24 giugno 2021
Aggiornato 14:30
Finanza

La febbre dell'oro della crisi ucraina

Nei depositi della Banca Nazionale dell'Ucraina è drasticamente diminuita drasticamente la quantità dell'oro. Secondo i dati forniti da Kiev, già nel febbraio del 2014 le riserve auree erano di 21 tonnellata.

Nei depositi della Banca Nazionale dell'Ucraina è drasticamente diminuita drasticamente la quantità dell'oro. Secondo i dati forniti da Kiev, già nel febbraio del 2014 le riserve auree erano di 21 tonnellata.

Secondo le affermazioni di Valeria Gontareva, presidente della Banca Nazionale, la quantità dell'oro è diminuita di 16 volte, ossia "fuoriesce" da Kiev, mentre mancano spiegazioni ufficiali di questo fatto, compresa la direzione di "fuoriuscita». Alcune fonti affermano che i metalli preziosi sono già stati trasportati negli USA.

Facciamo ricordare che già nel marzo sono giunte le informazioni (non confermate, ma anche non smentite da qualcuno) che gli artefatti dei metalli preziosi che si trovavano sul territorio dell'Ucraina sono stati trasportati nell'aeroporto di Borispol e poi, senza controlli doganali, negli USA. Il premier Yatseniuk proprio in quel momento vi era in visita per concordare la concessione dei crediti…

Probabilmente in queste informazioni c'è più di sensazionale anziché veritiero. E tuttavia faremo ricordare una storia - avvertimento.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il Consiglio della difesa della Yugoslavia ha deciso di trasportare d'urgenza le riserve auree negli USA. A New York dalla Gran Bretagna, dove si trovava il governo in esilio della Yugoslavia, sono stati trasportati attraverso l'oceano 33685 chili dell'oro puro. Nella primavera-estate del 1940 altri 14000 chili hanno seguito la rotta Svizzera-Grecia-USA. Cosicché in totale le "riserve" della Yugoslavia negli USA ammontavano a oltre 47000 chili dell'oro.

Nel corso della guerra, vendendo l'oro, il governo in esilio pagava gli impiegati pubblici e manteneva la famiglia reale. Dopo la guerra però gli Stati Uniti hanno stimato i beni confiscati dei loro cittadini in Yugoslavia di 17 milioni di dollari, anche se la maggioranza degli storici ritiene che in realtà la cifra non sia superiore a 5 milioni, chiedendo alla Yugoslavia di pagare proprio con l'oro portato negli USA. I giuristi yugoslavi insistevano che in base al diritto romano, alla base della giurisprudenza continentale, si è trattato di «Depositum miserabile», ossia "il trasferimento di un oggetto in deposito a causa delle difficili condizioni e, in base allo stesso diritto romano, colui chi non restituisce l'oggetto compie un furto. Gli USA però non hanno preso in considerazione questo argomento.

Dei 47000 chili dell'oro yugoslavo gli americani di proprio arbitrio ne hanno "tolti" 16000, calcolando letteralmente ogni litro di carburante per aerei speso per le esigenze dei partigiani yugoslavi e dei monarchici. E anche ogni singola bomba sganciata sulle città dei loro alleati-serbi alla fine della guerra, durante la Pasqua del 1944, quando hanno bombardato le terre yugoslave invase dai fascisti in un modo talmente non-sistematico da far colpire non tanto obiettivi militari tedeschi quanto la popolazione civile.

E' un accenno all'Ucraina. E poiché ci siamo messi a parlare dell'oro, è opportuno, direi, ciò che scrive Dmitrij Kalinicenko, analista di "Investcaffè", Mosca vende il petrolio per i dollari "gonfiati", ma il ricavato della vendita usa per l'acquisto dell'oro attualmente "sottovalutato".

Ciò che in prospettiva può costringere plutocrati euroatlantici, che fanno svalutare il petrolio, a mordersi le mani.