14 maggio 2021
Aggiornato 02:30
Mercato del gas

Sofia blocca di nuovo il South Stream

Il ministero dell'Economia e dell'Energia bulgaro ha sospeso i lavori sul progetto del gasdotto, comprese le delibere dei nuovi trattati, finché non saranno in conformità con la legislazione europea. Lo rende noto la tedesca Deutsche Welle.

MOSCA - La Bulgaria blocca di nuovo il South Stream. Il ministero dell'Economia e dell'Energia bulgaro ha sospeso i lavori sul progetto del gasdotto, comprese le delibere dei nuovi trattati, finché non saranno in conformità con la legislazione europea. Lo rende noto la tedesca Deutsche Welle. Il ministro dell'Economia e dell'Energia Vasil ?tonov, in una lettera indirizzata alla holding dell'energia bulgara, ha ordinato la sospensione di tutte le attività per la realizzazione del progetto, compresa l'assegnazione degli appalti per il «South Stream».

Tuttavia c'è un interesse maggiore per il South Stream da parte di Sofia di quello che si potrebbe pensare. Se è vero che la Bulgaria è davvero uno dei principali ostacoli alla costruzione della via sud del metano russo verso l'Europa, voluta da Vladimir Putin, ci sono nuove prospettive e condizioni che potrebbero sbloccare, almeno in parte, il progetto destinato a bypassare l'Ucraina.

La costruzione del gasdotto potrebbe andare bene a Sofia se sarà garantita anche la possibilità di trasporto del gas bulgaro scoperto sulla piattaforma continentale del Mar Nero, secondo Ekaterina Zakharieva, vice premier bulgaro con delega per gli Affari economici. Attualmente il giacimento Khan Asparukh della zona bulgara del Mar Nero è curato dal gruppo francese Total, dall'austriaca Omv e dalla spagnola Repsol.

Secondo le parole di Zakharieva, il collegamento al gasdotto delle risorse bulgare rispetterebbe la principale condizione posta dall'Ue nell'ambito del Terzo pacchetto energia, secondo cui anche altre compagnie devono avere accesso al gasdotto. La vicepremier ha sottolineato che una delle trasgressioni rilevate dalla Commissione Europea è la mancata trasparenza e la indeterminatezza della procedura delle gare, in seguito alle quali la Russia ha ottenuto quest'anno il diritto di realizzare il tratto bulgaro del gasdotto.

Zakharieva ha detto che il risultato delle nuove gare, per la determinazione del costruttore del gasdotto nel territorio della Bulgaria, sarà accettato solo con il consenso di Bruxelles.

La dichiarazione di Zakharieva va comunque considerata nel contesto di quantità industriali di estrazione degli idrocarburi per ora solo teoriche. Due anni fa specialisti austriaci hanno dimostrato la presenza di risorse di petrolio entro i confini della piattaforma continentale romena. In questo momento le zone marittime di Ucraina, Bulgaria e altri paesi del bacino del Mar Nero vengono scrupolosamente esaminate e i risultati sono promettenti. La zona bulgara sarà esaminata solo nel 2016. Se ne occuperà il gruppo francese Total.

Malgrado il South Stream sia molto vantaggioso per la Bulgaria, Sofia preferisce non entrare in conflitto con Bruxelles. E nonostante i rapporti di buon vicinato con la Russia, difficilmente le idee del nuovo governo tecnico del paese potranno fare qualcosa di dirimente per un progetto di grande portata economica, ma soprattutto politica.

Il reclamo principale dei funzionari europei è che, in base al diritto, il fornitore di energia, in questo caso Gazprom, non deve avere il diritto di controllare l'accesso alle tubazioni. La legislazione Ue impone infatti la separazione dei fornitori di gas, trasporti e aziende di distribuzione, libero accesso di terzi alle infrastrutture dei trasporti, il concorso per i contratti.