3 agosto 2021
Aggiornato 20:00
I mercati finanziari temono più Iglesias che Tsipras

Podemos fa tremare Bruxelles

Se i signori della finanza hanno guardato fin qui con poca preoccupazione alla crisi greca e all'ipotesi del Grexit, il successo di Podemos potrebbe cambiare le cose: ecco perché i mercati finanziari temono più la Spagna che la Grecia.

ROMA – La crisi greca e l’ipotesi del Grexit non avevano fin qui scosso più di tanto i mercati finanziari. Sembrava che i signori della finanza guardassero con sufficienza alle vicissitudini tra Bruxelles e Atene. Adesso, però, tutti sembrano sul punto di svegliarsi da un lungo letargo: ieri la borsa europea ha segnato un forte ribasso. Piazza Affari, Madrid e Atene hanno registrato un calo vicino al 2%, mentre per osservare le risposte dei mercati di Londra, Francoforte e Wall Street bisognerà aspettare qualche ora perché sono state chiuse per festività. Fatto sta, però, che dopo le elezioni spagnole e il successo di Podemos i mercati dovranno fare i conti con un’incognita ben più preoccupante di quella greca.

Podemos vince in Spagna e spaventa Bruxelles
La grande novità emersa dalle elezioni spagnole è il successo del partito di Pablo Iglesias, diventato la terza forza politica del paese. Se si proiettasse questo risultato alle imminenti elezioni politiche del prossimo novembre, Bruxelles avrebbe da temere: perché Podemos è molto vicino alle posizioni di Syriza, il partito greco di Alexis Tsipras. Il voto spagnolo ha dimostrato – qualora ve ne fosse bisogno - che non è la crisi greca a mettere in discussione l’Europa, ma sono le stesse fondamenta dell’Ue a franare sotto il peso degli squilibri macroeconomici dell’Unione, dell’assenza di una vera governante europea e delle politiche autoreferenziali dei singoli stati membri. La crisi greca è il sintomo, non la malattia dell’Europa, e le sue cause vanno piuttosto ricercate altrove.

Il vento dell’Europa sta cambiando
Lo scorso weekend è stato attraversato da forti sussulti politici. La Polonia, che ha beneficiato degli aiuti europei e che dall’ingresso in Ue non ha avuto che da guadagnare, ha appena eletto il nuovo presidente della Repubblica nella persona di Andrzej Duda, candidato di Legge e Giustizia, ultranazionalista ed euroscettico. La cattolicissima Irlanda ha approvato mediante referendum popolare la possibilità di contrarre matrimonio tra persone dello stesso sesso. La Grecia ha annunciato ufficialmente, per bocca del ministro dell’Interno, che non rimborserà al Fondo Monetario Europeo la rata di giugno. E la Spagna, come abbiamo visto, ha accolto il successo di Podemos. Il vento sta cambiando, in Europa, e non è colpa dei cosiddetti populisti, i «Salvini» del momento che cavalcano il malcontento sociale per alimentare con esso la loro leadership politica. Il vento sta cambiando perché è l’Europa ad aver perso di significato, e Bruxelles deve fare i conti con un terreno che sta franando sotto i suoi piedi.

Dopo la Grexit, forse la Spexit
La crisi greca da sola non faceva paura, e di questo i mercati erano ben consapevoli. Oggi, però, la situazione è ben diversa: perché se Podemos dovesse arrivare al governo anche la «Spexit» potrebbe diventare un pericolo concreto. «Non si possono fare tante concessioni alla Grecia perché sarebbero un implicito invito a delinquere per gli altri partiti anti-sistema e anti-austerità come Syriza, e inoltre un aiuto a nemici giurati dei governi che hanno imposto sacrifici impopolari per rilanciare la crescita e salvare l’euro», ripeteva Alexis Tsipras durante la sua campagna elettorale. Adesso, all’orizzonte, si intravede la figura di Podemos e l’Europa inizia davvero a vacillare. La situazione politica spagnola potrebbe spingere Bruxelles ad adottare un atteggiamento più conciliante verso la Grecia (per paura del contagio dei germi rivoluzionari), oppure – all’opposto – a lasciarla fallire per mandare un messaggio forte e chiaro agli irriverenti spagnoli. In entrambi i casi, però, non sarà semplice ricostruire un’Europa che non c’é.