26 giugno 2019
Aggiornato 01:30
Il presidente di Confindustria invoca un nuovo modello di sviluppo

Squinzi: «L'Italia deve cambiare»

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è «un grande fattore di stabilizzazione del nostro Paese». Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria a margine dell'assemblea di Anima, non entrando tuttavia nello specifico delle indiscrezioni sui tempi del suo addio. Squinzi sottolinea come in questo momento storico di forte crisi economica è necessario che l'Italia cambi rotta economica.

MILANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è «un grande fattore di stabilizzazione del nostro Paese». Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a margine dell'assemblea di Anima, non entrando tuttavia nello specifico delle indiscrezioni sui tempi del suo addio. Squinzi ha precisato, infatti: «Considero Napolitano un grande fattore di stabilizzazione del nostro Paese, di più non so». A chi gli chiedeva se il presidente della Repubblica dovesse rimanere oltre la fine dell'anno, il numero uno di Viale dell'Astronomia, ha così risposto: «E' un fattore importante di stabilizzazione del nostro paese, soprattutto in una situazione di alta volatilità».

PER OTTOBRE DATI IN MIGLIORAMENTO - «Personalmente penso che il dato di ottobre sarà migliore, staremo a vedere». Queste le parole del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, commentando il dato diffuso dall'Istat sulla produzione industriale a settembre, calata del 2,9% su base annua e dello 0,9% rispetto al mese precedente. «Questo dato è arrivato dopo un mese che è stato positivo - ha spiegato Squinzi - è chiaro che siamo in una situazione dove c'è un mese giù e un mese su, il trend non è certamente positivo e purtroppo questo lo sappiamo. iI centro studi di Confindustria lo continua a dire da tempo - ha proseguito Squinzi - queste oscillazioni possono essere legate a tanti fattori e comunque non si può esprimere dei giudizi e individuare dei trend se non su una serie di mesi»«E' un dato negativo, tutti avremmo preferito che fosse positivo però aspettiamo quello che verrà nei prossimi mesi», ha concluso Squinzi.

LA SPIRALE NEGATIVA DELL'ECONOMIA ITALIANA - L'analisi dei dati «segnala come l'Italia si trovi in una spirale negativa, che interessa tutti i settori e che vede nella contrazione dei consumi interni il punto di caduta più complesso», continua il presidente di Confindustria. «Siamo un paese che oggi fatica a ritrovarsi ma che è ancora ricco di risorse che non si sono per niente arrese, che non hanno intenzione di fermarsi, che hanno voglia di fare e di continuare a creare», ha aggiunto. «Ma per riprendere i processi di crescita abbiamo bisogno di costruire un modello di sviluppo nuovo - ha spiegato Squinzi - un modello che parte dalla consapevolezza che il vantaggio competitivo del Paese è la nostra intelligenza e capacità di produzione, che si sintetizza in un Made in Italy che rappresenta una leva strategica per confrontarci coi nostri competitor nella produzione di beni e servizi ad alto valore aggiunto».

