24 ottobre 2020
Aggiornato 05:00
Riforma del lavoro

In Germania il reintegro non c'è

In Germania il reintegro è previsto dalla legge, ma in realtà si usa poco (anzi pochissimo). Nessun contenzioso di questo tipo finisce davanti alla legge, perché le dispute tra dipendente e datore di lavoro si risolvono al 90% dei casi con l'arbitrato. A spiegarlo è Andrea Nahles, nell'ambito della giornata dedicata al «Dialogo italo-tedesco sulla disoccupazione giovanile».

ROMA - In Germania il reintegro è previsto dalla legge, ma in realtà si usa poco (anzi pochissimo). Nessun contenzioso di questo tipo finisce davanti alla legge, perché le dispute tra dipendente e datore di lavoro si risolvono al 90% dei casi con l'arbitrato. A spiegarlo è Andrea Nahles, nell'ambito della giornata dedicata al «Dialogo italo-tedesco sulla disoccupazione giovanile».

IN GERMANIA IL REINTEGRO E' MOLTO RARO - «Se qualcuno viene licenziato in Germania può andare in tribunale. Di solito si finisce con il patteggiamento che può portare al reintegro o ad un'indennizzo. Il reintegro non c'è mai necessariamente per legge, è una possibilità. Comunque il 10% scarso finisce in tribunale. Nella restante parte dei casi c'è l'arbitrato, nell'ambito del quale si trova un accordo tra lavoratore e datore di lavoro», ha spiegato Nahles.

IL MINISTRO DEL LAVORO TEDESCO: TIFO PER RENZI - "Voglio esprimere rispetto e ammirazione per l'impegno riformatore del governo italiano. E' incredibile vedere quanti sforzi sono stati già avviati. Sono sicura che si riusciranno a raggiungere grandi obiettivi». Così la ministra del Lavoro e degli Affari sociali tedesca, Andrea Nahles, durante la conferenza stampa congiunta con il ministro Giuliano Poletti.

POLETTI: L'INCERTEZZA E' IL DRAMMA DELL'ITALIA - "Uno dei drammatici problemi dell'Italia è l'incertezza: l'impresa deve sapere, prima che lo stabilisca il magistrato, quali sono le regole». Ad affermarlo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla giornata "Dialogo italo-tedesco sull'occupazione giovanile. «Il nostro Paese ha bisogno di grande semplificazione e molta certezza nel mercato del lavoro» mentre «il nostro sistema è complesso e incerto e disincentiva gli investimenti condizione fondamentale per la crescita", ha detto il ministro.

CAMBIEREMO IL PAESE - «Quando uno decide di cambiare è sempre il giorno giusto per farlo. Noi abbiamo deciso di farlo e lo faremo». Afferma ancora il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a proposito della riforma del mercato del lavoro. «Noi - ha proseguito Poletti durante il convegno "Dialogo italo-tedesco sull'occupazione giovanile" alla presenza del suo omologo Andrea Nahles - vogliamo lavorare nella direzione di uno spostamento radicale verso le politiche attive" e "consentire l'allargamento delle tutele in modo che tutti i lavoratori abbiano tutele analoghe».

ANDIAMO AVANTI CON L'ART.18 - Il governo si appresta al riordino delle forme contrattuali così come indicato dalla delega sul lavoro e lo farà con l'obiettivo di costruire "un insieme armonico" delle diverse tipologie di contratto. Ad affermarlo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il quale ha risposto così a chi chiedeva se dunque, come annunciato dal premier Matteo Renzi, l'idea è quella di abolire i co.co.pro.. E le forme di lavoro precario. Poletti ha spiegato che l'intenzione è quella di procedere con una «analisi puntuale di tutte le tipologie contrattuali e terremo quelle che sono coerenti con una organizzazione più semplice del mercato del lavoro. Quindi - ha tenuto a sottolineare a margine di un convegno sull'occupazione - dipenderà anche dalle modifiche che faremo alle diverse tipologie contrattuali, ad esempio il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e costruiremo un insieme armonico e forme contrattuali saranno sostituite, abolite o semplificate proprio all'interno di questo disegno».