24 ottobre 2020
Aggiornato 20:30
Atene in attesa del prossimo round: c'é bisogno di un piano «B»

Parte il QE della BCE, ma senza i titoli greci

Lunedì 9 marzo partirà il quantitative easing previsto dalla BCE, ma i titoli di Stato ateniesi sono stati esclusi. Il governo di Alexis Tsipras ha ottenuto una proroga di quattro mesi sul precedente accordo stipulato dal governo Saramas, tuttavia resta sotto scacco delle istituzioni comunitarie. Ciò di cui Atene ha bisogno è un piano «B».

FRANCOFORTE – Lunedì 9 marzo partirà il quantitative easing previsto dalla BCE, ma i titoli di Stato ateniesi sono stati esclusi. Il governo di Alexis Tsipras ha ottenuto una proroga di quattro mesi sul precedente accordo stipulato dal governo Saramas, tuttavia resta sotto scacco delle istituzioni comunitarie. Ciò di cui Atene ha bisogno è un piano «B».

NIENTE TITOLI GRECI NEL PIANO DELLA BCE - Il Quantitative Easing dovrebbe partire a giorni, probabilmente lunedì 9 marzo. L'acquisto di titoli da parte della Bce proseguirà fino all'autunno del 2016, e ha come obiettivo principale quello di combattere la deflazione che attanaglia l'Eurozona. Il traguardo da raggiungere è il livello ottimale di inflazione, stimato dalla BCE intorno al 2%. Ma c'è un dettaglio importante, al riguardo, che non va dimenticato: i titoli di Stato di Atene non parteciperanno alle aste di liquidità perché sono stati esclusi dal QE. Il governo di Alexis Tsipras ha avuto una proroga di quattro mesi sull'accordo stipulato dal precedente governo di Samaras, ma Mario Draghi ha annunciato che i titoli greci non potranno essere comunque acquistati dalla BCE perché privi di un investiment grade (un rating pari almeno alla tripla B). Inoltre, l'Europa attende rassicurazioni sui contenuti, perché per ora gli ateniesi si sono impegnati esclusivamente a non mettere in pericolo le loro finanze, ma senza specificare come intendono tener fede alla parola data.

AD ATENE SERVE UN PIANO «B» - L'accordo raggiunto all'Eurogruppo il 20 febbraio scorso, e che si è risolto semplicemente nell'estensione del piano di salvataggio alla Grecia, è servito solo a preparare il terreno per la battaglia più importante: determinare l'andamento a lungo termine dei conti pubblici di Atene e il futuro del suo debito. Tutto rimandato a data da destinarsi, dunque, e il rischio è quello di ritrovarsi punto e a capo intorno al 20 giugno. Ma qualcosa, invero, potrebbe cambiare. Questa volta, la posizione di Alexis Tsipras è stata debole per almeno due ragioni. La prima è che il giorno dell'accordo, dai depositi bancari greci hanno preso il volo tantissimi soldi: circa un miliardo di euro. In molti avevano paura che, a seguito, di una crisi politica in seno all'UE, le banche greche sarebbero potute crollare. Questa mancanza di fiducia da parte degli operatori finanziari, è stata ila prima spina nel fianco di Alexis Tsipras. La seconda è che, sfortunatamente, la Grecia non aveva un piano «B». Per piano «B» intendo l'uscita dall'Eurozona. Se la minaccia della «Grexit» fosse stata reale, gli effetti intimidatori della stessa avrebbero potuto pesare notevolmente sul risultato dell'accordo.

IN ATTESA DEL PROSSIMO ROUND - Come ricorda sul Financial Times Wolfgang Munchau, citando Le Leggi di Platone, un uomo di Stato è destinato a fallire se legifera soltanto per la pace: questo è stato il tallone d'Achille di Alexis Tsipras all'Eurogruppo. La Grecia, così come la Germania stessa a dire il vero, non aveva semplicemente alternative perché l'unica strada possibile era quella già percorsa più e più volte: restare ad ogni costo nell'Eurozona. E' questo il comune denominatore che unisce gli interessi tedeschi a quelli di una parte del governo ateniese: il fatto che la Grecia non debba uscire dall'Euro. Paradossale da parte di una Germania che accusa il popolo greco di non aver diritto alcuno di appartenere all'Ue? Apparentemente. Perché se Atene scegliesse di tornare alla dracma, potrebbe dichiarare il default e per la Cancelliera Angela Merkel significherebbe dire addio al suo credito smisurato. Perciò, è nell'interesse innanzitutto della Germania far sì che i greci rispettino le loro promesse all'interno della gabbia europea. Se da un lato è vero che la posizione dei creditori è per natura più forte di quella dei debitori, è altrettanto vero che nella teoria dei giochi i ruoli possono essere capovolti all'improvviso, se una delle due parti gioca bene le sue carte. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, conosce benissimo la materia, avendola insegnata da professore universitario. Ci sarebbe da augurarsi che per il prossimo round, il braccio destro di Tsipras prepari un piano «B» tale da consentire alla Grecia di difendere gli interessi di un popolo estremamente sofferente.