13 giugno 2024
Aggiornato 05:30
La crisi dei debiti sovrani

Draghi: «La BCE potrebbe smettere di acquistare titoli di Stato»

Il Governatore della Banca d'Italia: «I Governi nazionali si assumano responsabilità sui debiti. Pronte per il G20 riforme Sifi e banche ombra»

PARIGI - La crisi sui debiti pubblici è la sfida più importante con cui si stanno confrontando le autorità europee ed è giunto il momento che i governi «si assumano le loro responsabilità, agendo rapidamente» per risolverla. Lo ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e prossimo presidente della Bce intervenendo a un convegno a Parigi. La Bce sta facendo pienamente la sua parte, ha aggiunto, garantendo rifinanziamenti supplementari al mercato e con la riattivazione del suo programma di acquisti di titoli di Stato.
«Oggi la nuova escalation della crisi sui debiti pubblici - ha detto Draghi - che si è estesa ai paesi centrali dell'area euro, e i suoi effetti nefasti sul settore finanziario, sono la sfida più importante con cui si stanno confrontando i policy maker europei».

«Governi non diano per scontati gli acquisti di bond daella BCE» - I governi dell'area euro «non devono dare per scontato» il programma di acquisti di titoli di Stato della Bce, ha avvertito oggi il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. «Non può essere utilizzato per eludere i principi di disciplina di bilancio».

«Prioritario risanare i conti» - La bacchetta magica non esiste, ma accanto al risanamento dei conti pubblici è prioritario sostenere la crescita economica, soprattutto nei paesi più deboli. «Altrettanto essenziali - ha detto Draghi - sono le politiche per promuovere la crescita. Non esiste la bacchetta magica per farlo.
Tuttavia, nell'area dell'euro e in particolare in alcuni paesi in cui la performance di crescita è particolarmente bassa, il potenziale per l'attuazione delle riforme strutturali invocato per anni è molto ampio».
Secondo Draghi sono necessari «pacchetti credibili e coerenti che comportano un impegno politico ampio per rafforzare la competitività e l'occupazione sulla base di strategie condivise, per rafforzare il mercato unico», in particolare procedendo con l'integrazione e la liberalizzazione del settore dei servizi e «per aumentare l'efficienza della pubblica amministrazioni.
Il governatore della Banca d'Italia ha poi osservato: «anche se tali riforme strutturali potrebbero richiedere del tempo per dispiegare il loro pieno effetto, non dobbiamo sottovalutare l'impatto che un programma ben studiato potrebbe avere sulla fiducia e sulle aspettative, creando così le condizioni per un incremento immediato della domanda e dell'attività».

«Rafforzare la crescita economica» - Nel frattempo «altrettanto essenziali» sono le misure per rafforzare le capacità di crescita economica dei paesi. «Non esiste una bacchetta magica», ha proseguito Draghi, tuttavia «nell'area dell'euro e in particolare in alcuni paesi in cui le performance di crescita sono state particolarmente basse, è molto ampio il potenziale per l'attuazione delle riforme strutturali invocate per anni». Servono «pacchetti credibili e coerenti» per rafforzare competitività e occupazione, basate su un consenso politico ampio e su strategie condivise, anche puntando a rafforzare il mercato unico, in particolare procedendo con l'integrazione e la liberalizzazione del settore dei servizi e «per aumentare l'efficienza della pubblica amministrazioni.

Riforme della finanza globale - Infine bisogna completare il lavoro portato avanti a livello di tutto il G20 sulle riforme della finanza globale, in cui in prima linea vi è il Financial Stability Board presieduto dallo stesso Draghi. Approvata la riforma globale del settore bancario, quella battezzata Basilea 3, restano due grandi capitoli da affrontare.
Il primo è quello di regole specifiche per le banche e le istituzioni finanziarie più grandi, quelle comunemente ritenute troppo gradi per poter esser lasciate fallire e che invece devono operare in un contesto di regole in cui anche essere possano fallire, ma senza mandare in crisi l'intero sistema (come accaduto nel 2008 con Lehman Brothers). L'altro capitolo è quello del «sistema bancario ombra» e delle «zone grige» che si creano negli spazi tra settori regolamentati e non.