25 giugno 2019
Aggiornato 01:00
Progetto Vladivostok

Tokyo teme di perdere il gas russo

In Giappone c'è timore di essere messa ai margini delle forniture di gas russo e che Gazprom possa avere intenzione di non procedere col progetto per il gas naturale liquefatto di Vladivostok.

TOKYO - In Giappone c'è timore di essere messa ai margini delle forniture di gas russo e che Gazprom possa avere intenzione di non procedere col progetto per il gas naturale liquefatto di Vladivostok. Lo scrive oggi in un ampio articolo il più importante giornale economico del paese, il Nikkei shimbun.

Il progetto prevede una produzione annuale di gas liquido per non meno di 15 milioni di tonnellate, con la prima produzione da 5 milioni di tonnellate che partirebbe dal 2018. L'origine del gas sarebbe principalmente Sakhalin, ma anche la Yakuzia e Irkutsk.

Gazprom presenta l'opera come uno strumento per «mantenere o accrescere la quota della compagnia nel mercato globale del gas...sviluppando la parte orientale del Sistema di fornitura del gas unificato della Russia e incrementando le forniture di gas russo ai mercati dell'Asia-Pacifico, a partire dal Giappone».

Ma a Tokyo, in questo momento, c'è preoccupazione sul futuro dell'operazione. «Sulla base della politica di (Vladimir) Putin di esportazione del gas naturale attraverso gasdotti diretti in Cina e degli effetti delle sanzioni occidentali contro la Russia, si sta diffondendo la sfiducia sulla sua realizzazione», scrive il Nikkei.

Già a ottobre il numero uno di Gazprom Alexei Miller aveva spiegato che il monopolista russo sta «pensando di valutare la possibili di un'esportazione del gas via gasdotto come alternativa al progetto del gas naturale liquido di Vladivostok».

Tokyo ha guardato con crescente preoccupazione il proliferare di progetti russi che, in una fase di rapporti pessimi con gli Usa e l'Ue per la vicenda ucraina, puntano a esportare il gas in Cina. Inoltre, le sanzioni imposte dall'Occidente a Mosca hanno messo in difficoltà i bilanci delle compagnie russe e potrebbero non esserci i soldi per affrontare un progetto estremamente costoso come quello di Vladivostok.

Quest'anno la Russia ha firmato con la Cina un contratto per la fornitura trentennale di gas per un valore di 400 miliardi di dollari: un accordo atteso da un decennio. Poi, a novembre, Mosca e Pechino hanno concordato la costruzione di altri due gasdotti dalla Siberia occidentale alla Cina settentrionale.