25 febbraio 2020
Aggiornato 14:00
Cinema | Festival di Roma 2012

Favola e anni di Piombo in «La scoperta dell'alba»

Susanna Nicchiarelli, regista di «Cosmonauta», ha presentato il suo secondo film «La scoperta dell'alba» in concorso nella sezione Prospettive Italia al Festival Internazionale del Film di Roma e ha spiegato di aver messo molto di se' e dei suoi ricordi di quegli anni, tra immagini, voci e senso incombente di pericolo, in quest'opera seconda tratta dal romanzo omonimo di Walter Weltroni

ROMA - Un viaggio indietro nel tempo per cercare di cambiare le cose o indagare sulla verità, una storia fantastica ma allo stesso tempo il racconto dei primi anni '80, degli attentati e del clima di paura. Susanna Nicchiarelli, regista di «Cosmonauta», ha presentato il suo secondo film «La scoperta dell'alba» in concorso nella sezione Prospettive Italia al Festival Internazionale del Film di Roma e ha spiegato di aver messo molto di se' e dei suoi ricordi di quegli anni, tra immagini, voci e senso incombente di pericolo, in quest'opera seconda tratta dal romanzo omonimo di Walter Weltroni.

Il film, nelle sale il 10 gennaio con Fandango e Rai Cinema, racconta la storia di due sorelle, Caterina (Margherita Buy) e Barbara (interpretata dalla stessa regista), bambine all'epoca della scomparsa del padre subito dopo l'uccisione dell'amico professore universitario da parte delle Br. Siamo nel 1981 e all'improvviso ritroviamo le due sorelle trent'anni dopo, nel giorno dell'anniversario della sparizione di quel padre mai tornato. La messa in vendita della casetta al mare di famiglia, piena di ricordi, è l'occasione per ripensare a quella ferita mai rimarginata. E quando Caterina trova un vecchio telefono a rotella, alza la cornetta e per gioco compone il numero di casa sua, dove abitava da piccola in città. Il fenomeno è inspiegabile, perché la linea è staccata da anni, ma dall'altra parte risponde la voce di una bambina, che è lei a dodici anni, poco prima della scomparsa del papà. Forse il destino le ha dato una chance di cambiare le cose e di scoprire la verità su cosa davvero è accaduto.

NICCHIARELLI - «Ero da tempo alla ricerca di un soggetto fantastico, cercavo un genere alla Spielberg anni '80 o tipo 'Ai confini della realtà' - ha raccontato la Nicchiarelli - poi Domenico Procacci mi ha suggerito il libro di Veltroni e ne sono rimasta colpita. L'ho cambiato in alcune cose per renderlo più mio, già con il personaggio protagonista donna e la famiglia atipica formata da Margherita Buy e dal fidanzato Sergio Rubini, Veltroni ha letto la sceneggiatura e gli è piaciuta molto».
«Alcuni elementi del libro erano troppo tristi - ha aggiunto la regista - rifacendomi al cinema fantastico avevo bisogno anche della leggerezza e dell'ironia».

RUBINI - «Bisogna fare i conti con la nostra storia - ha detto Rubini - il fatto che sia una giovane donna a raccontarla è interessante». E la Nicchiarelli ha concluso: «Quell'epoca è una ferita ancora aperta, io ho voluto parlare dei primi anni '80 quando stava iniziando il cambiamento perché sono quelli che ricordo. Non offro risposte né espongo teorie, ma parlo della necessità di rielaborazione di quel periodo: quella telefonata del film insomma andava fatta».