20 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Vertice ECOFIN di Wroclaw

Conti pubblici, l'Europa temporeggia sulla Grecia ma va avanti sulle regole

Passo in avanti sul rafforzamento delle regole sulla disciplina di bilancio. Tremonti: «Molto dipenderà dalle decisioni della Germania». Berlino ferma su no a eurobond. Rehn: senza governance è spazzatura

WROCLAW - Ha almeno segnato un cruciale passo in avanti sul rafforzamento delle regole sulla disciplina di bilancio il vertice informale tra responsabili economici dell'Unione europea che si è chiuso oggi a Wroclaw, sotto la presidenza di turno ora della Polonia. Perché per il resto le riunioni tra ministri e banchieri centrali, intense soprattutto nella giornata di venerdì, sono state contrassegnate dalle divisioni, vere o presunte, sia in seno alla stessa Ue sia tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti.

Un vertice chiuso in anticipo, quasi con un fuggi fuggi per evitare che le delegazioni in uscita rischiassero di restare bloccate dalla manifestazione convocata da vari sindacati europei, contro l'ondata di austerità di bilancio e a tutela dei diritti collettivi. «Era un Ecofin informale, di quelli che servono a discutere e non a decidere», ha spiegato a fine lavori il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. «In questo momento molto dipende dalla Germania, dalle decisioni e dalle posizioni che assumerà nei prossimi giorni».

Il caso greco - Il riferimento potrebbe essere sulle decisioni in merito al paese che resta l'epicentro della crisi debitoria europea: la Grecia, che nonostante sia relativamente piccola ormai appare il banco di prova sulla tenuta di tutta l'Unione valutaria. Il problema è che a differenza di Irlanda e Portogallo, Atene appare in ritardo sull'attuazione degli impegni che ha preso su risanamento dei conti e riforme economiche, come contropartite agli aiuti di Ue e Fondo monetario internazionale. Per questo l'Eurogruppo - che come di consueto si era riunito la mattina di venerdì prima dell'Ecofin - pur confermando la volontà di rafforzare i sistemi anti crisi, ha rinviato ad ottobre la decisione sul se versare o meno una nuova tranche si aiuti ai greci.

Atene rischia di tornare sotto pressione sui rifinanziamenti. Il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha lanciato ieri un appello dai toni drammatici ai suoi concittadini, avvertendo che se non si riuscirà ad operare la cura di bilancio le conseguenze potrebbero essere incontrollabili. Diversi paesi hanno resistenze sulla Grecia - dalla Finlandia che vuole più garanzie, all'Austria che non esclude una insolvenza, ai Paesi Bassi e la Slovaccia - ma è soprattutto la Germania, prima economia dell'area euro che sembra determinate. Se Berlino puntasse i piedi il sistema di aiuti salterebbe. Oggi il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble si è limitato a ribadire quanto detto ieri dall'Eurogruppo: il verdetto dipenderà dalle valutazioni dei tecnici Ue-Fmi sui compiti che Atene deve portare avanti.

Berlino ferma su no a eurobond. Rehn: senza governance è spazzatura - Ma le posizioni dalla Germania cui si riferiva Tremonti potrebbero anche essere quelle a riguardo di un'altra questione in ballo, gli eurobond, sui cui il vice cancelliere Philipp Roesler, in una recente visita a Roma, ha appena ribadito la totale contrarietà di Berlino. Una proposta lanciata da tempo dall'Italia, che ha poi trovato l'appoggio di diversi paesi e del presidente dell'Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker. La commissione europea sta elaborando delle proposte sul tema e in autunno presenterà una relazione tecnica di fattibilità degli eurobond, come base di discussione. A Wroclaw il responsabile degli affari economici, Olli Rehn ha chiarito quale sia secondo lui il prerequisito chiave: «senza regole di governance più rigorose gli eurobond sarebbero solo titoli spazzatura».
Ma almeno su questo versante, venerdì all'Ecofin si è registrato uno scatto sul rafforzamento del patto di Stabilità e di Crescita, in base ad una mediazione della presidenza polacca tra governi e Parlamento europeo. Oltre a sanzioni semiautomatiche a carico di chi sgarra i parametri chiave sul bilancio pubblico, prevede anche una procedura più rigorosa sui richiami preventivi che la stessa commissione può avanzare a carico dei paesi ritenuti a rischio. Il Parlamento europeo dovrebbe approvare questa riforma entro fine mese.

Trichet glissa su divisioni con governi: «Non ho capito Geithner» - Al vertice di Wroclaw si è ripetutamente sentita anche la parola «divisioni». La circostanza più sgradevole è stata quella in cui a pronunciarla è stato il segretario di Stato al Tesoro americano, Timothy Geithner, che dopo essersi fatto invitare agli incontri (fatto del tutto inusuale) ha parlato di dannose divisioni tra governi dell'area euro e Bce. Interpellato sulla questione, oggi il presidente Jean-Claude Trichet ha glissato, rispondendo alle richieste di commenti: «non ho ben capito cosa volesse dire Geithner».

Più duro era stato ieri Juncker. A fronte delle richieste avanzate dall'americano per aumentare la mole del Fondo anti crisi europeo, ha risposto seccamente «non discutiamo la dotazione del Fondo con paesi che non fanno parte dell'eurozona».
Peraltro sia Juncker che Schaeuble non hanno mancato di sottolineare come con Geithner si sia convenuto che ci sono problemi di bilancio da correggere «da entrambe le sponde dell'Atlantico». E oggi Trichet ha ricordato come l'Europa viva il «paradosso» di avere dei dati migliori di Usa e Giappone come insieme, con un deficit-Pil più basso, ma di subire tensioni a causa «degli errori che sono stati commessi a livello di singoli paesi, che comunque sono stati corretti».
Le divisioni che l'Europa ammette, tramite le parole del vulcanico ministro delle Finanze polacco, Jacek Rostowski sono sulla controversa tassa sulle transazioni finanziarie. «L'Ue è molto divisa - ha affermato - non ci sta consensus». Non ha usato giri di parole e questo sembra aver in qualche modo messo a disagio il commissario europeo agli affari interni, il francese Michel Barnier, presenta a sua volta in conferenza stampa La proposta è di Francia e Germania. «Non c'è ancora una posizione comune - si è limato ad ammettere Barnier - ma la discussione è appena iniziata. Ad ogni modo è una tassa politicamente giusta e economicamente praticabile».
Le divisioni vere o presunte dell'Ecofin hanno però suscitato «l'indignazione» dell'ex presidente della Commissione, Jacques Delors. Soprattutto il rinvio delle decisioni sulla Grecia, che rischia di rimettere sotto tensione tutta l'area euro. «Vuol dire - ha detto Delors alla radio Rtl - che 17 ministri su una nave in tempesta si sono messi a litigare in base a piccoli calcoli. E' una vergogna». Non è stato l'unico a protestare: nelle strade di Wroclaw alcune migliaia di persone hanno sfilato chiedendo «di scegliere la solidarietà invece di lasciare che a comandare siano agenzie di rating e mercati». Tra loro anche i cuochi e i marittimi dello storico sindacato polacco Soplidarnosc, ma era una iniziativa voluta da sigle di vari paesi europei.