25 febbraio 2024
Aggiornato 13:30
Bankitalia, Convegno in via Nazionale

Draghi: «La salvezza dell'Italia dipende dagli italiani»

Il Governatore della Banca d'Italia: «E' una tentazione atavica aspettare la salvezza da un esercito d'oltralpe. Rafforzare l'Italia in Europa. Aggredire il problema della crescita o risanamento a rischio»

ROMA - La salvezza dell'Italia dipende dagli italiani e sarebbe una «tragica illusione» pensare che i problemi possano essere risolti da altri. Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aprendo un convegno in Via Nazionale. «È importante - ha detto - che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell'economia italiana possono venire solo dagli italiani».

«Una tragica illusione attendere un esercito d'oltralpe» - «Una nostra tentazione atavica - ha spiegato il futuro presidente della Bce - ricordata da Alessandro Manzoni, è di attendere che un esercito d'oltralpe risolva i nostri problemi. Come in altri momenti della nostra storia, oggi non è così. È importante che tutti i cittadini ne siano consapevoli. Sarebbe una tragica illusione - ha evidenziato - pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi».
«Per due ragioni - ha sottolineato Draghi - la prima è che il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita non sono un'imposizione esterna, sono problemi che vanno risolti soprattutto a beneficio dell'Italia. È un dovere verso i giovani e verso noi stessi».
«La seconda ragione - ha aggiunto il governatore - è che la cooperazione europea, mai come oggi indispensabile, si basa giustamente sull'assunto che ciascun membro faccia la propria parte. Solo i paesi che si assumono le proprie responsabilità, quelle dell'Italia sono oggi particolarmente rilevanti, e che mantengono con rigore gli impegni presi sono partner credibili, a maggior ragione - ha concluso - nella fase di ulteriore integrazione e condivisione di doveri che si prospetta per l'Unione europea».

«Rafforzare l'Italia in Europa» - L'Italia deve rafforzare la sua posizione in Europa, restando fedele alla scelta europeista dei «padri», le classi dirigenti postbelliche. «Restare oggi fedeli alla scelta dei nostri padri - ha sottolineato Draghi - rafforzare la nostra posizione in Europa, significa imprimere un forte impulso alla crescita, ridurre drasticamente il debito pubblico».
«Le classi dirigenti postbelliche - ha spiegato il futuro presidente della Bce - in condizioni economiche e sociali tra le più difficili mai affrontate dal paese, impegnarono con decisione l'Italia nel processo di integrazione internazionale ed europea. La loro lungimiranza e il loro coraggio politico - ha concluso - rappresentano, insieme alla riconquistata democrazia, uno dei pilastri su cui si è fondata la mirabile crescita economica e civile della nazione».

«Aggredire il problema della crescita o risanamento a rischio» - Aggredire il problema della crescita economica per non mettere a rischio il risanamento dei conti pubblici. «Gli interventi realizzati nella scorsa estate - ha affermato Draghi - avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita - ha aggiunto - lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio».
«Abbiamo più volte indicato - ha spiegato il futuro presidente della Bce - gli interventi necessari in ambiti essenziali per la crescita come la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale».
«L'obiettivo di rilanciare la crescita - ha aggiunto Draghi - è finalmente oggi largamente condiviso, ma l'adozione delle misure necessarie si è finora scontrata con difficoltà apparentemente insormontabili. Eppure - ha concluso - sia la storia sia gli elementi positivi che oggi pur si colgono nel paese mostrano che esso non è al di sopra delle nostre possibilità».

I veti bloccano la crescita, rompere circolo vizioso - I veti incrociati ostacolano le misure per la crescita e la politica ha quindi il compito di rompere questo «circolo vizioso». Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, secondo cui «è compito insostituibile della politica trovare il modo di rompere questo circolo vizioso prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita».
«Nella Venezia del Seicento o nell'Amsterdam del Settecento - ha spiegato il governatore - società ancora ricche, a una lunga stagione di grande dinamismo era seguito l'affievolirsi dell'impegno a competere, a innovare. Gli sforzi prima diretti al perseguimento della crescita furono indirizzati alla difesa dei piccoli o grandi privilegi acquisiti da gruppi sociali organizzati».
«In un'economia che ristagna - ha aggiunto il futuro presidente della Bce - si rafforzano sempre i meccanismi di difesa e di promozione degli interessi particolaristici. Si formano robuste coalizioni distributive, più dotate di poteri di veto che di capacità realizzativa. Il rafforzamento di tali coalizioni - ha concluso Draghi - rende a sua volta sempre più difficile realizzare misure innovative a favore della crescita».