LA PORMOZIONE DEL MADE IN ITALY È NECESSITÀ - Il Governo trovi al più presto soluzioni per un piano straordinario di promozione del Made in Italy, dopo che il progetto non ha trovato le coperture nella manovra varata dal Governo. Questa la richiesta di Squinzi, che continua: «Il decreto Sblocca Italia aveva previsto un piano per la promozione straordinaria del Made in Italy, un progetto da noi ampiamente condiviso ma la proposta non ha trovato le coperture nella legge di Stabilità - ha dichiarato Squinzi - stiamo così manifestando al governo le nostre preoccupazioni per una scelta che non comprendiamo e stiamo insistendo affinchè vengano individuate soluzioni diverse al più presto». «Il valore della manovra è nel nuovo modello proposto che dovrebbe portare a uscire dalla spirale recessiva e a dare nuova fiducia - ha concluso Squinzi - questo accade solo con il rilancio degli investimenti e scelte come questa certo non aiuta». La leva finanziaria, ha sottolineato Squinzi, «rappresenta ancora un limite che frena possibili sviluppi». «Se ragioniamo in termine di nicchie di mercato e di pmi, che hanno tutte le potenzialità per competervi - ha proseguito - è fortemente sentita l'esigenza di una Export Banca che sorregga le operazioni per importi inferiori al milione di euro». Squinzi ha infine evidenziato come «ancora troppe poche» imprese italiano esportano: su un totale di quasi 4 milioni di imprese registrate, gli esportatori abituali nel 2013 sono stati poco più di 50mila. «Secondo recenti studi e analisi - ha detto - sarebbero circa 75mila le imprese potenzialmente esportatrici, che ancora non esportano, in larga parte proprio per le difficoltà strutturali del sistema di supporto, a partire dal sostegno finanziario ai servizi collegati alla scelta di aprire nuovi mercati».

COME USCIRE DALLA CRISI? UNA DOMANDA ANCORA SENZA RISPOSTA - Il tema del rilancio economico «è al centro di gran parte del confronto politico e sociale ma non è ancora ben chiara la via operativa per uscire da una crisi che ha messo e mette ancora a dura prova l'economia e gli equilibri del nostro Paese», continua Giorgio Squinzi, nel corso del suo intervento all'assemblea di Anima.«L'instabilità che ha caratterizzato la politica italiana dell'ultimo decennio non ha sicuramente favorito un piano di rilancio che andasse incontro alle difficoltà crescenti del sistema produttivo, in particolare delle pmi, cuore pulsante della nostra economia, dell'occupazione e dell'intero tessuto socio economico italiano - ha proseguito Squinzi - Ora siamo in una fase nuova che meglio dovrebbe rispondere alle necessità, sempre più impellenti, del Paese. [...] L'approvazione e l'applicazione rapida delle riforma del mercato del lavoro, la finalizzazione delle riforme istituzionali, della PA come della giustizia, sono azioni che indicano il cambio di passo di questo esecutivo», ha concluso Squinzi.

VIA LL'IRAP DAI CAPANNONI - Nella legge di stabilità «l'importanza dell'eliminazone del costo del lavoro dall'imponibile Irap è assolutamente straordinaria ma non va dimenticato che resta da intervenire sul prelievo fiscale sui beni strumenti all'attività aziendale (capannoni, impianti) che noi riteniamo una scelta dannosa alla volontà di intrapresa», continua ancora Squinzi, sottolineando: «In un paese moderno il sistema fiscale deve incentivare l'espansione del perimetro di impresa, non comportarsi come il suo freno più rigido».

BENE IL CAPITALISMO STRANIERO - E' «decisamente positivo» il contributo degli investimenti diretti esteri in Italia, ha sottolineato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso del suo intervento all'assemblea di Anima. «Troppo spesso ho sentito dire e ho letto critiche nei confronti di colleghi imprenditori che decidono di aprirsi al capitale straniero che, come evidenza un recente studio di Prometeia, viene percepito come un sintomo di resa del sistema produttivo - ha dichiarato - Pochi considerano che il contributo degli investimenti diretti esteri in Italia è decisamente positivo". Analizzando 500 acquisizioni estere effettuate dalla fine degli anni '90 fino gli anni successivi alla crisi, ha evidenziato Squinzi, il fatturato è cresciuto del 2,8%, la produttività dell'1,4% e l'occupazione del 2% rispetto a un campione analogo di imprese italiane. "Se specializzazione, dimensione, controllo famigliare sono stati fondamentali nel costruire quello che oggi è riconosciuto come Made in Italy nel mondo - ha concluso il presidente di Confindustria - i risultati post acquisizione raccontano come gli stessi elementi hanno forza sufficiente per uscire valorizzati e non penalizzati dopo l'ingresso di nuovi investitori».