25 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
Whirlpool conferma un investimento di 30 mln sul sito Napoli

Cisl: «Deve intervenire Confindustria»

La Whirlpool conferma l'investimento di 30 milioni di euro sul sito di Napoli. Un portavoce della multinazionale spiega infatti che la decisione dell'investimento, che non riguarda lo stabilimento Indesit di Caserta, è stata presa prima dell'accordo e del conseguente piano industriale che prevede un investimento di 500 milioni di euro in Italia.

ROMA (askanews) - La Whirlpool conferma l'investimento di 30 milioni di euro sul sito di Napoli. Un portavoce della multinazionale spiega infatti che la decisione dell'investimento, che non riguarda lo stabilimento Indesit di Caserta, è stata presa prima dell'accordo e del conseguente piano industriale che prevede un investimento di 500 milioni di euro in Italia. I 30 milioni di euro sullo stabilimento di Napoli - conferma il portavoce - «rispecchiano la volontà dell'azienda di continuare ad operare in Campania e non rientrano nei 500 milioni annunciati nel piano».

Zanocco: Serve una soluzione che tuteli la società e il territorio
E' inaccettabile la chiusura dei siti, si deve ripartire dall'accordo ministeriale e dagli impegni che contiene e che Whirlpool «conosceva bene prima di acquisire Indesit». Lo ha sottolineato il segretario nazionale della Fim Cisl Michele Zanocco intervenendo in commissione Lavoro del Senato. Dal punto di vista industriale il piano Whirlpool riporta in Italia produzioni dalla Polonia, dalla Turchia e dalla Cina e investe 500 milioni di euro con l'impegno a non licenziare nessuno unilateralmente sino al 2018. Accanto a questo però - sottolinea il sindacalista - prevede la chiusura definitiva di tre stabilimenti: None 110 persone, Albacina con trasferimento a Melano e 280 licenziamenti e soprattutto la chiusura di Carinaro , 815 lavoratori, che destinerebbe il territorio a vedere due stabilimenti, dopo Teverola, chiusi in appena 16 mesi. «Questo però, rischia di creare un paradosso: i 500 milioni di euro di investimento contengono gli 80 previsti da Indesit, il costo degli esuberi equivalenti caricati sugli ammortizzatori sociali a carico dello stato che corrispondono a oltre 50 mln annui (200 mln per la durata del piano!) ai quali si aggiungono - osserva Zanocco - i finanziamenti a fondo perduto che Whirlpool ha in Campania per oltre 15 mln relativi ai fondi europei 2007/2013, quelli che Indesit aveva da altre regioni e i costi di formazione e riqualificazione a carico delle istituzioni locali interessate dalle chiusure o dai licenziamenti: quindi il nostro paese paga per licenziare. Per queste ragioni è quindi inaccettabile la chiusura dei siti e riteniamo che si debba ripartire dall'accordo Ministeriale e dagli impegni che contiene e che Whirlpool conosceva bene prima di acquisire Indesit. Non vogliamo, né chiediamo solidarietà "pelosa" o strumentale ai fini elettorali o di contrapposizione politica come sta avvenendo per tutte le crisi che ci troviamo ad affrontare. Piuttosto vogliamo che si trovi subito - ha affermato - una soluzione che tenga assieme le necessità industriali dell'impresa e quelle sociali e territoriali che riguardano i lavoratori le loro famiglie e i territori in cui queste insistono magari utilizzando in modo più efficace le risorse, che invece si spenderanno per chiudere le fabbriche soprattutto al Sud».

Sacconi: Il piano della Whirlpool deve essere corretto
Il piano della Whirlpool è interessante ma da correggere. E' quanto afferma in una nota il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi. «L'azienda ha oggi illustrato in Senato per la prima volta il suo piano industriale che obiettivamente smentisce l'ipotesi secondo cui l'Italia avrebbe dovuto inesorabilmente perdere le produzioni di elettrodomestici». Sacconi rileva che «si attraggono in Italia produzioni trasferite da stabilimenti in Cina, Turchia e Polonia. Si realizzano investimenti nella ricerca. Emerge tuttavia una evidente insufficienza di prospettive, oltre che un pesante impatto sociale immediato, nella regione Campania che pure potrebbe ospitare produzioni rivolte ai mercati del Mediterraneo, spazio nel quale l'Italia risulta l'unico Paese stabile. Il tavolo presso il Mise dovrà consentire di approfondire e correggere il piano contenendo gli esuberi strutturali e confidando di riassorbire molti lavoratori in presenza di quegli andamenti più favorevoli di mercato che possono essere attesi per il settore ed auspicabili per il gruppo».

Tavella: Confindustria deve intervenire - «La paventata chiusura dello stabilimento Whirlpool di Carinaro mette in discussione non solo il sito casertano, ma rischia di mandare in crisi tutto il sistema dell'indotto che si è sviluppato intorno alla multinazionale, come dimostra la cassa integrazione annunciata, a partire dal primo maggio, per i lavoratori dell'Acroplastica». E' quanto ha sottolineato il segretario generale regionale della Cgil, Franco Tavella, che, in una nota, invita «Confindustria Campania ad intervenire con urgenza, facendo pressione sul Governo, a difesa di decine aziende del nostro territorio, sempre più attraversato da un serio processo di desertificazione. Sulla vicenda Whirpool e, più in generale, sulla crisi che colpisce l'apparato produttivo campano - ha concluso Tavella - c'è un assordante silenzio da parte di Confindustria Campania e del suo presidente: sembra scomparso ed appare solo sporadicamente per difendere il jobs act».