5 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Sistema pensionistico

Pensioni, dai Sindacati proposta di riforma

I segretari generali Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) hanno scritto quindi al ministro del lavoro Giuliano Poletti per chiedere «un incontro per conoscere le intenzioni del governo e proporre i contenuti della proposta del sindacato».

ROMA - Proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil per riformare il sistema pensionistico. I sindacati «hanno elaborato una piattaforma per il cambiamento della normativa previdenziale a partire dalla flessibilità per l'accesso alla pensione con l'attenzione alle diverse tipologie di lavoro, il futuro pensionistico dei giovani e dei lavoratori discontinui».
I segretari generali Susanna Camusso (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) hanno scritto quindi al ministro del lavoro Giuliano Poletti per chiedere «un incontro per conoscere le intenzioni del governo e proporre i contenuti della proposta del sindacato».
Camusso, Furlan e Barbagallo ricordano inoltre al ministro di aver «più volte, anche recentemente, sottolineato l'esigenza di porre rimedio alle gravissime ripercussioni sociali conseguenti all'aumento di anni per accedere alla pensione introdotti dalla legge Monti-Fornero».

Damiano: Positivo dai sindacati piattaforma sulle pensioni
«Il fatto che Cgil, Cisl e Uil abbiano elaborato una piattaforma unitaria sulle pensioni, con la quale aprire un confronto con il Governo, è estremamente positivo. Questo capitolo va rapidamente riaperto per due motivi: il primo, perché va sanata una intollerabile ingiustizia sociale che vede troppi lavoratori perdere l'occupazione pur essendo lontani dalla pensione. Il secondo, perché l'innalzamento progressivo dell'età pensionabile, giunta ormai oltre i 67 anni, blocca il turnover, mantiene al lavoro persone sempre più anziane ed impedisce l'ingresso dei giovani». Lo dichiara in una nota il presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano.
«Anche noi - aggiunge - riteniamo che la soluzione consista nell'introduzione di un criterio di flessibilità che consenta, a chi ha 35 anni di contributi, di poter andare in pensione a partire dai 62 anni (con una penalizzazione massima dell'8%) o di lasciare il lavoro con i soli 41 anni di contributi. In alternativa - prosegue - può essere utilizzata 'Quota 100'. Tutte queste proposte, la prima delle quali già incardinata in commissione Lavoro, sono a conoscenza del Governo: la spinta che viene dal sindacato può aiutarci a convincere l'Esecutivo a riaprire il capitolo previdenza, per il momento incomprensibilmente trascurato», conclude l'esponente del PD.

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