20 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Il deputato di Fi boccia il decreto salva-Ilva

Palese: «Caro Renzi, ora che sta per diventare pubblica l'Ilva non inquina più?»

Il governo domani presenterà in Parlamento un nuovo decreto per il salvataggio dell'Ilva: prevede la costituzione di una società pubblica, sul modello dei vecchi carrozzoni statali, per accollarsi i debiti dell'azienda. Ma nessuno parla più dei danni ambientali causati dalla Spa dei Riva.

ROMA – L'On. Rocco Palese, deputato di Forza Italia ed ex vice presidente della Regione Puglia, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per parlarci della sua posizione sul decreto salva-Ilva.

Domani dovrebbe arrivare in Parlamento un decreto per il salvataggio dell'Ilva, che in sostanza permetterebbe ad una società pubblica di accollarsene i debiti - una sorta di «bad company» per ripulire e dare vita nuova alla Spa dei Riva: siete d'accordo con le intenzioni del governo?
«Innanzitutto penso valga la pena mettere l'accento su una questione importante. Prima si parlava dell'Ilva in certi termini: provocava danni ambientali enormi e morti a destra e a sinistra. Era un dramma nazionale. Adesso, da quando è stato dato il via a questi provvedimenti, improvvisamente e magicamente, l'Ilva non inquina più. Vorrei sottolineare la situazione paradossale in corso. Sono stato consigliere alla Regione Puglia e mi sono battuto con forza – pur non essendo nella maggioranza di Vendola – per il monitoraggio. Si sapeva tutto dell'inquinamento atroce in atto, lì c'era e c'è tuttora la necessità di capire in che misura l'Ilva sia collegata al danno ambientale e ai problemi sanitari della Regione. Per questo motivo c'era stato un finanziamento da parte della Regione, proposto anche da noi. Sul problema giudiziario io non metto lingua, noto però una drammatica schizofrenia: l'Ilva prima inquinava creando un problema drammatico di rilevanza internazionale, adesso questo problema è sparito. E invece, ricordiamolo: questo problema sussiste. Questo decreto è totalmente insufficiente e insoddisfacente. La strada intrapresa dal governo è discutibile, e non credo sia la soluzione migliore del mondo. Probabilmente, per come si sono messe le cose, non c'é altra strada: ma non ci si può esimere dall'osservare questa schizofrenia, questa differenza di approccio nei confronti di una società che ora verrà sottoposta ad amministrazione straordinaria. Certamente l'asset acciaio è importante per il nostro paese, staremo a vedere che valutazione ne farà il governo.»

Quindi non è d'accordo col decreto salva-Ilva che arriverà in Parlamento domani?
«No, il problema è un altro! Io sono d'accordo sul fatto che ormai non ci sia altra strada, ma critico il percorso che è stato fatto fin qui.»

Secondo lei perché il governo non ha pensato alla Cassa Depositi e prestiti per un'operazione di questo tipo – che ormai è una sorta di IRI -, ma si è scelto di costituire una nuova società di salvataggio?
«Ho capito quello che dice: non glielo so dire, bisognerebbe chiederlo direttamente al governo. Sono d'accordo con lei sul fatto che una volta presa la decisione, o la si disfaceva per bene o niente. Se il punto era ed è che l'acciaio è una produzione strategica per il nostro paese siamo tutti d'accordo, ma le soluzioni pasticciate non sono mai auspicabili. Vedrà quanti emendamenti, rettifiche e modifiche saranno proposti in parlamento, e alla fine vedremo cosa ne uscirà fuori.»

Il governo si sta arrampicando sugli specchi, sostanzialmente, per salvare l'Ilva?
«Un po tutti, certamente. Un po tutti.»

Lei cosa si augurerebbe per il futuro della Regione Puglia?
«Che arrivi un po di chiarezza. Mi aspetterei veramente chiarezza. Se si tratta di provvedimenti pasticciati per spostare il problema in avanti, le cose si aggraveranno.»

E di fronte a un dramma di questo tipo, che da un lato comporta un gigantesco danno ambientale e dall'altro la disoccupazione per milione di lavoratori: Lei da che parte starebbe?
«Io insisto sull'importanza fondamentale della conoscenza dei dati relativi al danno e all'impatto attuale dello stesso. E' stato inquinato un territorio e ora bisogna bonificarlo: benissimo. Ma il punto è: qual è l'entità, l'impatto attuale del danno causato? Non lo sappiamo ancora. Al di là delle modalità di gestione straordinaria del problema, servono risorse immediate per capire la situazione e non abbiamo nessun segnale positivo da questo punto di vista.»

Quindi: va bene andare avanti per salvare l'Ilva – che è un'azienda strategica per l'economia nazionale, in quanto vanta il primato di essere la più grande acciaieria d'Europa -, ma nella piena consapevolezza dei problemi da essa causati e con la volontà di porvi rimedio. E' corretto?
«Sì, servono innanzitutto soldi e risorse per le bonifiche. Io sono un medico, insisto sul fatto che non si può dimenticare di punto in bianco questo problema.»