento delle conoscenze acquisite. Secondo l'OCSE il 10% dei giovani ha scarse competenze di lettura e scrittura, perde già quanto imparato dopo due anni dalla fine degli studi. Non va meglio la matematica con il 14% degli under 30 con scarse capacità di calcolo.

I numeri dell'Italia
In Italia è del 20% la percentuale di giovani che hanno difficoltà con lettura e scrittura, un dato che «regala» al nostro Paese un tristissimo primo posto. Sul podio anche con la matematica: siamo i più scarsi dopo gli USA. Due dati che sono figli dell'abbandono scolastico, che in Italia tocca il 17% per la scuola secondaria superiore. Ci supera solo la Spagna. Ne segue una disoccupazione nettamente superiore al 40%, che evidenza anche la scarsa propensione a collegare in modo adeguato impresa e scuola, uno dei nodi cruciali alla base della disoccupazione giovanile. Ed i pochi che lavorano lo fanno con contratti precari: sono più del 50% il doppio della media OCSE, ferma, se Dio vuole, al 23.

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